Un’unica voce, un’unica protesta, un unico obiettivo: difendere il futuro dell’olivicoltura italiana. Da una parte la grande manifestazione promossa da Coldiretti e Unaprol contro i “trafficanti dell’olio”, dall’altra l’assemblea nazionale convocata alla Fiera del Levante dal Comitato “Uniti per affrontare la crisi del mercato olivicolo”. Due iniziative diverse ma unite dallo stesso allarme e dalle stesse richieste, che hanno trasformato Bari nella capitale della mobilitazione del mondo olivicolo nazionale. Migliaia di agricoltori, produttori, frantoiani, cooperative e Organizzazioni di produttori provenienti da Puglia, Calabria, Sicilia, Basilicata, Toscana e Lazio hanno invaso il capoluogo pugliese per denunciare una situazione ritenuta ormai insostenibile. Al centro della protesta il crollo dei prezzi riconosciuti agli olivicoltori, la crescita dei costi di produzione, la concorrenza di oli provenienti dall’estero, le frodi commerciali e la mancanza di strumenti adeguati per garantire trasparenza e tracciabilità lungo la filiera. Nella piazza di Coldiretti e Unaprol è andato in scena il duro atto d’accusa contro le adulterazioni e le pratiche che, secondo gli organizzatori, alterano il mercato e penalizzano le aziende agricole italiane. “Basta trafficanti di olio”, è stato il messaggio lanciato dagli agricoltori, che chiedono controlli più rigorosi, verifiche scientifiche sulla qualità dei prodotti e maggiore tutela per il vero extravergine italiano. Sotto accusa anche l’importazione di oli esteri e la presenza sugli scaffali di prodotti venduti a prezzi considerati incompatibili con i costi reali di produzione. A pochi chilometri di distanza, nella Sala 8 della Fiera del Levante, il confronto si è spostato dalle denunce alle proposte. Il Comitato nazionale che riunisce produttori, frantoiani e Op ha presentato un pacchetto di misure per riformare il settore: dalla bolla elettronica per la movimentazione dell’olio sfuso ai controlli sugli operatori con fatturati anomali, fino al sostegno finanziario per lo stoccaggio degli oli italiani certificati e alla creazione di strutture doganali dedicate agli oli importati. “La presenza di così tante persone dimostra che qui c’è tutta l’olivicoltura italiana”, ha sottolineato Gennaro Sicolo salutando le delegazioni arrivate da ogni parte del Paese. Presenti anche tanti sindaci parlamentari e rappresentanti di enti e istituzioni del territorio. Un grido di allarme che non può più restare inascoltato.
Migliaia di olivicoltori provenienti da tutta Italia hanno manifestato a Bari per denunciare quella che definiscono una vera e propria emergenza per il comparto olivicolo nazionale: frodi, adulterazioni, importazioni poco trasparenti e pratiche commerciali che starebbero mettendo in ginocchio le aziende agricole italiane e minando la fiducia dei consumatori. La mobilitazione, promossa da Coldiretti e Unaprol nel cuore dell’olivicoltura italiana, arriva a pochi giorni dalle proteste organizzate davanti alle prefetture di tutto il Paese e rappresenta l’inizio di una nuova fase della vertenza che coinvolge uno dei settori simbolo dell’agroalimentare nazionale. Al centro della protesta il crollo dei prezzi riconosciuti agli olivicoltori. Secondo le organizzazioni agricole, il valore dell’olio extravergine pagato alla produzione è sceso fino a sfiorare i cinque euro al litro, contro i circa nove euro registrati nel 2025. Un livello che, denunciano gli agricoltori, rischia di non coprire più i costi medi di produzione, aggravati dall’aumento delle spese energetiche e dalle tensioni geopolitiche internazionali. In piazza, accanto agli agricoltori, anche il vicepresidente nazionale di Coldiretti e presidente di Unaprol, David Granieri, che ha lanciato un duro atto d’accusa contro quelle che definisce le distorsioni del mercato dell’olio.
