Ceschin: “Talenti e materie prime abbondano. Manca una vera e propria politica industriale della destinazione”

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Chi conosce assai bene il Gargano, dove ha molto lavorato, è il veneziano Federico Massimo Ceschin, esperto di turismo e di valorizzazione dei beni culturali e ambientali, presidente nazionale di SIMTUR e ambasciatore del Patto europeo per il clima della Commissione europea. L’Attacco lo ha intervistato.

I dati dell’agenzia regionale del turismo Aret Pugliapromozione, pubblicati fino a giugno per ora, evidenziano una significativa diminuzione di arrivi (-34mila) e presenze (-75mila) per la provincia di Foggia. Come si spiega il calo delle presenze che anche Vieste quest’estate ha registrato? Il portale del Comune indica alla data del 1° settembre 1.764.764 presenze (ne furono 2.177.658 in tutto il 2025).

In un contesto di calo generale delle presenze di tutte le destinazioni che non hanno flussi strutturali di visitatori internazionali, certo non mi aspetto che i brand “appannati” siano tra i più competitivi...Ricordo che 20 anni fa, invitato dalla Confcommercio a Vieste, dissi: “Dovreste fare una cosa sola: voltare le spalle al mare per accorgervi delle straordinarie eccellenze nascoste dell'entroterra”. Non mi riferivo ancora all'idea di Daunia & Gargano, ma anche soltanto alla Foresta Umbra, alle orchidee, ai borghi e alle mille esperienze rese possibili da un territorio straordinario, ma spesso ancora guardato come se non si fosse capita la lezione di Enrico Mattei: l'intuizione pionieristica della bellezza e del valore economico del paesaggio. Dispiace sempre vestire i panni della Cassandra, ma insistere solo sul segmento balneare, pensando di poter ancora lavorare 3 mesi l'anno e “disabitando” Vieste d'inverno - preferendole l'appartamento di Roma, di Milano, di Parigi o di New York - è stata solo una bellissima utopia. Ma un luogo non è petrolio, non è un giacimento da cui pompare finché dura. E chi lo governa deve decidere quali visitatori attrarre. Quali sono compatibili. Quali rispettano la capacità di carico. Quali generano un impatto positivo netto, ovvero lasciano più valore di quanto ne consumino. Di tutto questo, qualcuno è responsabile. E non è chi arriva ma chi governa l'incontro tra il luogo e chi arriva. Perché il valore da presidiare non è un'astrazione ma ha un volto, anzi, ne ha molti: è chi rimane ad abitare tutto l'anno, è chi trattiene un talento, è l'artigiano che tiene aperta la bottega dove prima ce n'erano dieci e oggi sono kebab. È il pastore che sale ancora in quota quando sarebbe più comodo scendere. È il pescatore, il vinaio, il frantoiano o chi sa ancora tirare su un muretto a secco, pietra su pietra. Sono i custodi: quelli che non se ne vanno e - con cura - mantengono vivo il genius loci. Più di un flusso d'agosto. Più di un lido affollato. Più di un ristorante stellato. Se i documenti ufficiali della Regione parlano di un brand Gargano “appannato”, il silenzio dell'intera classe dirigente locale è assordante.

I principali ristoratori garganici si stanno lamentando parecchio della stagione che si sta concludendo e come causa individuano i minori consumi da parte delle famiglie. Ma il settore forse ha anche criticità strutturali diverse, non crede? Perché la Capitanata non è diventata ancora una destinazione di turismo enogastronomico, pur essendo una provincia fortemente agricola ed estesa? Perché basta andare nel Salernitano per trovare 16 ristoranti stellati mentre qui si è nuovamente a zero, dopo la parentesi dell’unica stella Michelin fino al 2025?

La questione della ristorazione stellata o di qualità sul Gargano non è un problema di mancanza di talento o di materia prima, che anzi abbondano. È la conseguenza diretta della mancanza di una vera e propria politica industriale della destinazione: senza una programmazione strategica che sappia qualificare i flussi, allungare la stagione, investire nella formazione e mettere in rete i produttori agricoli, la pesca sostenibile e la ristorazione all'interno di un racconto identitario forte, continueremo a inseguire i numeri degli altri senza costruire un'economia turistica solida e duratura. Il confronto con territori come la provincia di Salerno (che include le Costiere amalfitana e cilentana) o con realtà di forte attrattività come Trani è utile, ma rischia di diventare fuorviante se affrontato con la lente distorta del numero di macaron assegnati. Per analizzare lucidamente la situazione della ristorazione e del turismo enogastronomico sul Gargano, occorre spostare il fuoco sui veri nodi strutturali. Il primo è il modello di offerta e stagionalità: il Gargano sconta storicamente un modello di turismo balneare di massa, fortemente concentrato in pochi mesi estivi. Questo rende economicamente fragile e complessa la gestione di una ristorazione di alto livello o di ricerca, che per reggersi ha bisogno di destagionalizzazione, flussi costanti tutto l'anno e di un'utenza con un potere di spesa medio-alto disposta a viaggiare anche nei mesi spalla. Il secondo nodo è il valore integrato di destinazione contro la monocultura della camera: la ristorazione non vive in un vuoto pneumatico. Se il territorio soffre un calo di presenze e una contrazione del potere d'acquisto, è normale che il primo anello a cedere sia proprio la ristorazione intermedia e di qualità, schiacciata tra l'aumento dei costi di gestione (materie prime, energia, personale qualificato, etc.) e la necessità di contenere i prezzi per non perdere clientela. Il terzo nodo è il confronto geografico: citare la provincia di Salerno o Trani significa paragonare ecosistemi turistici profondamente differenti. Salerno fa leva su un brand turistico globale e integrato (Costiera amalfitana e Cilento) con una storia di investimenti internazionali decennali; Trani si inserisce in un asse costiero e culturale (la Bat e il Nord Barese) con una densità urbana e di flussi business/culturali ben diversa. Il Gargano ha potenzialità straordinarie: penso alla biodiversità interna, alla Foresta Umbra, a una tradizione agroalimentare e marinara potentissima, ma sconta una frammentazione della governance territoriale e una storica difficoltà a fare sistema tra costa e interno. Perché da oltre 10 anni insisto con Daunia&Gargano?

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testatina dillo al direttore WEB

 



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