Ciuffreda pungola Melillo: “Che vada corretta azione di Stato e magistratura? Non basta invitare alla denuncia”
“Che ci sia qualcosa da affinare, da rivedere, da correggere nell’azione dello Stato e della magistratura?”. A sollevare tale interrogativo, di fronte alla persistente pervasività e capacità intimidatoria dei clan della quarta mafia che attanaglia la Capitanata, è Giuseppe Ciuffreda, “figlio di un imprenditore ucciso per non aver pagato il racket”, come si firma nella lettera inviata ai media e indirizzata al procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Giovanni Melillo. Una lettera densa quella del figlio dell’edile mattinatese Nicola Ciuffreda, assassinato dalla mafia a Foggia in un suo cantiere il 14 settembre 1990 per non aver ceduto e aver, anzi, denunciato i propri estorsori. “Ho letto con interesse quanto lei ha detto agli organi di informazione a proposito della pericolosità e del radicamento della criminalità organizzata nel territorio della Capitanata. Lo ha fatto all’indomani di una brillante operazione coordinata dalla Direzione Nazionale Antimafia, per la quale ogni cittadino del nostro territorio, me compreso, le è sinceramente grato come siamo grati ai suoi colleghi magistrati e ai membri delle forze di polizia”, scrive Ciuffreda a Melillo. “La sua analisi, secondo la quale in provincia di Foggia la situazione della criminalità organizzata è peggiore di quella della Sicilia, e che asserisce che nel capoluogo vi siano interi settori produttivi controllati dalla mafia è tale sgomentare e indignare qualunque persona perbene. Spero di non doverle spiegare quanto profondamente odi il cancro della mafia, la cui violenza ha segnato per sempre la mia vita e quella della mia famiglia; e voglio aggiungere che come foggiano sono orgoglioso che un mio concittadino per nascita sia assurto, grazie al suo valore e alla sua competenza, al ruolo più alto della magistratura italiana per quanto attiene alla mafia e al terrorismo. Ha ragione, è sciocco e pericoloso ridurre il fenomeno a una questione di ordine pubblico. La mafia ha una riconosciuta e pericolosa capacità di insinuarsi in tutti i gangli della vita associata, corrompendoli e inquinandoli. Giustissimo, quindi, l’invito alle istituzioni, ma anche alla società civile, perché si destino dall’inerzia o - peggio- dalla compiacenza. Non meno giusto l’invito a denunciare e a renderci tutti parte attiva della resistenza e del contrasto alla mafia e alla mafiosità”, continua Ciuffreda.
How to resolve AdBlock issue?
(condividi) in basso allo schermo,
(Aggiungi alla schermata Home).