“Siamo esausti. Siamo qui, a distanza di una settimana dalle nostre manifestazioni sotto le prefetture italiane, nel cuore dell’olivicoltura italiana, per dire assolutamente basta ai trafficanti di olio”, ha dichiarato Granieri. “Parliamo di un settore che vale oltre 5 miliardi e 400 milioni di euro e movimenta 779 milioni di litri di prodotto, ma troppo spesso non sappiamo cosa c’è dentro quelle bottiglie, da dove proviene l’olio e quale percorso abbia seguito”. Secondo il presidente di Unaprol, esistono meccanismi che consentirebbero di immettere sul mercato prodotti che nulla avrebbero a che fare con l’eccellenza dell’extravergine italiano. “È l’unico settore dove un sottoprodotto diventa prodotto, dove l’olio vergine viene miscelato con una quota di extravergine e improvvisamente diventa tutto extravergine. Per noi questo è inaccettabile perché sottrae reddito alle imprese agricole e ricchezza ai territori”.
Da qui la richiesta di controlli più rigorosi e strumenti scientifici avanzati per garantire la tracciabilità dell’olio lungo tutta la filiera. “Vogliamo controlli efficaci, sicuri e trasparenti. Pensiamo all’utilizzo della risonanza magnetica o della tracciatura isotopica. I cittadini devono sapere con certezza cosa consumano. L’olio è un alimento fondamentale della nostra dieta, non può essere trattato come una semplice commodity”. Tra i temi più delicati sollevati dalla protesta c’è quello dell’importazione di oli provenienti dall’estero. Granieri ha puntato il dito in particolare contro l’arrivo di ingenti quantità di olio deodorato dalla Spagna. “Stanno arrivando vagonate di olio deodorato, un prodotto che non ha né colore né sapore e che viene colorato con la clorofilla. Questo rappresenta un grandissimo inganno per i consumatori. Abbiamo chiesto controlli e verifiche perché non è accettabile che il cittadino non sia pienamente informato su ciò che acquista”.
Nel mirino delle organizzazioni agricole anche il regime di importazione a dazio zero per alcune partite di olio extravergine. “In Italia arrivano circa 50 mila tonnellate di prodotto che dovrebbero transitare e poi uscire dal Paese. In molti casi, però, non è chiaro dove vadano a finire. Non si conoscono con precisione i lotti di provenienza e quelli di destinazione. Questa situazione non è più tollerabile”, ha aggiunto Granieri.Secondo Coldiretti, i numeri della filiera evidenziano uno squilibrio significativo tra produzione nazionale e quantità di olio presente sul mercato. L’Italia produce circa 234 milioni di litri di olio extravergine d’oliva, a fronte di consumi interni pari a 461 milioni di litri. A questi si aggiungono un export di 318 milioni di litri e importazioni che raggiungono i 545 milioni di litri all’anno. Per sensibilizzare l’opinione pubblica, in piazza è stato allestito anche un grande “tavolo degli inganni”, dove tecnici ed esperti hanno illustrato ai cittadini alcune delle pratiche che, secondo le organizzazioni agricole, alterano il mercato e possono compromettere la qualità del prodotto finale.
Un altro tema affrontato durante la manifestazione riguarda l’origine dell’olio commercializzato sugli scaffali della grande distribuzione. “Si sono messi in testa che l’olio debba costare pochissimo”, ha affermato Granieri. “Ma esistono categorie che vengono utilizzate soltanto per finalità commerciali. L’italianizzato non può esistere. La legge parla chiaro: ciò che non è italiano deve essere dichiarato per quello che è, spagnolo, tunisino o di qualsiasi altra provenienza”. Particolarmente duro il giudizio sul mercato attuale. “Dopo tre anni siamo stanchi. Abbiamo ricominciato a vedere bottiglie vendute a quattro euro sugli scaffali. Dai monitoraggi che abbiamo effettuato emerge che otto bottiglie su dieci non sarebbero realmente extravergine. È una situazione che deve finire”. Per Coldiretti e Unaprol la battaglia non riguarda soltanto la tutela del reddito agricolo, ma anche la sicurezza alimentare e il diritto dei consumatori a compiere scelte consapevoli. “In una fase in cui i costi di produzione continuano ad aumentare e la questione della salute è sempre più centrale - ha concluso Granieri.
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