La candidatura appena annunciata della Chiesa di Santa Chiara ai Luoghi del Cuore FAI per il nuovo censimento nazionale vale innanzitutto come sensibilizzazione, ma poi mira anche a proseguire il percorso di riconquista del proprio passato e dei propri luoghi identitari avviato in questi ultimi periodi. La Chiesa di Santa Chiara è diventata, infatti, il fulcro di una mobilitazione civica che sta correndo in special modo attraverso i social network, perché anche la cura dei luoghi è una forma di cittadinanza attiva per costruire comunità. La città che oggi si mobilita per Santa Chiara è la stessa che - negli ultimi vent’anni - ha già incrociato più volte il percorso del FAI e del censimento dei Luoghi del Cuore, scegliendo di volta in volta luoghi diversi per raccontare sé stessa. La Cattedrale, con la sua storia di distruzioni e ricostruzioni; Palazzo San Domenico – sede del Municipio -, con il suo chiostro e la Cappella della Maddalena; Villa Rosa, che restituiva l’immagine di un rapporto col mare che non era ancora segnato dalle grandi fratture industriali e ambientali del secondo dopoguerra. Ogni volta, la scelta di un luogo ha funzionato come una dichiarazione implicita di cura verso la propria identità collettiva. Se le prime esperienze avevano riguardato luoghi già riconosciuti come simbolici, adesso sembra che Manfredonia voglia compiere un passo ulteriore, scegliendo di prendersi cura di un luogo fragile che evoca devozioni quotidiane e un rapporto con il sacro passava attraverso la continuità dei piccoli gesti. È come se la comunità avesse deciso di difendere ciò che non ha più voce. Con la candidatura della Chiesa di Santa Chiara – consacrata nel 1680 dal cardinale Vincenzo Maria Orsini -, la città si rivolge verso un edificio che per anni era rimasto ai margini, visibile e invisibile allo stesso tempo. È proprio questa condizione che l’aveva lasciato sospeso a rendere maggiormente significativa l’attuale candidatura. Piuttosto che rischiare di farlo scivolare lentamente fuori dalla percezione pubblica, viene riportato al centro dell’attenzione. Le ricostruzioni successive al terremoto del 1627 - seguite dalle trasformazioni urbanistiche del Novecento - hanno lasciato un tessuto urbano stratificato. Nel senso che ci convivono testimonianze medievali, accanto a quelle barocche, settecentesche e anche moderne. La storia urbana di Manfredonia mostra come il centro antico abbia conosciuto - soprattutto a partire dal secondo dopoguerra - una progressiva perdita di centralità, a favore dei quartieri sorti lungo le direttrici moderne. In questo processo, molte chiese minori e conventi hanno perso progressivamente la propria funzione, diventando talvolta anche luoghi chiusi o accessibili solo in rare occasioni. 

È calato il sipario sulla “Festa delle Feste”, la festa patronale di San Severo che celebra la solennità liturgica della Madonna del Soccorso. Da venerdì a martedì, la Città dei Campanili si è trasformata in un grande palcoscenico di emozioni, dove il sacro e il profano si sono intrecciati in un’atmosfera unica e coinvolgente. E come tutte le cose, quando finiscono lasciano un senso di nostalgia che si attenua solo col tempo. Chi ha raccontato i cinque giorni di festa è rimasto però dietro una patina incravattata che ha riportato una mezza realtà. Buon viaggio nell’altra metà, senza filtri, scandita da un abbecedario, quello della Festa del Soccorso 2026.

Il Cine Teatro Roma di Cerignola, diretto da Simona Sala, ospiterà, da giovedì 21 maggio e per i giorni seguenti la proiezione in contemporanea con l’uscita nelle sale italiane, di Don't let the sun, il lungometraggio della regista svizzera Jacqueline Zünd, premiato con il Pardo for Best Performance al Locarno Film Festival 78 nella sezione Concorso Cineasti del Presente. La serata assume un significato del tutto particolare per la comunità cerignolana: nel cast del film figura infatti Maria Pia Pepe, giovane attrice cerignolana di soli 10 anni, al suo debutto assoluto sul grande schermo. Una presenza che la città non poteva non celebrare.

Otto studenti del corso di Diritto Tributario, (CdL in Consulente del Lavoro ed Esperto in relazioni industriali), del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Foggia hanno visitato la Corte Costituzionale per assistere a un’udienza pubblica. Si è trattato, commentano, di "un momento di altissimo valore formativo e un grande onore essere ricevuti dal Vice Presidente Luca Antonini per un colloquio privato".

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