Quasi tutte le opere d’arte più preziose di Capitanata non sono trafugabili: i ladri se ne facciano una ragione

Carattere
  • Più Piccolo Piccolo Medio Grande Più Grande
  • Predefinito Helvetica Segoe Georgia Times

Il clamoroso furto di Ferragosto di alcune opere di Antonello da Messina, proprio nel museo della sua città di origine, se non altro ha riproposto un tema apparentemente secondario: ci sono capolavori italiani esposti in luoghi non frequentati da un pubblico numericamente elevato, anche perché collocati in posti nei quali bisogna andarci praticamente apposta per loro: si pensi ai Bronzi di Riace a Reggio Calabria, la Vittoria Alata a Brescia, il Cristo Velato a Napoli, il Satiro Danzante a Mazara del Vallo, la Resurrezione di Piero della Francesca a Sansepolcro, tanto per citarne qualcuno. E in provincia di Foggia, quali potrebbero essere i “pezzi” di maggiore attrattiva per degli ipotetici ladri intenzionati a portare via oggetti per i quali varrebbe addirittura il rischio di rubarli? La carrellata sarebbe tutt’altro che breve, visto che di musei in Capitanata ce ne sono parecchi, alcuni noti, altri quasi sconosciuti, magari perché non in grado di produrre veri flussi generati dal patrimonio custodito non di prim’ordine. Su un teorico podio, sicuramente ci salirebbero i Grifoni di Ascoli Satriano, visibili nel polo museale del borgo dei Monti dauni che dentro contiene anche una sezione dedicata all’arte sacra riferita alla diocesi e un’altra archeologica di grande valore non solo storico artistico, ma anche prettamente didattica per chi vuole capire meglio il ricco, anche materialmente, passato della Daunia.  A ogni modo, il complesso dei Grifoni rappresenta una straordinaria testimonianza del passato del territorio, magnifica scultura in marmo policromo del IV secolo avanti Cristo, raffigurante due grifi che azzannano una cerbiatta. La loro ammirazione giunge al termine di un percorso allestito nell’ex monastero agostiniano risalente al XIII secolo, circondati da anfore e materiale funebre di una ricca tomba dauna principesca. Alto 95 centimetri e lungo 148, il rarissimo manufatto comporterebbe però qualche problema logistico concreto, perché il suo peso di alcuni quintali renderebbe complessa l’asportazione e poco agevole il trasporto, a meno che non tornino a essere letteralmente spaccati a martellate, così come fecero i tombaroli che li scoprirono a metà degli anni 70, visto che l’opera tutta intera non entrava (sic) nel bagaglio dell’auto con cui erano arrivati a prenderla. Trafugati ed esportati illegalmente tramite un noto trafficante, finirono al Getty Museum negli Stati Uniti, prima di essere restituiti all'Italia una ventina di anni fa.

Rimanendo sui Monti dauni, un occhio esperto sarebbe indirizzato anche a Troia, nel Museo del Tesoro della Cattedrale, altro luogo quasi nascosto ma contenente materiale unico nel suo genere, specie di arte sacra in argento, tra calici, pissidi, croci e il grande ciborio, senza contare i busti dei cinque Santi Patroni (Urbano, Ponziano, Eleuterio, Secondino e Anastasio). Ma i veri “pezzi forti”, sarebbe il caso di dire, sono i tre Exultet, rotoli di pergamena miniata dell'XI e XII secolo, di varie lunghezze, dai 2 agli oltre 6 metri, preservati da speciali teche che garantiscono umidità e temperatura adeguate. Basti un dato per far capire meglio: al mondo ne sono rimasti meno di trenta. Utilizzati in antichità per aprire la celebrazione della notte di Pasqua, riportano testi sacri alternati a immagini volutamente capovolte, perché a favore del popolo quando il diacono li srotolava dal pulpito mentre cantava il preconio.

