Scadrà il 15 luglio prossimo la proroga dell’incarico dell’avvocato foggiano Raffaele di Mauro - consigliere comunale di Forza Italia a Foggia, ex candidato sindaco del centrodestra ed ex coordinatore provinciale del partito azzurro – quale commissario straordinario del Parco nazionale del Gargano, in carica da luglio 2025 dopo la prima nomina da parte del ministro dell’ambiente Gilberto Pichetto Fratin. Intanto è stallo totale a Roma rispetto all’esame della proposta di nomina a presidente dell’operatore turistico di Rodi Garganico Vincenzo D’Errico. Lo scorso anno l’astuto presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, rispetto alla terna di nomi selezionati, espresse a sorpresa l’intesa col ministro su un altro nome, quello di D’Errico, ai danni del predestinato di Mauro. D’Errico, ex pentastellato, aveva anni prima seguito l’amico parlamentare Giorgio Lovecchio in Forza Italia. Ma dopo la mossa di Emiliano il partito azzurro gli chiede invano un passo indietro e D’Errico rispose facendo capire di tenere più all’incarico che a restare in FI. Da allora i forzisti non hanno smesso di lavorare, dietro le quinte, per sabotarne la nomina a presidente, un iter che prevede un esame parlamentare.
Il fascicolo relativo alla “proposta di nomina del dottor Vincenzo D'Errico a presidente dell'ente Parco nazionale del Gargano” non ha visto ancora né la convocazione dell’audizione dell’operatore turistico davanti alle commissioni ambiente parlamentari né i conseguenti pareri. E’ stato assegnato il 28 aprile scorso alle commissioni ambiente di Camera e Senato dal richiedente ministro Pichetto Fratin, con termine per l’espressione del parere fissato al 18 maggio. Ma da allora nulla è avvenuto. Come rivelato ieri su queste colonne, FI ha agito contro D’Errico segnalandone possibili conflitti di interessi, con una lettera al ministro Pichetto Fratin risalente già a ottobre scorso.
Vi si evidenzia che l’ipotesi di affidargli la presidenza del PNG contrasterebbe con la normativa in vigore su requisiti e conferimento di tale incarico. Insomma, non sarebbe soltanto inopportuno sul piano politico e amministrativo, ma riguarderebbe aspetti di legalità. La legge 6 dicembre 1991, n. 394 (Legge quadro sulle aree protette), all’articolo 9, disciplina la nomina dei presidenti degli enti Parco, imponendo che i candidati siano figure di comprovata esperienza e che garantiscano indipendenza e imparzialità nell’esercizio dell’incarico. Ebbene, stando a FI, D’Errico si troverebbe in una situazione di conflitti di interessi perché titolare o direttamente coinvolto nella gestione di alcune imprese operanti nel territorio del Parco: la prima è Luna srl, che vede l’80% della proprietà in mano a Vincenzo D’Errico e il restante 20% in mano alla moglie e amministratrice della società Veronica De Ninno; la seconda è Riviera srl (che richiama l’hotel Riviera situato a Rodi Garganico), che vede soci al 50% Vincenzo D’Errico e suo fratello Giancarlo D’Errico; poi c’è Gargano Hotels srl, col fratello Alessandro D’Errico al 33%, stessa quota dell’altro fratello Giancarlo D’Errico, mentre il 34% è della madre Antonietta Ciavarella, con Vincenzo D’Errico come consigliere della società.
Stando a chi ha segnalato tale situazione al ministro mesi fa, trattandosi di imprese operanti nel comparto turistico-ricettivo e nei servizi connessi alla fruizione del Parco (come alberghi, attività turistiche, collegamenti con le isole Tremiti), sono attive in ambiti che possono essere oggetto di regolamentazione, autorizzazione o vigilanza da parte dell’ente Parco, che D’Errico andrebbe a presiedere qualora si arrivasse alla sua nomina.
Peraltro, è evidenziato ancora, quando l’imprenditore si candidò lo scorso anno per guidare il PNG allegò un curriculum vitae in cui non risultano tali partecipazioni e incarichi, per FI omessi probabilmente proprio per evitare l’accusa di conflitto di interessi. Dunque l’eccezione sollevata è che ci siano cause di inconferibilità e incompatibilità ai sensi della legge, che vieta appunto il conferimento di incarichi di vertice in presenza di conflitti di interessi diretti o indiretti, anche derivanti da rapporti economici del coniuge o di familiari stretti. Inoltre, il Codice di comportamento dei dipendenti pubblici impone l’obbligo di astensione e neutralità non solo in caso di interessi personali ma anche di quelli che coinvolgono o prossimi congiunti o familiari.
Non è tutto: nella segnalazione si ricorda anche come la Costituzione, all’articolo 97, richieda che la pubblica amministrazione operi nel rispetto dei principi di imparzialità e buon andamento, principi che per costoro risulterebbero compromessi dalla coincidenza tra ruolo istituzionale e interessi economici diretti e indiretti. La giurisprudenza amministrativa ha più volte chiarito che il conflitto di interessi non richiede un vantaggio economico immediato, ma basta che sussista un interesse personale potenzialmente idoneo a condizionare l’imparzialità.
Ecco spiegato perché secondo FI D’Errico – trovandosi in conflitto di interessi (diretto e indiretto) - non può rivestire tale funzione. Da Roma trapela che la verosimile soluzione sarà impallinare D’Errico con pareri sfavorevoli delle commissioni ambiente di Camera e Senato, consentendo la successiva proposta di nomina di di Mauro.
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