Tre incendi in pochi giorni sul Gargano, Pineta Marzini, costa di Peschici, zone intorno a Cagnano Varano, non sono episodi isolati, ma il segno di un problema sistemico che nel Parco Nazionale del Gargano, colpito ripetutamente negli anni, trova un caso emblematico. Quando brucia un bosco si perdono biodiversità, paesaggio, servizi ecosistemici e un frammento di storia del territorio. Ma al rammarico devono seguire le domande, non per attribuire colpe ma per verificare, nell'ottica del miglioramento continuo, se i controlli erano attivi, se l'allarme è scattato in tempo, se la catena di comando ha retto, se il Piano AIB era adeguato.
Fondamentali per la prevenzione sono i sistemi automatici di avvistamento, disponibili da oltre vent'anni, capaci di monitorare con una termocamera 50-300 km² e segnalare in tempo reale un piccolo focolaio, a costi sostenibili per un ente parco (circa 70.000 euro). Intervenire in tempi brevissimi è l'unica risposta alla velocità dell'incendio: in un'ora un rogo può distruggere fino a 5 ettari di bosco, e in una pineta di pino d'Aleppo il fuoco di chioma può avanzare ad oltre 3 km/h, divorando anche 100 ettari in un'ora. Per questo, quando interviene il Canadair, la partita è già in gran parte persa: il fuoco ha già superato la fase in cui era spegnibile da terra e i danni si contano a decine di ettari bruciati. Dopo il 2017, con la soppressione del Corpo Forestale dello Stato, le competenze sono state ridistribuite tra Vigili del Fuoco e Carabinieri Forestali; le modifiche normative del 2021 hanno poi introdotto droni, satelliti, termocamere e intelligenza artificiale, mentre i cambiamenti climatici allungano il periodo di massima allerta. Un piano pensato prima di queste trasformazioni non può essere più efficace.
È il caso, con ogni probabilità, del Gargano. Il sito del Parco Nazionale riporta ancora il Piano AIB 2014-2018, privo di aggiornamenti visibili. Un nuovo Piano AIB dovrebbe fondarsi sugli stessi tre pilastri: normativa aggiornata, tecnologie disponibili, cambiamenti climatici, spostando il baricentro dallo spegnimento alla prevenzione. Importante è anche la manutenzione continua del territorio, che potrebbe essere attivata recuperando in chiave moderna la figura dello stradino, impegnato tutto l'anno su viabilità, punti d'acqua e opere antincendio, rendendo la prevenzione quotidiana anziché stagionale. Il personale andrebbe impiegato non per l'avvistamento, ormai affidato alla tecnologia, ma per manutenzione, controllo del territorio e primo intervento.
Il rischio, dunque, non è episodico ma sistemico. Non servono strumenti straordinari: professionalità, tecnologie e modelli organizzativi esistono già in Italia. Serve la volontà di applicarli, perché ogni incendio evitato è un patrimonio salvato, mentre ogni incendio spento, per quanto rapidamente, resta il segno che la prevenzione non ha svolto il proprio compito.
di Luigi Russo.
How to resolve AdBlock issue?


(condividi) in basso allo schermo,
(Aggiungi alla schermata Home).