Esiste una stanchezza dell'intelligenza astratta ed è la più terribile delle stanchezze. Non è pesante come la stanchezza del corpo, e non è inquieta come la stanchezza dell'emozione. È un peso della consapevolezza del mondo, una impossibilità di respirare con l'anima” (Fernando Pessoa). Può capitare nell'arco della propria vita, o in alcuni momenti dell'anno di utilizzare spesso la parola stanco/a. Ma che significato si cela dietro questo termine?
Oggi in ambulatorio un paziente, durante la terapia, mi ha raccontato diverse situazioni tristi e complesse che sta vivendo e ad un certo punto mi ha detto: "Dottoressa sono stanco di questa vita, di questi problemi, di queste preoccupazioni, ho 80 anni e non le nego che prego ogni giorno, chiedo a Dio di poter morire".
Molto spesso consciamente ed inconsciamente, quando non vediamo soluzioni, l'unica via di fuga che desideriamo è la morte. Parlando ed ascoltando molti pazienti negli anni ho osservato e dedotto questo. La prima parola che si utilizza è stanchezza, di conseguenza abbiamo poca energia, siamo giù di morale, non abbiamo voglia di far nulla, ci impigriamo e soprattutto il nostro corpo inizia a manifestare un disagio fisico: è stanco.
Sappiamo che corpo e mente comunicano costantemente tra di loro, disagi fisici si ripercuotono sulla mente e viceversa. Basti pensare al nostro umore, se siamo giù di morale, la mente lo dirà al nostro corpo, che sarà a sua volta debole. Non avremo desiderio e neppure spinta vitale nel realizzare anche gesti, azioni di vita quotidiana.
La stanchezza può derivare da emozioni differenti, disagi diversi: posso essere stanco di vivere perché ho sofferto molto nella mia vita e voglio dire basta. Posso essere stanco di sentire o ascoltare perché per anni ho ascoltato problemi e supportato gli altri oppure posso essere stanco di parlare perché è una vita che provo a dire come la penso, ma non mi sento ascoltato e preso in considerazione.
L'aria di primavera, il cambio ormonale, le allergie possono mettere a dura prova il nostro sistema immunitario e aumentare questo senso di stanchezza. È utile in questo caso effettuare degli esami di laboratorio, le classiche analisi del sangue e l'emocromo per controllare i livelli di emoglobina, ferro, acido folico e vitamina B12, la cui carenza molto spesso può dare spossatezza e stanchezza.
L'alimentazione a base di verdure e carne, sicuramente aiuta ad equilibrare i valori, però spesso questo non basta e bisogna aggiungere integratori specifici facendosi consigliare da uno specialista. Lo sport aiuta? Sicuramente, ma bisogna farlo con moderazione perché se si è già deboli, è consigliabile iniziare con un'attività graduale per poi arrivare, se si vuole, ad attività più intense.
E l'osteopata che cosa può fare in questi casi? Ricordiamoci che il ruolo principale di questa figura professionale è quello di ristabilire l'omeostasi in primis del corpo, cercando di intervenire sul sistema nervoso neurovegetativo, che come ho già spiegato in precedenza, in altri articoli, è un sistema che regola per l'appunto funzioni vegetative, in maniera del tutto autonoma, involontaria.
Se siamo in una situazione di pericolo, per esempio ci troviamo improvvisamente al buio in una stanza con tanta gente per via di un blackout, automaticamente senza che ne prendiamo coscienza, la nostra pupilla inizia a dilatarsi, il nostro cuore inizia a battere più forte, il respiro si fa più corto e tutta l'energia va alle gambe pronte per la fuga.
In questo momento è il sistema ortosimpatico che interviene (insieme al parasimpatico costituisce il vegetativo) nelle situazioni di "fight or flight" . Mentre quando siamo rilassati, in amore, o per esempio quando facciamo una bella passeggiata in natura, lavora il nostro sistema di recupero, il parasimpatico, chiamato anche di "rest and digest", perché quando siamo in equilibrio e rilassati, in salute, riposiamo e digeriamo meglio.
L'osteopatia somato-emozionale in questo caso lavora sul corpo ma anche sulla stanchezza emotiva, ovvero sul risultato di un accumulo di pensieri negativi, conseguenti a stati d'animo tristi ripetuti, traumi che hanno messo a dura prova il proprio equilibrio emotivo. Cosa fare? Prima di tutto fermarsi e comprendere: prendersi cura di sé stessi e riprendere attività che facciano bene allo spirito. “L'arte di saper vivere consiste nell'avere gli occhi di chi ne ha passate tante e il sorriso di chi le ha superate tutte”.
*Fisioterapista Osteopata
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