Possono esistere momenti nella vita nei quali una persona verrebbe chiamata a confrontarsi con se stessa di fronte a una scelta radicale che mette in gioco la sua personalità e il suo modo di autopercepirsi: una prospettiva di matrimonio, un trasferimento lavorativo con riflessi di vita assai difficili, una decisione terapeutica molto impegnativa, e cosi via attraverso pochi altre ipotesi nelle quali una persona sa di doversi mettere in gioco in modo davvero radicale poichè è giunta praticamente a un bivio esistenziale: o di qua o di là. Ecco, a noi pare che la sindaca dimissionaria Marida Episcopo ora si trovi precisamente in una di quelle situazioni radicali che fanno da bivio, quando dovrà decidere se confermare le sue dimissioni entro il giorno 28 giugno e quindi pòrre termine alla sua esperienza politica oppure se tirare a campare e vivacchiare per qualche altro mese (e non più comunque) prima di uscire di scena subissata di fischi e improperi non da parte delle sole forze di opposizione ma da parte di tutti, in primo luogo da parte di tutti i cittadini di Foggia. Poiché in questi giorni e in queste ore si sprecano le previsioni su cosa essa farà, desideriamo fare anche noi il nostro pronostico e sosteniamo che la sindaca Episcopo non revocherà le sue dimissioni. In concreto tutti sanno perfettamente che la esperienza politico-amministrativa del cosiddetto “campo largo” PD-M5S a Foggia è fallito in pieno e da tempo, e quel che peggio che non v’è alcuna seria prospettiva di migliorare la situazione sostituendo qualche assessore o mettendosi a spacciare qualche altro fumosissimo catalogo di promesse irrealizzabili di cambiare il volto della città nei prossimi due anni residui di qui alle prossime elezioni amministrative. Lo sanno perfettamente i partiti dell’attuale (ex) maggioranza politica, ma soprattutto lo sa perfettamente la stessa sindaca in persona. Più precisamente, costei comprende che la insistenza da parte di certi personaggi politici (non tanto locali, quanto quelli regionali e addirittura nazionali) a farle ritirare le dimissioni e a proseguire nell’agonia per qualche tempo ancora non è fondata affatto su un realistica probabilità di riavviare un percorso di gestione amministrativa in Foggia di tipo più virtuoso, ma esclusivamente dalla esigenza di conservare la cartolina di un’alleanza PD-M5S - l’esperimento del “campo largo”, appunto - in un’amministrazione locale di una città-pilota di media grandezza in vista delle elezioni politiche del prossimo anno. In altri termini, le burocrazie politiche a livello regionale e nazionale di quei due partiti hanno un interesse proprio a mantenere in vita artificiosamente l’amministrazione Episcopo a Foggia, pur immaginando che l’ accanimento terapeutico provocherà ulteriore pena ai foggiani, per una motivazione di ordine politico diversa e più generale.
A questo primo fattore esogeno, che a stretto rigore non interesserebbe ai cittadini di Foggia se non in modo del tutto indiretto e marginale, si intreccia il secondo fattore invece tutto intestino che nasce dall’interesse personale degli attuali consiglieri comunali e assessori di continuare a restare nella carica, sebbene per non molto tempo ancora e fra mille mortificazioni, polemiche e frustrazioni, dietro la prospettiva di continuare a percepire le loro indennità di funzione (1600 euro per ciascun consigliere e circa 6000 euro per ciascun assessore) e conservare ruoli pubblici che bene o male conferiscono a essi una certa visibilità cittadina.
A fronte di questo doppio fattore - esterno e interno - che spingerebbero per la conservazione dell’ attuale amministrazione qualunque cosa accadesse, sta la decisione personale della Sindaca se staccare la spina oppure no. Qui le considerazioni si muovono necessariamente su un triplice livello.
Sul piano strettamente economico è evidente che la sindaca potrebbe sentirsi condizionata dalla prospettiva di perdere essa stessa una robusta indennità di funzione (circa 7500 euro netti), che nel panorama di Foggia rappresentano indubbiamente una buonissima rendita. Noi, che per carattere in genere rifuggiamo dagli assolutismi, vogliamo evitare di sottolineare la importanza di questo fattore affermando malevolmente che sarebbe di per sé decisivo nell’ indurla a ritirare le dimissioni; ma allo stesso tempo neppure intendiamo negarla in nome di un astratto idealismo ritenendo che quell’aspetto di “vil moneta” sarebbe del tutto irrilevante nel caso della Episcopo, anche perché ignoriamo se nel frattempo essa avesse contratto qualche impegno finanziario (tipo un mutuo) proprio contando su quella rendita piuttosto corposa, il che ovviamente cambierebbe l’ottica in modo decisivo.
