Petizione per l'ambulatorio di fisiokinesiterapia a Monte Sant'Angelo: "Tutto pronto e il servizio non parte"

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Tutto comincia con una donna di novant’anni caricata ogni giorno in automobile con destinazione Manfredonia. Il tragitto da Monte Sant’Angelo richiede più tempo della terapia che le deve essere somministrata e finisce per pesare su un’anziana già provata dai problemi di salute.  È assistendo sua madre nell’affrontare quegli spostamenti che Matteo Luigi Caputo, operatore delle poste, decide allora di attivarsi: prepara una petizione popolare, raccoglie 402 firme e chiede l’apertura di un ambulatorio di fisiokinesiterapia nel presidio territoriale di assistenza di Monte Sant’Angelo. Facendo ora un balzo in avanti, sono trascorsi più di quattro anni dal 18 maggio 2022 (data riportata sul documento) e il servizio non è ancora partito. In questo frangente, ricostruito da Caputo a l’Attacco, si sono susseguiti contatti informali, interessamenti politici, ipotesi sull’individuazione degli spazi e del personale. Segnali che avevano fatto pensare a un’attivazione vicina, senza però produrre finora un risultato effettivo. “Mia madre aveva bisogno di alcune cure e sono stato costretto a portarla tutti i giorni a Manfredonia”, denuncia. “Parliamo di una persona di novant’anni, accompagnata in macchina per un trattamento che durava una ventina di minuti. Era più il viaggio del beneficio ricevuto”. Una difficoltà non circoscritta al suo caso: anziani, persone con ridotta mobilità e pazienti costretti a cicli ripetuti devono ancora spostarsi verso Manfredonia o San Giovanni Rotondo, sostenendo costi per carburante e parcheggio, oltre alla fatica del trasferimento. Da qui la richiesta di istituire nel presidio di Monte Sant’Angelo un ambulatorio in grado di erogare fisiochinesiterapia, magnetoterapia, elettroterapia per stimolazione e le altre prestazioni riabilitative contemplate nei livelli essenziali di assistenza. Caputo precisa che non si tratterebbe di sostituire i servizi già presenti sul territorio, ma di integrarli con trattamenti che richiedono apparecchiature specifiche e che oggi, in città, non vengono erogati.

“A Monte Sant’Angelo questi servizi esistevano molti anni fa, poi sono stati eliminati. Sono almeno vent’anni che mancano”, sostiene. “Non è giusto che una persona debba uscire dal proprio paese anche per terapie frequenti, soprattutto quando nel presidio ci sono locali che potrebbero essere utilizzati”. La raccolta delle firme viene organizzata dopo il passaggio negli uffici comunali e l’autenticazione del primo foglio. Caputo distribuisce così i moduli, raccogliendo adesioni a Monte Sant’Angelo e anche nelle località vicine: “I cittadini firmavano perché conoscevano il problema. Avremmo potuto raccoglierne molte di più, ma in pochi giorni ne abbiamo ottenute 402. Ha firmato anche mia madre”. Il fascicolo viene quindi trasmesso a più livelli istituzionali: Comune, Prefettura, Regione Puglia, Asl di Foggia, direzione del distretto sociosanitario e responsabili del presidio. Ciò nonostante, lamenta il promotore, non sarebbe mai arrivata una risposta formale: “Non ho ricevuto una comunicazione scritta da nessuno. Io ora devo rispondere anche alle persone che hanno firmato, le quali mi fermano per strada e mi chiedono che cosa ne sia stato”.

La vicenda approda anche in Consiglio comunale attraverso un’interrogazione del consigliere di opposizione Matteo Notarangelo. In quella sede l’amministrazione riferisce degli interlocutori avviati e della volontà di portare avanti la richiesta. Caputo racconta inoltre di avere parlato più volte con il sindaco Pierpaolo d’Arienzo, ricevendo rassicurazioni sull’iter: sarebbero stati individuati gli spazi e compiuti alcuni passaggi sul personale, ma il servizio non avrebbe comunque superato la fase preparatoria. “L’ultima volta il Sindaco mi ha detto di aver fatto tutto ciò che era in suo potere e di non comprendere perché il progetto non partisse”, riferisce. “La sede sembrava esserci, sono stati dislocati 4 fisioterapisti in città e una dottoressa era stata chiamata per predisporre l’elenco delle attrezzature necessarie. Sembrava tutto avviato, poi la situazione si è arenata”.

A questo proposito, un ulteriore e paradossale aggiornamento è arrivato dopo un nuovo confronto nel presidio. 
Secondo quanto riferito a Caputo, i fisioterapisti destinati a Monte Sant’Angelo sarebbero stati impiegati per rispondere alle esigenze di una struttura per anziani, interessata dall’aumento di venti posti. L’ambulatorio riabilitativo non sarebbe stato dunque definitivamente cancellato, ma la carenza di personale ne impedirebbe per ora l’apertura. Questo è lo stato dell’arte. A distanza di quattro anni la petizione non ha prodotto l’attivazione richiesta né una risposta ufficiale capace di chiarire tempi, risorse e ostacoli. 

Insoddisfatto, Caputo non rivolge accuse, ma pone un quesito: “Come mai, se la volontà dichiarata c’era e alcuni passaggi erano stati compiuti, tutto si è fermato? Ci sono difficoltà organizzative, mancano le attrezzature oppure esistono altri interessi che rallentano il progetto? Sono le istituzioni a doverlo spiegare”. “Non voglio il male di nessuno. - chiarisce - Chiedo soltanto che questa struttura venga attivata per il bene pubblico. Ci sono persone che soffrono e hanno bisogno di curarsi...  Anche quando una prestazione è a pagamento, dovrebbero poterla ricevere nel proprio paese senza caricarsi di altre spese e disagi”.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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