Andando in giro per la provincia, pensando soprattutto a reperti che possano caratterizzare direttamente il territorio, è facile spostarsi mentalmente a Manfredonia, con le stele daunie, lastre in pietra calcarea scolpite su entrambe le facce tra la metà del VII e il VI secolo avanti Cristo e conservate nel Museo Nazionale Archeologico ricavato nel castello svevo-angioino. Pure in questo caso, è la logistica il primo antifurto, perché si tratta di oltre duemila esemplari che rappresentano una delle testimonianze d'arte pre-romana più importanti d'Italia. Inevitabile, infine, risalire verso Lucera che di musei ne conta due, quello diocesano e l’altro comunale. In quest’ultimo la protagonista è certamente Proserpina, con il suo busto risalente al II secondo avanti Cristo, testimonianza fittile dello straordinario periodo che la città ha attraversato in epoca romana, che oltre all’anfiteatro contava anche un antico tempo di Giunone Lacinia, alla sommità del Colle Belvedere dove la terracotta è stata ritrovata. Una sua foto è finita per ben due volte in collezioni filateliche italiane.

Ma se un ladro la volesse rubare in questi giorni, non potrebbe nemmeno in questo caso, perché semplicemente non c’è. Da un anno e mezzo, infatti, è in Cina, assieme a una testa di Ercole e a una lastra di pietra a rilievo rappresentante una figura bucolica (assicurati per un totale di 700 mila euro), parte integrante di una mostra itinerante promossa dalla Soprintendenza dal titolo “The Gifts of the Gods. Apulia felix among Greeks, Indigenous and Romans”, con la quale sono esposte nei più grandi musei del Paese asiatico 114 opere di tutta la Puglia. Non ci si meravigli, però, se il pezzo più importante di tutti è anche quello più invisibile, anche materialmente, l’elemento di maggior pregio del cosiddetto “Tesoro di Santa Maria Patrona”, composto da numerosi ori, argenti, pietre e monili donati alla Vergine nel corso dei ultimi secoli, senza contare le Chiavi della Città e le due corone della statua, per l’Assunta e il Bambino. La collezione parte proprio da Carlo II d’Angiò che fece confezionare un diadema palmato tempestato di diamanti, il cui valore inestimabile venne certificato nel 2006 direttamente dal Dipartimento di Geomineralogia dell'Università di Bari. Quel gioiello è “previsto” nella mano destra dell’icona mariana ma ormai è scomparso dalla vista del pubblico, perché da anni viene mostrata una copia fedele, dopo la grande esposizione del 2006 proprio nel museo diocesano che conta anche centinaia di reliquiari e uno particolarissimo, a forma di pisside, del XIII secolo.

Per dare un’idea ancora più precisa, il giglio angioino è custodito, assieme a tutto il resto, in un caveau del palazzo vescovile, la cui precisa collocazione è nota a non più di cinque persone in tutto. Anche le attuali Chiavi “feriali” (quelle tenute al braccio della statua trecentesca da settembre a luglio) hanno una storia quasi da film, perché una trentina di anni fa vennero “individuate” su una bancarella di un rigattiere da un architetto lucerino che si trovava a Roma casualmente di passaggio. Il suo occhio esperto capì subito che si trattava di qualcosa di rubato, anche sulla base dei suoi ricordi fotografici di immagini antiche, e il suo allarme telefonico arrivò nel giro di poche ore fino ai carabinieri del Reparto Tutela Patrimonio Culturale. I militari organizzarono immediatamente un blitz permise di recuperarle e restituirle alla legittima “proprietaria”. Quelle invece “consegnate” durante la cerimonia suggestiva del 14 agosto, invece, fanno parte del corredo che comprende anche le due corone. In quella della Madonna è stato incastonato proprio nel 2006 nella parte anteriore un radioso e magnifico anello tempestato di smeraldi e brillanti, donato da una devota che ha voluto accrescere il “patrimonio” di Santa Maria come segno di riconoscenza personale, peraltro valutato come un gioiello di grande arte orafa e gemmologica.

   banner whatsapp canale 700

 

testatina dillo al direttore WEB

 

Migliora la tua esperienza: installa la nostra app ora!

Ottieni accesso immediato alla nostra app installandola sul tuo dispositivo iOS!
È sufficiente toccare il pulsante Share (condividi) in basso allo schermo,
poi selezionare Add to Home Screen (Aggiungi alla schermata Home).
Segui le istruzioni per aggiungere l'icona della nostra app alla schermata Home per un accesso rapido e facile.
Goditi una navigazione senza interruzioni e rimani connesso ovunque tu vada!

× Installa l'app Web
Mobile Phone
Offline: nessuna connessione Internet
Offline: nessuna connessione Internet