Reazioni critiche dalla maggioranza del Comune di Foggia dopo la notizia, rivelata da l’Attacco, delle riunioni con cui il centrodestra si sta preparando ad un’iniziativa pubblica sulla insussistenza a loro dire – dei requisiti di legge per lo scioglimento del consiglio comunale per mafia nel 2021. Un’operazione che, ovviamente, serve anche a organizzarsi in vista del ritorno alle urne, tra due anni. Il centrodestra, che sapeva di perdere nel 2023 dopo gli scandali che avevano travolto l’amministrazione Landella, oggi vuole arrivare pronto all’appuntamento e con una diversa narrazione rispetto allo scioglimento. “Se qualcuno in Fratelli d'Italia pensa di poter riscrivere, a distanza di anni, la storia dello scioglimento per mafia del Comune di Foggia farebbe meglio a cambiare strategia. Piuttosto che tentare improbabili operazioni di revisionismo, pensi a costruire un progetto politico credibile per la città”, commenta il consigliere comunale di maggioranza Antonio de Sabato, critico al pari dell’eletto contiano Francesco Strippoli, intervistato ieri su queste colonne. “Le motivazioni contenute nella relazione che ha accompagnato lo scioglimento sono pubbliche e parlano da sole. Le dinamiche descritte, i fatti ricostruiti e le responsabilità evidenziate appartengono alla storia amministrativa e istituzionale della nostra comunità. Chi oggi prova a negarne il significato rischia soltanto di alimentare nuovi interrogativi politici. Un tentativo così spudorato di riscrivere quella pagina servirebbe solo a ricordare ai foggiani chi ha contribuito a provocare la ferita più profonda della storia politica della nostra città”, continua l’ex candidato sindaco.
“Se qualcuno deciderà di percorrere questa strada sappia che ci sarà anche chi è pronto a riprendere in mano quelle vicende, a rileggere gli atti e a ricostruire, con rigore, il contesto politico che portò a quel drammatico epilogo. I foggiani conoscono la loro storia. Conoscono i protagonisti, le relazioni, le responsabilità politiche di quegli anni. La memoria collettiva non si cancella con una dichiarazione o con un comunicato”, prosegue il fondatore e referente di Progetto Concittadino.
“Non mi stupisce che qualcuno possa immaginare un'operazione del genere. Viviamo un tempo in cui, troppo spesso, si tenta di relativizzare anche le vicende più gravi. Ma proprio per questo è necessario tenere alta l'attenzione sul tema delle infiltrazioni mafiose e della zona grigia che le rende possibili. Lo scioglimento del Comune è stato una medicina amara, con tutti i limiti e le criticità che il commissariamento può comportare. Ma rappresentò una risposta dello Stato a una situazione ritenuta gravissima. Dimenticarlo o minimizzarlo sarebbe un errore politico e civile. Per chi in quegli anni ha scelto di stare dalla parte della legalità e di contrastare ogni forma di malaffare, sarà sempre un dovere difendere la verità dei fatti e custodire la memoria di quella stagione. Perché certe ferite il tempo può aiutare a rimarginarle, ma non autorizza nessuno a cancellarne le cause. E, mentre qualcuno prova a riscrivere il passato, sarebbe forse più utile interrogarsi sul presente. Le recenti indagini della Direzione Distrettuale Antimafia a Cerignola dimostrano quanto il tema della contiguità tra politica e criminalità organizzata continui a richiedere la massima vigilanza. La lotta alla mafia non può conoscere revisionismi né convenienze di parte”,
il riferimento conclusivo all’ex sindaco di Cerignolano Antonio Giannatempo, meloniano, indagato per favoreggiamento nell’inchiesta DDA sugli assalti ai portavalori. Mentre fonti interne al centrodestra chiariscono che l’ex consigliere Danilo Maffei (oggi alla testa di Puglia Popolare) non ha mai preso parte alle riunioni della coalizione: era solo presente nella chat Whatsapp creata ad hoc, da cui ha preferito uscire dopo l’articolo de l’Attacco in cui si spiegava come alcuni non avessero gradito che fosse stato coinvolto.
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