Libro Possibile, la terza serata fa il pieno malgrado la pioggia: argomenti diversi e tanti turisti presenti

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Io ancora mi ricordo di quando chiesi a mia madre il permesso di poter partecipare ad un pigiama party e lei mi disse di no” - parte da questo ricordo personale, di un episodio semplice ma emblematico, il racconto della celebre giornalista e conduttrice Francesca Barra, intervenuta nella serata di giovedì 23 a Vieste per chiudere il ciclo di interventi che si sono susseguiti nella terza serata della XXV edizione del Libro Possibile. Il suo è l’ultimo contributo di un programma ricco di ospiti e temi d’attualità che, a causa della pioggia, rinuncia al palco di Marina Piccola e si trasferisce nell’aula consiliare del Comune, dove il pubblico segue senza particolari defezioni una lunga serata di incontri.
Ad aprire le danze è il professore e informatico Nello Cristianini, tra i massimi esperti internazionali di intelligenza artificiale, che guida il pubblico nei meandri di uno degli argomenti più discussi degli ultimi tempi. Il professore spiega come le moderne reti neurali siano ormai capaci di sviluppare meccanismi che neppure i loro creatori riescono a interpretare completamente, ponendo interrogativi destinati ad accompagnare il prossimo futuro: comprendere il funzionamento di sistemi sempre più autonomi e stabilire quale rapporto debba esistere tra innovazione tecnologica, trasparenza e responsabilità. Dal futuro della tecnologia il dibattito si sposta poi sul passato e sulla politica, con un richiamo ai tempi della Prima Repubblica.  In dialogo con la giornalista di SkyTg24 Valentina Bendicenti, l’editorialista e saggista Antonio Padellaro - rifondatore dell’Unità e primo direttore de Il Fatto Quotidiano -  ripercorre il Paese della sua giovinezza e, con alcuni aneddoti, ricorda il valore del confronto politico. “La politica non deve essere inciucio ma rispetto per gli oppositori, per le idee e per le persone. Dovrebbe essere questa la politica”, tuona il giornalista, ricordando un tempo in cui gli avversari sapevano distinguere lo scontro politico dal rispetto reciproco. Da qui il tema trasla al delicato ambito della giustizia. Il direttore de Il Gioranale e di Libero Alessandro Sallusti - in collegamento da remoto - e l’ex magistrato Luca Palamara riportano l’attenzione sul sistema delle correnti e sul funzionamento interno della magistratura, tema tornato d’attualità specialmente dopo il referendum sulla giustizia.
“Bisogna rispettare l’esito del referendum, ha vinto il No, però

penso che sia giusto continuare a parlare dei problemi che riguardano l’assetto di potere interno alla magistratura e capire se oggi prevale realmente il merito rispetto all’appartenenza oppure se le regole del sistema colpiscono ancora”, afferma Palamara.
L’ex membro del CSM chiarisce il senso dell’incontro: “Non siamo qui per parlare contro la magistratura, ma per proporre riflessioni che possano contribuire al suo miglior funzionamento”. Palamara ritiene che il tema delle correnti continui a meritare attenzione: “Non devono essere demonizzate, hanno rappresentato una fase storica importante, ma nel tempo si sono trasformate in strumenti di potere. Discutere se questi strumenti siano ancora attuali penso sia una necessità”.

L’atmosfera cambia con l’entrata in scena di Concita De Gregorio, che porta la riflessione su un terreno più intimo.  Con La cura - questo il titolo del suo libro - la giornalista e conduttrice affronta il tema della fragilità, concepito in chiave totalizzante come una tematica che riguarda tutti. “Nessuno può combattere da solo contro il suo stesso corpo”, dice, prendendo le distanze da un linguaggio che descrive la malattia come una guerra. “Questo linguaggio del guerriero è un po’ colpevolizzante. Non dipende da me se guarisco oppure no”.
Per la giornalista la vera battaglia è un’altra e si combatte su un terreno ben diverso: “Quello che sconfigge la malattia è la scienza. Bisogna investire nella ricerca, trattenere i ricercatori e rafforzare la sanità pubblica”. Ma il libro, precisa, non parla soltanto della malattia: “Parla di tutti. Siamo tutti fragili, abbiamo tutti bisogno di essere visti e soprattutto di essere amati”. Una considerazione che si estende anche ai giovani, sempre più spesso alle prese con “ansia, depressione, panico, insonnia e disturbi alimentari”, ma anche con le fragilità economiche e affettive che attraversano la società contemporanea.

A chiudere la serata è Francesca Barra con una riflessione sul difficile ruolo educativo degli adulti nell’era digitale. Quel “no” pronunciato dalla madre quando era bambina diventa il punto di partenza per parlare del presente: “Il no che vorrei dirti è il no che i genitori oggi fanno fatica a pronunciare ai figli perché non riescono più a orientarsi nel mondo dell’adolescenza e nell’utilizzo dello smartphone e dei social network”. Secondo Barra i ragazzi aspettano ancora adulti capaci di guidarli: “Non vedono l’ora di avere un interlocutore credibile che possa far alzare loro gli occhi dallo schermo”. Per farlo, però, è necessario che i genitori conoscano gli strumenti che affidano ai figli: “Bisognerebbe conoscere lo strumento se lo si vuole dare ai ragazzi”, osserva. “L’intelligenza artificiale non fa esperienza. I ragazzi pensano di farla attraverso lo smartphone, ma in realtà la fanno tramite qualcun altro. Ed è proprio l’esperienza che dobbiamo restituire ai nostri giovani”. Il significato del “no”, allora, cambia completamente. “Abbiamo paura che un no possa non farci amare dai nostri figli e quindi abdichiamo. In realtà dovremmo tornare a dirlo, per il loro bene”. Con questa responsabilità gli adulti di oggi potranno costruire, insieme ai figli, il mondo che ci attende.

Può sembrare singolare che in una serata in cui si è discusso di intelligenza artificiale, politica, magistratura, malattia ed educazione si sia in realtà parlato sempre della stessa cosa. Però c’è una parola (o meglio un concetto) chiave che si può rintracciare in tutti gli incontri del Libro Possibile di giovedì sera a Vieste: la responsabilità. Responsabilità di chi sviluppa tecnologie sempre più potenti senza rinunciare alla trasparenza. Responsabilità delle istituzioni nel meritare la fiducia dei cittadini. Della politica nel rispettare l’avversario anziché trasformarlo in un nemico. Della società nel prendersi cura delle persone fragili. E, infine, responsabilità dei genitori nel saper dire anche quei “no” che oggi sembrano sempre più difficili da pronunciare. Sono temi diversi, certo, ma tutti riconducibili a una stessa domanda: quanto siamo ancora disposti a prenderci carico delle conseguenze delle nostre decisioni?

In questo senso colpisce proprio l’intervento conclusivo di Francesca Barra. Quel “no” raccontato come gesto d’amore va oltre il rapporto tra genitori e figli. È il simbolo di una società che spesso preferisce evitare il conflitto immediato, rimandare le scelte scomode o lasciare che siano altri - un algoritmo, uno smartphone, il tempo -  a decidere al posto nostro. È insito in questo il valore di manifestazioni come il Libro Possibile: creare occasioni di confronto su questioni che riguardano tutti. In un tempo in cui il dibattito pubblico è spesso ridotto a slogan, ascoltare idee diverse è uno degli esercizi più preziosi della democrazia... sia pure quando fuori piove e si è costretti a mutare scenario. Dopotutto, i luoghi possono cambiare, sono i pensieri che restano.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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