Foggia, le reazioni delle opposizioni sulla vicenda del Consiglio comunale: "Centralismo di sovietica memoria"

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Non si sono fatte attendere le dure repliche delle opposizioni in seguito alla mancata presenza, nell'ultimo consiglio comunale di Foggia, delle forze di maggioranza. 

“L’assenza deliberata della maggioranza impedisce il dibattito su verde pubblico e CCR di via Patroni. In democrazia le idee si confrontano in Aula, non si sottraggono al voto. Quanto accaduto oggi in Consiglio comunale rappresenta uno dei momenti più gravi della vita istituzionale della nostra città. La maggioranza ha scelto deliberatamente di non presentarsi né alla prima né alla seconda votazione del Consiglio comunale, facendo venir meno il numero legale e impedendo la discussione di due mozioni riguardanti temi di grande interesse per la comunità: la situazione degli operai del verde pubblico e il Centro Comunale di Raccolta di via Patroni" - ha dichiarato Nunzio Angiola, consigliere comunale a Foggia, segretario provinciale di Cambia.

"La motivazione addotta, quella di non voler “prestarsi a una speculazione politica”, è inaccettabile. Se una mozione è ritenuta infondata, strumentale o priva di competenza comunale, il luogo naturale per dimostrarlo è l’Aula consiliare, attraverso il confronto, il dibattito e il voto. Disertare il Consiglio non è una risposta politica: è la rinuncia al confronto democratico. La democrazia non vive delle conferenze stampa o dei comunicati diffusi dopo aver fatto mancare il numero legale. Vive nelle istituzioni, dove maggioranza e opposizione hanno il dovere di confrontarsi davanti ai cittadini, assumendosi la responsabilità delle proprie posizioni. 

Ancora più grave è il fatto che siano stati sottratti al dibattito temi che interessano direttamente la città e migliaia di cittadini. Sul CCR di via Patroni, come sul verde pubblico, i foggiani avevano il diritto di ascoltare le ragioni di tutti e di vedere il Consiglio comunale svolgere fino in fondo il proprio ruolo. Scegliere di non partecipare ai lavori dell’Assemblea significa svilire il Consiglio comunale, mortificare le prerogative dei consiglieri eletti e privare i cittadini di un fondamentale momento di trasparenza e partecipazione democratica. Le istituzioni si rispettano partecipando, discutendo e votando. Chi governa ha il dovere di confrontarsi, anche quando il dibattito è scomodo. Sottrarsi all’Aula significa sottrarsi alle proprie responsabilità. Oggi non è stata umiliata l’opposizione. Oggi è stata umiliata la democrazia, perché quando il confronto viene evitato deliberatamente perde l’intera comunità, non una parte politica” - ha concluso.

“Forse siamo su Scherzi a parte e nessuno ci ha avvertiti” - Pasquale Rignanese, segretario cittadino di Foggia di Forza Italia e consigliere comunale commenta invece così l'assenza della Sindaca Episcopo e dei gruppi di maggioranza dal consiglio comunale andato deserto in seconda convocazione questo primissimo pomeriggio. “Leggo una nota del Campo Largo dove motivano la loro assenza dall'aula perché non vogliono esporsi a spot politici e perché tali tematiche non rientrerebbero nelle competenze comunali. E' una cosa inaudita, solo per fuggire davanti ai problemi della città. Un Sindaco è la massima autorità sanitaria cittadina e fugge davanti ai problemi del sistema sanitario che andranno a ricadere sulle tasche anche dei foggiani, così come dipende dal Comune (con i suoi affidamenti) la gestione del verde pubblico e dei sistema rifiuti, così come la localizzazione e realizzazione del Centri di Raccolta. Dire che il consiglio comunale non è la sede per affrontare queste tematiche allora o siamo in un incubo in cui sono finiti tutti i foggiani, oppure è l'ennesimo tentativo di imporre in modo dittatoriale cosa il consiglio deve o non deve affrontare”, sottolinea Rignanese.   Infine, una nota sottoscritta dai Consiglieri comunali del coordinamento di Civica Italia: Pasquale Cataneo, Raffaele di Mauro, Giuseppe Mainiero, Franco Nunziante, commenta così l'accaduto: " La decisione della sindaca Maria Aida Episcopo e di tutti i capigruppo del Campo progressista di disertare, in maniera dichiaratamente “compatta e unanime”, la seduta del Consiglio comunale rappresenta un fatto politicamente gravissimo. Non siamo dinanzi a una legittima contrapposizione tra maggioranza e opposizione. Non siamo neppure dinanzi al voto contrario su una mozione o su un ordine del giorno. La maggioranza ha compiuto una scelta molto più grave: ha utilizzato la propria assenza per impedire che il Consiglio comunale potesse discutere. In Aula si sarebbe dovuto parlare dell’aumento dell’addizionale regionale IRPEF destinato a gravare sulle famiglie pugliesi per far fronte al disavanzo della sanità regionale. Si sarebbe dovuto discutere della collocazione dei centri comunali di raccolta dei rifiuti a ridosso delle abitazioni e delle strutture sportive. Si sarebbe dovuto parlare, dunque, di tasse, salute, ambiente, qualità della vita e sicurezza dei quartieri. Temi che riguardano direttamente i cittadini foggiani e che, proprio per questo, hanno pieno diritto di entrare nell’Aula consiliare".

