L’olio del Gargano da portare fuori: alla fine della Settimana dell’Olio si va verso i mercati internazionali

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Nella serata di giovedì 27 agosto, si è chiusa a Vieste la decima edizione di Oleocentrica -  La Settimana dell’Olio, con il talk dedicato a “L’olio extravergine di oliva e le olive da tavola: la sfida dei mercati internazionali”. Un approdo tutt’altro che casuale per una manifestazione che, dopo dieci edizioni, prova ad allargare lo sguardo: dall’ulivo alla bottiglia, dal paesaggio al mercato, fino a chiedersi quale spazio possa conquistare l’extravergine italiano fuori dai confini nazionali. Ne hanno discusso la senatrice Gisella Naturale, presidente dell’Intergruppo parlamentare per lo sviluppo e la valorizzazione del settore olivicolo-oleario; la consigliera regionale Graziamaria Starace; l’assessore all’Agricoltura e alle Politiche Forestali di Vieste, Alessandro Del Zompo; Federico Sisti, segretario generale della Camera di Commercio dell’Umbria; Mariella Cerullo, responsabile marketing e pubbliche relazioni di Oleificio Zucchi e vicepresidente di Federolio; Nicola Ruggiero, presidente di Oliveti d’Italia; Antonio Mitrione, produttore garganico; Martina Bacceli, vicecapo panel del concorso nazionale Ercole Olivario - Olive da tavola e la direttrice organizzativa Sabrina Pupillo. Tutti i loro interventi sono finiti per convergere su un aspetto: la qualità, da sola, potrebbe non bastare se l’olio del Gargano vuole raggiungere consumatori lontani e trasformare una produzione fortemente legata al territorio in valore economico, per cui è necessario superare quella frammentazione tra produttori, territori e regioni che - a detta dei produttori stessi - continua a rappresentare uno dei grandi limiti del comparto. Il problema parte da una contraddizione: un prodotto identitario, radicato nella storia e nel paesaggio italiano, è minacciato dalle logiche di un mercato che tende invece a uniformare. “L’olivicoltura è in ginocchio!”, avverte Naturale nelle sue dichiarazioni a l’Attacco, “L’olio d’oliva non può diventare una commodity. Il rischio è questo e la politica deve scongiurare ciò che la globalizzazione sta generando”. Una battaglia fondamentale, più di ogni altra ragione perché attorno agli ulivi sopravvivono territori e possibilità di futuro: “L’olivicoltura può essere la garanzia per tanti giovani che vivono questa terra e Vieste e il Gargano, oltre al mare, hanno un mondo olivicolo davvero da difendere e da far conoscere”.

Difenderlo, però, significa anche renderlo competitivo. Durante il confronto si è palesata la necessità di fissare criteri riconoscibili di qualità, in una fase nella quale persino il consumatore è diventato più consapevole e, davanti a una bottiglia, non guarda più soltanto il prezzo, ma presta attenzione a biodiversità, standard produttivi, sostenibilità, innovazione e tracciabilità. Per Mariella Cerullo occorre completare il passaggio dell’extravergine da semplice commodity a prodotto a valore narrato, in grado di comunicare sui mercati globali ciò che lo rende diverso. Non basta più indicare un’origine geografica: bisogna costruire valore e renderlo immediatamente riconoscibile.
Ad oggi il settore olivicolo italiano resta fortemente frammentato, mentre la competizione internazionale richiede massa critica e strategie condivise. Un tema posto anche dal presidente di Oliveti d’Italia Nicola Ruggiero e che diventa ancora più evidente osservando le dimensioni economiche di un comparto capace di generare miliardi di fatturato, ma concentrato in un numero limitato di grandi Paesi produttori. L’extravergine, al tempo stesso, conserva margini per raggiungere aree geografiche nelle quali il consumo è ancora lontano dai livelli mediterranei.

Il Gargano qualche strada l’ha già imboccata. Antonio Mitrione, 28 anni, dopo la laurea magistrale in Food Marketing e un’esperienza in Spagna è tornato a Carpino, mantenendo però lo sguardo rivolto all’estero: oggi circa metà del fatturato dell’azienda Oilivis proviene dall’export, con prodotti presenti in quindici Paesi, dalla Corea agli Stati Uniti fino al Giappone. È la dimostrazione plastica di come un prodotto profondamente territoriale possa trovare spazio molto lontano dal luogo in cui nasce. Non è un caso che proprio il Giappone è stato uno dei fili conduttori della parte finale di Oleocentrica. Mercoledì, a Tenuta Padre Pio, l’incontro con la buyer, giornalista ed esperta Yuko Okuma ha permesso di entrare nelle abitudini di un consumatore culturalmente distante da quello italiano, analizzando modalità di comunicazione, caratteristiche richieste e ostacoli all’ingresso. “Abbiamo sondato i mercati internazionali - spiega Del Zompo - con la presenza di Yuko Okuma, che ci ha introdotto alle peculiarità del mercato giapponese, alle difficoltà di ingresso che presenta, ma anche alle altissime aspettative che i produttori locali possono avere da questo mercato”. Per l’assessore la decima edizione costituisce “una tappa di un viaggio bellissimo” nell’extravergine di alta qualità, nel quale divulgazione, tecnica e conoscenza del territorio s’interscambiano in un rapporto dialogico.

Un territorio che dispone peraltro di una prima, enorme vetrina internazionale senza doverla cercare altrove: il turismo. “L’olio rappresenta quel prodotto che ci fa sentire a casa, ma soprattutto che parla di noi ai nostri ospiti”, osserva Graziamaria Starace. Da qui l’esigenza di rendere “più densa la vacanza” di chi approda sul Gargano. Il turismo contemporaneo, è emerso dal confronto, cerca sempre più conoscenza ed esperienza, mentre il particolare microclima tra mare e montagna consegna agli oli garganici profumi e caratteristiche che possono diventare parte della loro identità commerciale.

Nel percorso della Settimana dell’Olio sono entrate anche le olive da tavola, con Martina Bacceli e l’esperienza dell’Ercole Olivario, mentre Federico Sisti ha richiamato la necessità di accompagnare l’elevata qualità delle produzioni italiane con “una sempre maggiore capacità di valorizzazione e di apertura verso i mercati internazionali”. Dopo cinque giornate assai fitte di incontri, la decima edizione è così tramontata anche quest’anno, non senza lasciare però aperta la questione più importante. Il Gargano possiede ulivi secolari, varietà, paesaggio, competenze e storie. Possiede, cioè, buona parte di ciò che oggi il mercato cerca dietro un prodotto. Come evitare allora che questa ricchezza rimanga soltanto qualcosa da mostrare a chi arriva, riuscendo invece a portarla fuori? Quest’anno si è provato a dare una prima risposta, ma la questione non si esaurisce certo qui.

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