Uno degli stati metabolici più preoccupanti è l'obesità sarcopenica, ovvero l’aumento di grasso con la contestuale perdita di massa muscolare. L'insulino-resistenza è la causa principale di entrambi gli eventi, in particolare è responsabile della perdita di massa muscolare.
La capacità principale dell’insulina è quella di favorire il trasporto del glucosio all’interno delle cellule. L'insulino-resistenza è una condizione del tutto asintomatica, almeno all’inizio, che si viene a creare quando le cellule dell'organismo presentano una scarsa sensibilità all'insulina. Cioè l'azione esercitata da codesto ormone di far assorbire il glucosio alle cellule non è più adeguata e perciò esso rimane a livello ematico.
Il pancreas, allora, per compensare, nel tentativo di vincere questa “resistenza”, fa in modo di produrre più insulina e però crea la condizione nota come iperinsulinemia. Ai miei alunni spiego che i soldatini prodotti dal pancreas (insulina) non hanno più la forza e quindi chiedono più aiuti e quindi più soldatini. Quindi l’aumento dell’insulina è un meccanismo di compenso, conseguente alla perdita della sua efficacia.
Il problema è che l’insulina è un ormone anche molto “ingrassante” per cui più quantità di insulina vengono prodotte e più si tenderà a formare grasso, in particolar modo in sede addominale. Una delle prime spie dell’insulino-resistenza infatti è proprio un improvviso aumento del grasso in sede addominale. Questo grasso è viscerale, profondo, cioè che ricopre gli organi vitali. Questa condizione è associata a un maggiore rischio cardiovascolare.
Ciò è tanto grave quanto pericoloso. Infatti basti pensare che un soggetto normopeso con grasso viscerale ha lo stesso rischio cardio-metabolico di un paziente in sovrappeso o obeso. Come abbiamo detto, l’insulina è un ormone ingrassante quindi il paziente nota una facilità nel prendere peso e una difficoltà nel perderlo e spesso le persone osservano anche una sproporzione tra quello che mangiano e l’entità del loro peso corporeo.
Inoltre ci possono essere dei sintomi a cui è bene prestare attenzione. Ciò accade perché questa grande quantità di insulina prodotta, determina anche una forte variabilità della glicemia, che può salire e scendere rapidamente; l’organismo avverte questa rapida discesa della glicemia spesso con una sensazione di forte fame, che può verificarsi anche poco tempo dopo aver concluso un pasto.
Si cercano allora e si assumono cibi a base di carboidrati e così si reitera questo circuito. Queste oscillazioni glicemiche possono provocare anche altri sintomi come: sudorazione fredda, tachicardia e palpitazione, nervosismo, tremore delle mani. Per fare la diagnosi di insulino-resistenza è bene eseguire il dosaggio della glicemia e dell’insulinemia a digiuno, sul cui rapporto si misura l’indice HOMA, che deve essere inferiore a 2,5 (sia nelle donne che negli uomini).
L’insulino-resistenza è una condizione reversibile; basta perdere qualche centimetro di circonferenza vita e l’insulina si può ridurre fino anche a normalizzarsi. Non dimentichiamo che l’insulino-resistenza è spesso geneticamente determinata, tanto che rappresenta la causa principale del diabete di tipo 2, e può ripresentarsi con il recupero del peso perduto e con il riformarsi del grasso addominale.
Detto questo, è scientificamente provato che per risolvere questa problematica molto spesso è sufficiente modificare lo stile di vita. L’esercizio fisico regolare, anche di bassa intensità, come marciare (eseguendolo giornalmente), è il farmaco più efficace perché l’esercizio fisico sfrutta la capacità che ha il muscolo di sostituirsi all’insulina. La contrazione muscolare produce delle molecole chiamate miochine, molte delle quali svolgono una funzione simile all’insulina, in quanto favoriscono l’entrata del glucosio nelle cellule.
L’attività fisica quindi ha un’azione vicaria perché fa ciò che l’insulina non riesce a fare. Inoltre bisognerebbe abbinare almeno 3 sedute a settimana di resistance training ovvero quella categoria di allenamenti fisici anaerobici in cui i muscoli esercitano la propria attività contro un carico esterno. L’insulina è un ormone anabolico: infatti è coinvolta sia nella sintesi che nel mantenimento delle proteine muscolari.
Quando l'insulina funziona bene, attiva l'assorbimento degli aminoacidi nella cellula muscolare, che vengono poi utilizzati per creare le proteine all'interno del muscolo. Naturalmente, quando la cellula muscolare diventa resistente all'insulina, gli aminoacidi, che entrano nella cellula muscolare per alimentare la sintesi delle proteine muscolari, sono meno numerosi. Ma affinché il muscolo cresca, la sintesi proteica muscolare deve superare la disgregazione delle proteine muscolari (cioè la proteolisi).
Normalmente, l'insulina inibisce la proteolisi, facendo pendere la bilancia a favore della sintesi. Tuttavia, quando la cellula muscolare diventa insulino-resistente, l'insulina non riesce a contrastare la proteolisi, e quindi si perde massa muscolare di conseguenza il metabolismo si abbassa notevolmente e l'organismo fa più fatica a smaltire il glucosio. Il livello di insulina sale sempre più, cronicizzandosi.
Se il movimento supplisce l’insulina, la dieta diventa la medicina di salvezza. Bisogna assumere alimenti con un basso indice glicemico, ridurre la quota di carboidrati raffinati, sostituire gli alimenti a base di farina bianca con quelli integrali (la farina bianca funziona come lo zucchero!) e mangiare molte verdure. Un accorgimento è quello di iniziare il pasto con una porzione di verdure o ortaggi, in quanto l’assunzione di fibre, prima del pasto, rallenta l’assorbimento dei carboidrati.
Quindi mangiando verdura come “antipasto” a pranzo e a cena riusciamo a rallentare l’assorbimento degli zuccheri così da evitare il picco insulinemico. La frutta, poi, rappresenta un altro pericolo perché contiene fruttosio quindi zucchero. Bisogna evitare di mangiarla a fine pasto perché rischia di innalzare molto l’insulina e così rischiamo di ritrovare il nostro pasto trasformato prevalentemente in grasso di deposito. Meglio perciò mangiare la frutta lontano dai pasti. Infine, prima di affidarsi al farmaco, esiste un integratore che ci viene in aiuto in questi casi: è l’Inusitolo, ma di questo ne parlerò nel prossimo articolo. Parola di Nutrizionista.
*Biologa Nutrizionista iscritta all’Albo dei Biologi
Docente di Scienze Motorie e Sportive
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