A Rodi Garganico - come nel resto del Promontorio - la stagione turistica comincia sempre con un ritmo lento, progressivo, nell’attesa che il paese si riempia davvero. L’estate è ormai alle porte e tra ristoratori e albergatori si respira un cauto ottimismo. La Pasqua e i ponti primaverili hanno lasciato segnali incoraggianti, soprattutto sul porto turistico, dove però a metà maggio molte attività sono ancora chiuse. Ad essere già operative sono soprattutto le realtà familiari, quelle che provano a resistere anche durante l’inverno. “Abbiamo iniziato bene”, racconta a l’Attacco Martinica Notarangelo del bar-ristorante Dai Pescatori, attività storica del porto, gestita con la madre Lea Montecalvo e il nonno materno Michele, insieme all’albergo di famiglia Mare Blu. “Le feste e gli eventi hanno aiutato molto, portando gente anche dai paesi vicini. Per ora siamo fiduciosi”. Sulla bilancia, c’è da dire, pesa anche il clima internazionale. Guerre, rincari, costo dei carburanti e timori legati ai voli stanno infatti incidendo sulle abitudini di molti viaggiatori. Sul Gargano, però, diversi operatori intravedono anche un possibile effetto contrario: più italiani potrebbero scegliere di restare nel Paese. Tra questi anche Martinica, che è dello stesso avviso: “Ci dicono che tanti stanno evitando di spostarsi troppo all’estero. Per via dei costi degli aerei, molti preferiscono restare in Italia. Perciò confidiamo nella nostra Puglia, che continua ad attirare”. Intanto, si vedono già i primi stranieri: tedeschi e francesi arrivano soprattutto nei mesi di aprile, maggio e settembre, mentre luglio e agosto restano il cuore della stagione balneare. Il turismo, ad ogni modo, sta cambiando ed anche rapidamente, specialmente nelle abitudini, a cominciare nel modo di mangiare: “Prima la gente si sedeva e faceva antipasto, primo e secondo. Adesso cercano cose più veloci: taglieri, bruschette, piatti rapidi... così abbiamo rivisto la nostra offerta. Abbiamo dovuto adattarci anche noi”. Le famiglie restano la clientela principale, soprattutto nei residence e negli appartamenti turistici, mentre i giovani continuano a essere la fascia più difficile da intercettare. “Qui vedo molta clientela adulta e familiare” - dice Martinica - “Per i ragazzi si potrebbe fare di più. Servirebbero eventi ad hoc concepiti per loro, qualcosa che li spinga a fermarsi anche la sera”.
Sul porto, fuori dai weekend e dalle festività, la sensazione è ancora quella di una località che fatica a vivere pienamente fuori stagione. Alcune attività aprono soltanto nei fine settimana, altre aspettano giugno inoltrato. Eppure c’è chi prova a invertire la rotta. Anche Michael Rossetti, titolare del Rossetti Kitchen, tiene aperto tutto l’anno. Una scelta che definisce “un investimento” più che una convenienza economica: “Noi d’inverno lavoriamo da soli. I costi non si coprono, però se vuoi parlare davvero di destagionalizzazione devi esserci sempre, il cliente deve sapere che trova un servizio”. Rossetti parla da imprenditore ma soprattutto da operatore che vive quotidianamente le difficoltà del territorio. Per lui il problema non riguarda soltanto la politica o la promozione turistica, ma anche la mentalità: “Qui bisogna crescere nella cultura dell’accoglienza. Tante attività aprono solo quando esce il sole. Però se il porto è spento, la gente non ci viene. Se invece ci sono più locali aperti, più luci accese, più servizi, allora il posto diventa vivo”. Nel suo ragionamento torna spesso il tema della formazione. Questo perché uno dei problemi più sentiti anche a Rodi resta quello del personale: “Il professionista per due mesi non viene”, osserva, “Chi ha esperienza cerca stagioni più lunghe. E chi trovi spesso ha bisogno di formazione. Però oggi il cliente vuole qualità e attenzione, cerca l'esperienza”. Un’esperienza che, secondo molti operatori, non passa soltanto dal piatto servito a tavola: “Il turista cerca un ricordo. Vuole sentirsi accolto, ascoltare una storia, capire il territorio dove si trova. Se mangia bene ma vive un’esperienza fredda, impersonale, quella sera se la dimentica”. Tra gli operatori resta, poi, qualche critica interna. Martinica parla in maniera chiara di un ambiente ancora troppo frammentato: “Qui ognuno pensa per sé, manca collaborazione tra attività. A Peschici li vedo più uniti”. “L’estate ormai dura sempre meno”, spiegano gli operatori del porto. “Il vero pienone è concentrato tra il 20 luglio e il 20 agosto. Il resto bisogna costruirselo”. E così, mentre il sole di maggio illumina il molo turistico di Rodi Garganico, gli imprenditori fanno i conti con speranze, costi e incertezze. Qualcuno aspetta prenotazioni, altri confidano nei weekend, taluni continuano a tenere aperto anche quando conviene poco. Per loro, però, come per quelli di Vieste, il punto resta lo stesso: capire se il Gargano riuscirà finalmente a vivere oltre quei trenta giorni d’estate che, da soli, non bastano più.
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