Sostenere che il Consiglio comunale non possa discutere della sanità regionale o dell’addizionale IRPEF perché il Comune non dispone del potere di modificarle significa confondere deliberatamente la competenza amministrativa con la funzione di indirizzo politico. Un ordine del giorno non è un decreto, né pretende di sostituire il Comune alla Regione. È lo strumento attraverso il quale un’assemblea elettiva rappresenta le preoccupazioni della propria comunità, assume una posizione politica e sollecita gli enti competenti. Diversamente ragionando, i Consigli comunali non potrebbero pronunciarsi sulla sicurezza, sui trasporti, sulla sanità, sul lavoro o su qualsiasi altra questione che coinvolga anche lo Stato o la Regione. È una tesi istituzionalmente inconsistente, utilizzata soltanto per evitare un confronto scomodo.

Ancora più paradossale è la giustificazione relativa al centro comunale di raccolta. Se davvero la sua collocazione è condizionata da decisioni commissariali, vincoli progettuali e finanziamenti PNRR, la maggioranza avrebbe dovuto presentarsi in Aula, spiegare quei vincoli, esibire gli atti e confrontarsi con i consiglieri, i residenti e le associazioni sportive interessate. La complessità di una questione è una ragione per discuterne, non un pretesto per fuggire dal Consiglio. La maggioranza aveva tutto il diritto di respingere le mozioni. Avrebbe potuto contestarne il contenuto, proporre modifiche, presentare documenti alternativi e infine votare contro. È questa la democrazia: si discute, ci si confronta e, alla fine, prevale il voto della maggioranza. Ciò che non è democraticamente accettabile è pretendere di decidere preventivamente non soltanto quali proposte debbano essere approvate, ma persino quali argomenti possano essere ascoltati e discussi.

La sindaca e i capigruppo rivendicano di aver agito “compatti e unanimi”. È un’unanimità davvero singolare: non quella della presenza e dell’assunzione di responsabilità, ma quella dell’assenza organizzata per far tacere l’Aula. Più che progressismo, sembra il ritorno a una forma di centralismo democratico di sovietica memoria: si discute soltanto ciò che il partito ritiene opportuno discutere; le questioni sgradite vengono espulse dal confronto pubblico e chi le solleva viene accusato di propaganda. Ecco il vero volto di questa cultura politica: massimalista nelle dichiarazioni, intollerante nel confronto e profondamente illiberale nella gestione delle istituzioni.

La frase secondo cui “l’Aula consiliare non è uno studio televisivo” è persino offensiva nei confronti del Consiglio comunale. L’Aula non appartiene alla sindaca, alla Giunta o ai partiti della maggioranza. È la sede istituzionale nella quale siedono anche i rappresentanti delle minoranze, eletti dai cittadini con gli stessi diritti e la stessa dignità democratica. Le opposizioni non chiedevano alla maggioranza di condividere le loro posizioni. Chiedevano semplicemente di poterle esporre, discuterle e sottoporle al voto. Impedire questo confronto non significa difendere la serietà delle istituzioni. Significa impoverirle. Per tali ragioni, la vicenda sarà sottoposta al Prefetto, alla Presidenza del Consiglio comunale e al Segretario generale, affinché venga valutata la compatibilità di questa condotta politica con i principi di corretto funzionamento dell’assemblea, di leale dialettica democratica e di tutela delle prerogative delle minoranze.

Chiederemo inoltre che gli argomenti rimasti senza discussione siano nuovamente iscritti all’ordine del giorno e portati in Aula nel più breve tempo possibile. La maggioranza potrà votarli e respingerli. Quello che non potrà fare, senza assumersene tutta la responsabilità politica davanti alla città, è continuare a impedire che vengano discussi. A Foggia la libertà di espressione non può ridursi alla libertà di pensarla come il Campo progressista. La democrazia non è unanimismo, non è silenzio imposto e non è assenza programmata. La democrazia è confronto, soprattutto quando le opinioni sono diverse".

 

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testatina dillo al direttore WEB

 

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