Su altro versante si deve tenere nel debito conto il fatto che essa sa perfettamente di essere “bruciata” politicamente nei confronti di qualunque schieramento politico l’aveva sin ora sostenuta, visto che tutti la considerano in pratica un cane sciolto che non ascolta alcuno, si muove in modo autoritario, rinnega gli stessi partiti che l’avevano fatta eleggere, e così via attraverso scenari aspramente conflittuali. Pertanto lei comprende che ogni promessa le venisse ora fatta per indurla a salvare la consiliatura in corso, cioè un riciclaggio in altro incarico dopo il termine della esperienza sindacale, sarebbe null’altro che un allettamento strumentale che poi verrebbe tradito immediatamente dopo la cessazione della consiliatura stessa. In altri termini, la Episcopo sa questa di sindaca è la sua unica e ultima occasione pubblica prima di uscire di scena in modo definitivo.
A nostro avviso è proprio questo secondo fattore a rappresentare la chiave per formulare il pronostico su cosa lei ora farà con le dimissioni. Costei appartiene a quella tipologia umana caratterizzata dall’egocentrismo (sia detto in senso tecnico, cioè senza offesa), per cui potrebbe essere indotta a compiere il “beau geste” di sfasciare tutto e mandare tutti a casa - della serie muoia Sansone con tutti i Filistei - proprio per ricavarne un brivido adrenalinico di tipo narcisistico nel sentirsi autrice di un atto esemplare, di purgazione con il fuoco nei confronti di tutta la maramaglia che sin ora le è stata attorno e le ha reso la vita amara per circa tre anni: tutta una maramaglia di mezzecalzette la quale non merita di meglio se non tornare a zappare i campi o a fare i disoccupati in alcuni casi, o di tornare a fare gli avvocaticchi senza cause, i venditori di pentolame o gli impiegatucci di seconda e terza fila in tutti gli altri casi.
In altri termini, un tipo umano del genere che ha in mano l’arma atomica che le consentirebbe di liquidare i conti in un colpo solo con parecchia gente, avendone ora la occasione di farlo, potrebbe decidere di schiacciare il bottone della testata nucleare per togliersi una soddisfazione che in un certo senso non avrebbe prezzo su nessun altro fronte contrapposto. Noi scommettiamo che questo sarà appunto ciò che lei farà.
La Episcopo è una persona che, avendo comandato a bacchetta per decenni nelle strutture scolastiche, ha alimentato il suo ego inflazionario attraverso il servo encomio dei sottoposti e ha sempre reagito assai malamente al cotardo oltraggio di chi la criticava, per cui si è costruita una “figura” specifica di autorevolezza nella sua stessa autopercezione. Una persona così strutturata, che in questo momento si sente tradita e offesa dai suoi stessi ex sostenitori e che ha proclamato di fronte ai suoi concittadini quel videomessaggio di oltre 6 minuti per dire che lei si riteneva una persona tutta d’un pezzo che avrebbe salvaguardato la sua dignità e la sua onorabilità per la specifica ragione che si era vista “franare il pavimento sotto i piedi” (testuale) a opera dei suoi ex alleati e sostenitori, adesso non può più fare marcia indietro e ritirare le dimissioni: infatti crediamo che lei non potrebbe accettare l’ idea di “cac... si la faccia” (come assai volgarmente si direbbe a Foggia), perchè non se lo perdonerebbe per il resto dei suoi giorni.
Allo stesso tempo, dopo aver assecondato la sua indole egocentrica che le impedirebbe di venir meno al proclama fatto in tema di dignità personale, si leverebbe anche la soddisfazione di sbaraccare la corte dei miracoli che le ha gravitato attorno in modo più o meno parassitario, mandando tutti a casa e condannandoli a sostenere la roulette personale di nuove elezioni (peraltro anche con l’onere economico di provvedere a un’ altra campagna elettorale sborsando le spese del caso). Staremo a vedere.
A proposito: il 28 giugno cade di domenica, quando è chiuso l’Ufficio comunale del Protocollo…
(Salvatore Russetti, ex giudice di Corte d’appello - l’Attacco)
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