La dieta FODMAP per ridurre i disturbi gastrointestinali e i sintomi del colon irritabile

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Il termine FODMAP è un acronimo che sta per Fermentable Oligo-Di-and Mono-saccarides And Polyols, ovvero mono-di-oligo-saccaridi e polioli fermentabili. Stiamo parlando di carboidrati di cui ne fanno parte diversi composti. Il fruttosio, presente sia libero che legato al glucosio a formare il saccarosio (semplice zucchero da cucina), lo troviamo in diverse concentrazioni nella frutta e nel miele.

Nell’industria viene utilizzato sotto forma di sciroppo per bibite e dolci. Il lattosio è presente nel latte e la sua digestione è legata alla presenza dell’enzima della lattasi che molti perdono dopo l’età dell’infanzia. Il male assorbimento del lattosio è facilmente identificabile con un semplice esame il breath test. I fruttani sono piccoli polimeri di fruttosio presenti nei cereali in particolar modo grano, orzo, farro e segale e nella frutta come la banana e in molti vegetali come cipolla, aglio e carciofi.

Il nostro intestino non ha gli enzimi per la digestione di questi composti che quindi sono substrato per processi di fermentazione da parte dei batteri che si trovano nell’ileo e nel colon. I galattani sono polimeri del lattosio molto abbondanti nel cavolo e cavoletti di Bruxelles e nei legumi, alimenti questi, cardine delle diete vegetariane e vegane.

I polioli sono dei carboidrati idrogenati quali sorbitolo, mannitolo che si trova soprattutto nei funghi, maltitolo e xilitolo scarsamente assorbiti nel tenue e soggetti a processi fermentativi. Per il rischio di effetti lassativi connessi ad un consumo elevato di quest’ultimi, è obbligatorio indicarli nelle etichette dei prodotti che li contengono, con i possibili effetti collaterali.  
Le sostanze classificate come FODMAP hanno tre caratteristiche in comune: sono scarsamente assorbite nell’intestino tenue; sono molecole piccole, quindi osmoticamente attive, in grado di richiamare acqua nel lume intestinale; sono rapidamente fermentate dai batteri intestinali, con produzione di gas.

Pertanto gli alimenti con elevato contenuto di FODMAP possono contribuire allo sviluppo di fenomeni che interessano oltre il 10% della popolazione: la sindrome del colon irritabile (IBS). Questa è una condizione invalidante per le manifestazioni dei sintomi come gonfiore e dolori addominali, flatulenza, alterazione del transito intestinale con diarrea o costipazione. Peter Gibson e Susan Sheperd della Monash University di Melbourne nel 2005 proposero la dieta FOD_MAP.

Questa dieta, così come dimostrano diverse evidenze scientifiche, presenta una buona efficacia nel ridurre i sintomi legati a IBS e FGID (disturbi funzionali gastrointestinali). La genesi dei fastidi caratterizzanti l’IBS è la distensione del lume intestinale che non solo determina gonfiore addominale, ma è spesso associata a variazione del transito.

La distensione può essere causata da diversi materiali: dalla massa di fibre ingerite; dai liquidi per i fenomeni osmotici e di assorbimento; dai gas prodotti soprattutto dai batteri intestinali attraverso processi fermentativi. La dieta FODMAP si basa sulla restrizione del consumo degli alimenti ricchi di queste sostanze per un periodo di tempo ben determinato, restrizione che dovrebbe consentire una regressione dei sintomi e un miglioramento del benessere gastrointestinale.

A causa della rigidità del protocollo che vede lo stravolgimento delle abitudini alimentari dei pazienti, vi sono oggettive difficoltà di condurre studi sull’efficacia di questa dieta terapeutica, nonostante quelli a nostra disposizione hanno dimostrato sostanziali benefici. 

La difficoltà è riscontrabile anche nell'assenza di dati precisi del contenuto di queste sostanze in cibi diversi e dalla difficoltà di stabilire dei valori di soglia di consumo, visto che non è il contenuto di un singolo cibo ma il contenuto totale di FODMAP consumato nel pasto a determinare la comparsa o meno dei sintomi. In aggiunta è bene valutare se il paziente presenti intolleranza al glutine o abbia problemi di malassorbimento del fruttosio, del lattosio o del sorbitolo.

In effetti gli alimenti ricchi di FODMAP sono presenti in tutti i cereali ricchi di glutine. Una coincidenza tanto curiosa quanto pericolosa per le possibili conseguenze perché quando gli alimenti contenenti il glutine non vengono consumati nella fase di eliminazione, l’eventuale diagnosi di celiachia, non riconosciuta, sortirebbe un ritardo.

La dieta FODMAP si articola in tre fasi ben distinte. L’eliminazione quasi completa di alimenti contenenti FODMAP. Questa fase può avere una durata di 36 settimane e permette di valutare se i sintomi che il paziente lamenta regrediscono. In seguito gli alimenti esclusi vengono reintrodotti in maniera graduale in modo da individuare quali sono gli alimenti, quali le quantità e quale la frequenza di consumo che possono determinare problemi. Si tratta di una parte molto delicata, ma necessaria per evitare reazioni legate all’intromissione di sostanze di cui l’organismo non era più abituato a metabolizzare o magari a capire quale alimento potrebbe dare più reazione

Ultima tappa è il mantenimento che, a seconda dei risultati avuti nella fase precedente, sarà una dieta varia e ricca, per quanto possibile, facendo sempre attenzione alle quantità e alla frequenza degli alimenti intossicanti eliminati nella prima fase. Inutile ripetersi che le dietoterapie, come la FODMAP, non possono essere improvvisate.

Questa, in particolar modo, deve essere seguita secondo le indicazioni di un professionista che abbia confidenza e pratica con questo tipo di regime alimentare in modo da fornire al paziente informazioni dettagliate sui cibi da evitare completamente, su quelli da consumare con attenzione, su quelli che invece è possibile consumare liberamente.

È necessario, infatti, fare attenzione e non escludere determinati cibi senza che ne abbia una reale necessità! Oggi possiamo usufruire di una app che riporta, insieme alle numerose utili informazioni, un elenco di tutti gli alimenti finora testati indicando il contenuto di FODMAP dei vari cibi. Nella terapia risulta fondamentale il contributo dei probiotici perché i pazienti affetti da IBS presentano sempre disbiosi. 

La FODMAP è efficace, ma non è una panacea per la cura della sindrome del colon irritabile. Si tratta di un regime alimentare il cui fine è ridurre i sintomi legati. Non si tratta ovviamente di una dieta alla moda, ma di uno strumento che va utilizzato soltanto in soggetti con diagnosi di IBS. Parola di nutrizionista.

*Biologa Nutrizionista iscritta all’Albo dei Biologi
Docente di Scienze Motorie e Sportive 

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