Gli stipendi arriverebbero in ritardo - talvolta sotto forma di acconti seguiti dal saldo - e in alcuni casi ci sarebbero pendenze risalenti addirittura allo scorso anno, nonostante l’assistenza agli ospiti della RSA “Santa Maria di Pulsano” continui a essere garantita. A seguito delle denunce dei sindacati, l’Attacco ha provato a ricostruire una situazione che, secondo le rimostranze di CGIL e FIALS, non avrebbe carattere episodico, ma si trascinerebbe, con fasi alterne, da tempo. A gestire i servizi della residenza sono le cooperative Innotec e Clarissa, la cui regolarità rispetto ai tempi di erogazione delle retribuzioni è ora al centro della bufera: i sindacati chiedono alla nuova direttrice generale dell’Asl Foggia, Tiziana Dimatteo, di convocare un tavolo per capire se e a quali condizioni l’attuale gestione possa proseguire. “Non possiamo ogni mese ricevere acconti, saldi, chiederci chi paga e chi non paga: la regolarità retributiva deve essere garantita”, afferma Angelo Ricucci, segretario generale della CGIL provinciale, ricordando come la Funzione pubblica abbia già sollecitato più volte l’Asl e, in precedenza, chiesto persino l’attivazione delle procedure per la risoluzione del contratto a fronte delle inadempienze contestate. Una procedura che, riferisce Ricucci, sarebbe stata avviata sotto la precedente gestione dell’azienda sanitaria, ma della quale il sindacato chiede ora di conoscere l’esito. Tuttavia, qualcosa si è smosso: secondo quanto riferito ad entrambe le sigle, Clarissa avrebbe provveduto nelle ultime ore a regolarizzare le proprie pendenze retributive; al contrario di Innotec, rispetto alla quale i sindacati segnalano ancora la mensilità di luglio e quote arretrate relative al Tfr, risalenti all’ottobre 2025. C’è poi un’altra questione. Le cooperative avrebbero rappresentato difficoltà connesse a crediti vantati nei confronti dell’Asl e a pagamenti non ancora ricevuti, circostanza richiamata anche dall’interno della struttura, dove spiegano che eventuali ritardi dell’azienda sanitaria possono ripercuotersi sulla gestione. Per Ricucci, tuttavia, il punto non cambia: “Non è una motivazione per la quale il lavoratore non deve essere pagato”. È proprio la reiterazione del problema ad aver fatto salire la temperatura della vertenza: “Siamo a un livello di non tolleranza”, scandisce il segretario Cgil, che dice di avere già ricevuto dagli iscritti mandato alla mobilitazione. Perciò, se non dovesse giungere a breve la convocazione dell’Asl, il sindacato è pronto a mettere in campo iniziative politiche e legali.
Ancora più radicale la posizione del segretario provinciale Fials, Achille Capozzi, secondo cui le difficoltà sarebbero cominciate già nei primi mesi dell’attuale gestione. In passato, ricostruisce, si erano tenuti incontri con l’Asl e le cooperative, arrivando all’impegno di riportare a regime i pagamenti; dopo alcuni mesi di relativa regolarità, tuttavia, i problemi sarebbero tornati. “I lavoratori non possono mendicare ogni mese di essere pagati”, afferma a l’Attacco, anticipando che al tavolo con Dimatteo chiederà di valutare la chiusura del rapporto con gli attuali gestori e una soluzione alternativa capace di garantire sia il personale sia gli ospiti. Fials riferisce anche di almeno due lavoratori che avrebbero lasciato la struttura e di una situazione di malumore interno.
Alla “Santa Maria di Pulsano” lo scenario viene descritto come “un po’ particolare” e si conferma una certa preoccupazione tra il personale, ma viene anche assicurato che tutti i servizi continuano a essere garantiti. Un punto sul quale insiste pure la CGIL: "La continuità la stanno dando i lavoratori - sottolinea Ricucci - perché sono professionisti e lavorano con spirito di abnegazione”. Il problema, aggiunge, nasce quando le unità diminuiscono e il carico si riversa su chi resta: durante l’estate, secondo il sindacato, si sarebbe lavorato anche con quattro unità in meno. La vicenda si innesta, peraltro, nella lunga e travagliata storia della struttura montanara, dotata di 41 posti letto. Infatti, dopo l’interdittiva antimafia che nel 2017 colpì la precedente cooperativa Sanitaria Service e la risoluzione del rapporto contrattuale con l’Asl, la Prefettura dispose una gestione commissariale per garantire la continuità dell’assistenza.
Nel 2023 l’Asl bandì poi una gara europea per l’affidamento quinquennale della gestione dei 41 posti letto, procedura che già allora aveva alimentato un acceso dibattito sul futuro della RSA e sulla sua permanenza a Monte Sant’Angelo. Oggi la questione è sui lavoratori. L’Attacco ha cercato più volte di ottenere anche una posizione dai referenti della gestione. Contattato ripetutamente, Michele La Torre ha infine fatto sapere con un messaggio di non essere il referente della RSA, sebbene dalle informazioni in possesso del giornale risulti come tale. Nessuna replica sul merito della vertenza è dunque arrivata da quella o da altre interlocuzioni. Alla fine, però, un fatto è certo: chi continua ogni giorno a garantire un servizio rivolto a persone fragili non può stare appeso a un filo alla fine di ogni mese, senza sapere quando arriverà il proprio compenso.
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