Foggia è una città a misura di tutti? Per molte persone la risposta è ancora no: l’accessibilità dipende dal tratto di strada, dal quartiere e perfino dall’orario. Non è un tema per “una minoranza”, ma per la qualità della vita urbana: riguarda chi usa una carrozzina, chi ha una disabilità temporanea, chi è anziano e chi spinge un passeggino. La città è pubblica davvero solo se è attraversabile da tutti. Negli ultimi anni qualcosa è stato fatto: montascale in alcuni edifici, adeguamenti in scuole e presso Palazzo di Città, lavori su strade e marciapiedi con rifacimento di scivoli e rimozione di qualche barriera. Ma nel complesso resta una discontinuità evidente e quando l’accessibilità è interrotta, diventa una trappola. Certo, conta anche l’inciviltà: auto parcheggiate su scivoli o in stalli riservati. Ma il problema più grave è che in troppi punti le barriere sono strutturali: attraversamenti senza raccordi, marciapiedi che si sale ma non si riesce a scendere, rampe mancanti o sbagliate, passaggi che trasformano un tragitto normale in un percorso a ostacoli.
In diversi luoghi, chi usa una carrozzina è costretto a procedere sulla carreggiata per lunghi tratti, rischiando per arrivare a scuola, uffici, piazze. Per questo il PEBA non deve restare un acronimo: deve diventare giustizia urbana e una prova di serietà amministrativa. L’accessibilità non può vivere di interventi spot o di ricorrenze. Pina Carretta, membro del direttivo di Europa Verde Foggia ed impegnata da sempre sulle problematiche relative alle disabilità, lo dice con chiarezza: "Fare una passeggiata non dovrebbe essere un’impresa. Ci sono marciapiedi che si riescono a salire, ma poi manca la discesa. Le strisce pedonali, quando non sono occupate da auto, spesso finiscono contro un marciapiede senza rampa. Dobbiamo continuare a penalizzare persone già provate dalla vita, o permettere a tutti di vivere la propria città?".
Europa Verde Foggia chiede all’amministrazione un cambio di passo concreto e verificabile: una mappatura straordinaria delle barriere nei punti più critici (attraversamenti, scuole, uffici, piazze, fermate e percorsi verso i servizi essenziali) con priorità pubbliche e tempi certi; e, con urgenza, risorse comunali dedicate per eliminare progressivamente le barriere, partendo da quelle che rendono gli attraversamenti impraticabili o pericolosi. Non è una richiesta generica. È una richiesta di normalità: l’accessibilità non è un favore. È uno standard minimo di dignità.
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