A quella comunicazione della Asl è seguito letteralmente il caos. Le telefonate delle famiglie, le strutture che scoprono tutto quasi all’ultimo momento, gli operatori senza indicazioni precise e diciotto pazienti psichiatrici a Vieste, più altri sei a Volturara Appula, improvvisamente destinati a lasciare quei reparti che per anni sono diventati la loro casa. Adesso qualcosa si muove... o forse semplicemente si prova a prendere tempo. Dopo il caso esploso nelle ultime ore attorno alla Fondazione Turati di Vieste, la Asl Foggia ha deciso di fare un passo indietro almeno parziale: i pazienti saranno rivalutati. Tutti: i tredici destinati al trasferimento immediato verso il Don Uva di Foggia, struttura del gruppo Telesforo, ma anche gli altri cinque casi più complessi che erano rimasti in una sorta di limbo e i sei di Villa Maria. Una frenata arrivata dopo giorni tesissimi, culminati nella riunione tra Asl, struttura e sindacati. Fino a poche ore prima il trasferimento sembrava ormai cosa fatta. Data fissata (il primo giugno), comunicazioni già arrivate alle famiglie, PEC inviate alle strutture e una motivazione che ruota attorno al nuovo setting assistenziale previsto dal regolamento regionale 12/2015, il cosiddetto “mantenimento di tipo 2”, accreditamento che il Don Uva possiede e che invece le due strutture garganiche non hanno. Ma mentre la parte burocratica provava a seguire il suo binario, sul territorio ci si chiedeva: Che cosa succede a persone fragili che da quattro, dieci anni vivono negli stessi luoghi, con gli stessi operatori, le stesse abitudini, gli stessi spazi, e che da un giorno all’altro si sentono dire che devono andare via? È lì che il caso ha iniziato a cambiare faccia. Perché scavando oltre le carte sono emersi racconti pesanti, caratterizzati da pazienti destabilizzati, familiari che parlano di decisioni comunicate senza spiegazioni, strutture che sostengono di non essere mai state coinvolte davvero nel percorso. Il sunto può essere più o meno questo: “Nessuno ha pensato all’impatto umano di tutto questo”. Poi a Vieste e a Volturara, apparentemente, qualcosa si è mosso. Però il clima resta tesissimo.
Alla Turati, nel giro di ventiquattr’ore, è cambiato tutto o quasi. Fino a martedì il trasferimento dei pazienti psichiatrici verso il Don Uva di Foggia sembrava una decisione già scritta. Comunicazioni inviate alle famiglie, PEC arrivate in struttura e la data fatidica: sempre quella del primo giugno. Tredici pazienti pronti a lasciare Vieste, altri cinque ancora sospesi in una situazione poco chiara. Se non fosse che non tutti hanno accolto di buon grado e a capo chino questo cambiamento: prima le proteste dei familiari, poi dei sindacati il malumore degli operatori, le domande che hanno iniziato a rincorrersi anche fuori dalla struttura. Alla fine la Asl di Foggia ha frenato: “Ci sarà una rivalutazione dei pazienti”.
È questa, di fatto, la novità venuta fuori dalla riunione tra azienda sanitaria, struttura e sindacati. Una rivalutazione che riguarderà tutti e diciotto i pazienti presenti nel reparto - non più soltanto i tredici inizialmente destinati al trasferimento immediato dal primo giugno - ma anche gli altri cinque casi più delicati, quelli per cui fino a due giorni fa non esisteva ancora una decisione definitiva. Il risultato è che il trasferimento non è più immediato come sembrava fino a pochi giorni fa, almeno sulla carta. La conferma giunge dalla stessa direzione operativa della struttura, da dove spiegano che saranno i tecnici del Dipartimento di riabilitazione e dell’area coordinamento Asl a raggiungere Vieste per una nuova valutazione clinica dei pazienti. Tuttavia non c’è ancora nessuna data fissata e manca un’indicazione precisa sui tempi. Nessuna certezza neppure sul personale e sul futuro del reparto.
Su questo fronte, almeno per adesso, non esistono risposte definitive. “Tutto dipenderà dalle rivalutazioni”. Comunque è già una mezza retromarcia. Questo brusco dietrofront della Asl arriva dopo giorni di fortissima tensione, con le famiglie che avevano iniziato a muoversi direttamente, inviando lettere contenenti contestazioni e richieste di chiarimento. Molti di quei pazienti vivono alla Turati dal 2016 e lì hanno trovato una routine, operatori di riferimento, spazi familiari. Alcuni presentano quadri clinici molto complessi. Ed è attorno a questo aspetto che nelle ultime ore si è indirizzata la discussione. La Asl sostiene che il trasferimento nasce dall’esigenza di collocare i pazienti in un setting assistenziale più appropriato previsto dal regolamento regionale. Il Don Uva, appartenente al gruppo Telesforo, possiede infatti l’accreditamento per il “mantenimento di tipo 2”, requisito che invece la Turati non ha nel nuovo assetto regionale.
Però su questo una domanda sorge spontanea: se questi pazienti per anni sono stati ritenuti idonei a quella struttura, cosa è cambiato improvvisamente adesso? La domanda resta nell’etere. Così come resta sospesa un’altra questione delicatissima: quella occupazionale. Se il trasferimento dovesse concretizzarsi, il reparto subirebbe un ridimensionamento pesantissimo. E con cinque pazienti appena, la sostenibilità organizzativa diventerebbe quasi impossibile. Per il momento tutto resta congelato in attesa delle nuove valutazioni, ma il clima continua ad essere pesante. La direttrice operativa Angela Casamassima, che già nelle scorse ore aveva spiegato le ragioni tecniche del provvedimento, dopo il tavolo con la Asl ha confermato il cambio di impostazione: “L’unica cosa è che saranno rivalutati i pazienti”, ha spiegato a l’Attacco. “In base a quelle rivalutazioni si seguiranno nuove indicazioni”.
Nel frattempo, dietro il linguaggio tecnico dei regolamenti e degli accreditamenti, continuano a muoversi storie molto più complicate. Vite di persone fragili che rischiano di essere sradicate da contesti costruiti nel tempo. Famiglie che, fino a pochi giorni fa, si sentivano parlare di trasferimenti ormai imminenti. E, altro aspetto da non trascurare, operatori che raccontano di aver saputo tutto praticamente a giochi fatti.
Ma anche - e soprattutto - una sanità che adesso dovrà spiegare perché una decisione presentata inizialmente come definitiva sia diventata, nel giro di poche ore, improvvisamente rivedibile. Anche perché, da quello che emerge, i primi esami sulle cartelle cliniche erano già stati fatti. La stessa Casamassima aveva spiegato che il Dipartimento aveva effettuato valutazioni sulla base dei piani riabilitativi individuali. E allora cosa ha portato alla decisione di rivedere tutto? Probabilmente il peso assunto dal caso fuori dagli uffici. Qualcosa evidentemente si è incrinato. E la vicenda, ormai diventata pubblica, tale resterà.
How to resolve AdBlock issue?


(condividi) in basso allo schermo,
(Aggiungi alla schermata Home).