Danzare sulla vita con leggerezza

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Tutte le vite sono difficili, ciò che rende certe vite riuscite è il modo in cui sono state affrontate le sofferenze” (Friedrich Nietzsche). Fuggire dalle difficoltà, saltarle non è mai possibile. Ci si interroga spesso sulla propria vita, soprattutto quando abbiamo vissuto tanto, non sempre nel tempo ma nell'intensità delle difficoltà.

E’ come vedere scorrere un nastro davanti ai nostri occhi, una serie di immagini di una pellicola che si susseguono. Molte vanno avanti velocemente, mentre su alcune c’è il ferma immagine. Solitamente nella nostra mente c’è un meccanismo fisiologico di protezione che si chiama rimozione, che tende a inscatolare in un luogo segreto del nostro cervello, nel cassetto profondo della memoria limbica, i ricordi più dannosi, più dolorosi per noi.

Non scompaiono, stanno lì, chiamati piccoli o grandi traumi a seconda del proprio vissuto, del proprio essere, della propria emotività e spiritualità. Ognuno agisce diversamente in base a come è e a come gli è stato insegnato. Di fronte ad un evento spiacevole, ci hanno detto e tramandato anche per cultura che bisogna soffrire, basti pensare che nella cultura africana, la morte viene vista come una festa, un reale passaggio a miglior vita; non c'è bisogno di stare male per sempre.

In Senegal per esempio, come anche in altre parti dell’Africa, il funerale viene celebrato come un inno alla vita, mentre gli uomini suonano jembe, balafon e tamburi ad acqua, le donne danzano, ricordandoci della solenne e tranquilla accettazione della vita. Quest’ultima si ricongiunge alla morte, perché tutto è ciclico, come le fasi lunari, le maree. 

Nella nostra cultura occidentale, dove il lutto ha un'impronta forte e marcata, accettare il distacco per una persona che abbiamo amato non è per nulla semplice. Con questo non sto dicendo che non dobbiamo provare sofferenza o che la tristezza non deve essere un’emozione da vivere, sperimentare, ma imparare a metterci leggerezza nella quotidianità è lo strumento migliore che abbiamo per vivere meglio il presente in questa nostra vita. Cosa si intende per leggerezza?

Possiamo imparare ad usarla? Questo termine deriva dal latino levis, che significa di poco peso. Curioso invece, sapere che nel linguaggio parlato questa parola assuma una connotazione del tutto negativa. Una persona leggera, viene vista come una persona superficiale e priva di spessore, quando in realtà il termine leggerezza, indica il saper gestire, togliere i pesi della e nella vita, le preoccupazioni, il superfluo e vivere l’essenziale.

La leggerezza è la capacità di togliersi i problemi dalle spalle, saper affrontare le difficoltà con il sorriso anche quando non è facile cercare soluzioni, coglierne gli insegnamenti. Sicuramente la sofferenza, il dolore ti lascia una cicatrice, che fa parte del pacchetto vita, ci cambia, ci rende diversi, ma ci migliora. La leggerezza deve essere vista come una risorsa, un’opportunità per vivere meglio. Essere leggeri, significa conoscersi, accettarsi, accettare ciò che ci accade consapevolmente.

È una qualità, una caratteristica, uno strumento che possiamo utilizzare per non farci sopraffare dal dolore. Vivere in leggerezza ci permette di riconoscere le nostre fragilità, comprendere che nella vita siamo di passaggio, che il dolore che proviamo adesso non durerà per sempre. Essere leggeri significa sapere che dopo una sconfitta c’è una vittoria, dopo una salita una discesa, dopo una tempesta la quiete. 

Rispondendo alla domanda di prima, questa qualità può essere acquisita, trasformata o migliorata? La risposta è si. Bisogna però sottolineare che ci sono persone che hanno di default questa capacità registrata nel proprio dna, la manifestano come dote, come una sorte di missione divina. Bene, l’obiettivo è quindi quello di cercare di farla emergere ancor di più, se già la si possiede e di circondarsi, invece di chi ne produce una manifestazione spontanea e naturale per farsi "contagiare". 

Per essere predisposti al cambiamento e a riconoscere questa qualità, è necessario prima di tutto abbattere i blocchi, liberarsi dai pesi e permettere al corpo e alla mente di avere i canali completamente aperti. In questo l’osteopatia somato emozionale funziona molto bene perché permette attraverso un’analisi del corpo di trovare le cosiddette zavorre fisiche, rendere il paziente consapevole delle stesse per garantire una liberazione emozionale. Di conseguenza la prima cosa che il paziente riferisce è leggerezza. “Nel mio zaino prima del viaggio, cosa posso portare con me per sentirmi più leggero?”.
 *Fisioterapista Osteopata

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