Ristorazione a Vieste, Vescera scommette sulla zona del faro. Il successo dell’Isola (e di Elisabetta Mondo)

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Vieste, la regina del turismo garganico, nell’estate 2026 ha registrato alcune novità nel comparto della ristorazione. Leonardo Vescera, chef e patron dello storico ristorante Il Capriccio, ha aperto il nuovissimo Il Capriccio al faro, situato proprio di fronte all’isolotto di Sant’Eufemia. Sushi e non solo, in una location assai diversa da quella del porto turistico e su cui Vescera scommette parecchio. Al momento il viestano garantisce che resterà operativa anche la sede nel Marina, che appare da un po’ in fase calante e dove lo si può trovare a pranzo. Nei giorni scorsi ha suscitato un ampio dibattito l’ammissione, da parte di Vescera, del periodo negativo per i ristoranti per una sensibile riduzione di potere d’acquisto e presenze, ma già nel 2023 a l’Attacco aveva lamentato i danni arrecati, a suo dire, dal netto ridimensionamento dei consumi. Vescera avrebbe intuito le potenzialità della zona del faro, dove oggi già accoglie la clientela a cena. C’è chi ritiene la decisione di spostarsi strategica e collegata alla futura apertura presso il faro – si dice il prossimo anno - da parte dell’imprenditore di origini viestane Andrea Azzarone, amministratore unico di Le Voilà Banqueting srl e della holding Bar Banqueting srl.

Sarà un ristorante di alto livello che avrà al primo piano una galleria d’arte destinata ad ospitare eventi culturali e mostre, con la clientela che sarà accompagnata in barca sull’isolotto. Come fu rivelato su queste colonne in esclusiva a febbraio scorso, Azzarone si è aggiudicato la gara di Difesa Servizi spa e Agenzia del demanio per l’affidamento in concessione del faro per 19 anni. Si tratta del quinto bando Valore Paese Italia – Fari, con cui lo Stato affida tre fari della Marina militare in concessione ai privati, mirando alla valorizzazione sostenibile del patrimonio pubblico. Il valore dell’affidamento è stato stimato sulla base del possibile fatturato in 5 milioni di euro per ciascun faro per il periodo di concessione per un totale complessivo di gara di 15.000.000 euro. C’è chi immagina sin da ora che possa sorgere un polo interessante, grazie agli investimenti di Azzarone e Vescera.

C’è un’isola, ma diversa, anche dietro il successo – che è già una realtà – che sta caratterizzando l’elegante rooftop dell’Hotel Gargano, L’Isola Experience. Si tratta della terrazza panoramica protesa sulla spiaggia di Portonuovo e sul suo isolotto, dove a deliziare il palato ci pensa la chef sipontina Elisabetta Mondo, classe 1979, con esperienze anche all’estero tra Amburgo (presso il 2 Stelle Michelin dello chef mattinatese Matteo Ferrantino) e Londra. Mondo, che è da anni anche sushi-chef, commenta con soddisfazione il bilancio della prima estate nella nuova struttura della famiglia Turi-Falcone.

“Abbiamo inaugurato L’Isola ai primi di giugno e chiuderemo i battenti il 10 settembre, insieme all’Hotel Gargano. Questi mesi sono andati alla grande. Io sono molto autocritica ma devo dire che le aspettative sono state superate, tant’è che abbiamo prenotazioni fino all’ultimo giorno di apertura e alcuni si lamentano del fatto di non riuscire a trovare posto”, spiega a l’Attacco. “Tra l’altro siamo partiti da zero, non eravamo una realtà consolidata. Sento tanti lamentarsi per come sta andando il comparto, ma noi non possiamo farlo, è stato un vero successo. Il posto è indubbiamente bellissimo, opera del titolare Vito Turi, con la cui famiglia ci siamo trovati subito in sintonia su come lavorare e come trattare il cliente. Credo che il nostro punto forte sia lavorare con onestà, offrendo un menù basato sull’autenticità. Il nostro scopo è far scoprire il Gargano alla clientela, che è prettamente “forestiera”, italiana o straniera. Ci sono i prodotti del territorio: la pasta fresca di Casa Prencipe (pastificio artigianale di Monte Sant’Angelo, ndr), la pasta di Massimo Borrelli fatta con grano Senatore Cappelli, i latticini del caseificio Il Parco, il burro montato dal caseificio Prencipe. Alcuni sono piatti della tradizione da me rivisitati, come l’agnello al forno con patate e lampascioni. Il fil rouge che lega tutto il menù è il pane, che si ritrova dall’antipasto al dolce. E’ chiaro che c’è anche tantissima tecnica dietro ogni piatto e talvolta una lunga lavorazione, anche di due giorni, altrimenti saremmo una trattoria. Ma non lo facciamo pesare, perché presentiamo i piatti nella massima semplicità e trasparenza. Infatti”, continua Mondo, “sedendosi al bancone situato intorno alla cucina, a pochi centimetri da me, si può seguire ogni passaggio, vedere che materie prime utilizziamo”.

E i costi? “Credo che il food cost sia giusto, non pompato. Ho trovato lidi, coi tavoli e sedie in plastica, dove i troccoli con l’astice costano più che da noi, che li proponiamo a 28 euro. Altri lavorano molto sulla stagionalità, nei tre mesi estivi hanno prezzi elevati. Noi riteniamo di essere accessibili a tutti, pur non essendo chiaramente una pizzeria. Non propongo una cucina gourmet, i nostri piatti sono pure abbondanti…La risposta al ridotto potere di acquisto degli italiani, secondo me, è puntare su un menù onesto, autentico e ragionato anche in termini di costi”. Alle criticità lamentate da diversi colleghi Mondo replica: “E’ vero che i costi per i ristoratori sono aumentati: da quelli legati al personale ai costi energetici e dei prodotti. C’è anche il fenomeno generale della difficoltà di trovare personale preparato”. A chi confronta la provincia di Foggia, nuovamente priva di Stelle Michelin, col Salernitano dei 16 ristoranti stellati, la manfredoniana risponde: “L’utenza di quel territorio è del tutto diversa da quella garganica, sono persone che spendono 300 euro a testa. Qui non ce li abbiamo. Inoltre mantenere una Stella Michelin vuol dire più personale, più costi, etc.”.

E se Vescera oggi appare pentito dalle proposte gourmet a spiccare in paese in questo segmento è il La Ripa Ristorante di Andrea Miacola, a poca distanza dal quale c’è il Donlù della famiglia Martella.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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