Si è svolto questa mattina nella Sala Consiliare del Comune di Foggia il primo incontro di ANCI Giovani Puglia in Capitanata, penultima tappa del percorso "ANCI Giovani in Tour", che si concluderà il prossimo 30 giugno a Taranto. Ad accogliere i partecipanti e a fare gli onori di casa è stato Mario Cagiano, consigliere comunale di Foggia e vice coordinatore regionale di ANCI Giovani Puglia.

Due esiti insoliti dopo tante aggiudicazioni in favore del proponente, unico partecipante alla gara. Nei mesi scorsi, come raccontato su queste colonne, Arca Capitanata ha avviato l’iter procedurale previsto dalla legge in relazione alle 17 proposte pervenute di partenariato pubblico privato per l’efficientamento energetico del patrimonio immobiliare di edilizia residenziale pubblica di proprietà del l’ente, con altrettanti avvisi pubblicati tra settembre e dicembre scorso. Il sostegno finanziario è riconosciuto alle ESCO aggiudicatarie nell’ambito della misura PNRR M.7 – I.17 REPowerEU. Del totale di ben 353.239.189,38 euro quale valore del piano triennale dei lavori pubblici 2026-2028 dell’ex IACP di via Caggese a Foggia, la stragrande maggioranza delle risorse derivano da privati: 299.859.737,40 euro. L’UE ha istituito il capitolo REPowerEU nell’ambito del dispositivo per la ripresa e la resilienza, introducendo misure finalizzate al rafforzamento dell’indipendenza energetica dell’Unione, alla riduzione della povertà energetica e all’accelerazione degli interventi di efficientamento energetico del patrimonio edilizio pubblico. L’investimento 17 della Missione 7 del PNRR, attuato mediante strumenti finanziari e modelli di partenariato pubblico-privato, è destinato al miglioramento dell’efficienza energetica del patrimonio di edilizia residenziale pubblica (ERP) e delle abitazioni delle famiglie vulnerabili, con l’obiettivo di conseguire un miglioramento minimo dell’efficienza energetica non inferiore al 30%. L’attuazione della misura è stata disciplinata in Italia tramite l’individuazione del Gestore dei Servizi Energetici – GSE spa quale soggetto attuatore, le Energy Service Company (ESCo) quali soggetti proponenti e i soggetti beneficiari finali negli enti proprietari o gestori del patrimonio ERP. Tale decreto prevede, nello specifico, che i progetti di investimento, realizzati per il tramite di ESCo, siano relativi a edifici di edilizia residenziale a totale proprietà pubblica e dotati di impianti centralizzati di climatizzazione e che, all’esito de gli interventi di efficientamento energetico determinino un miglioramento dell’efficienza energetica non inferiore al 30% attraverso la realizzazione di uno o più interventi individuati nel decreto e che comportino un valore complessivo compreso tra i 10 e i 30 milioni di euro delle spese ammissibili per gli interventi ammessi alla misura.

La nuova stagione della Regione Puglia impone trasparenza, ricambio generazionale e bandi aperti almeno trenta giorni. Ma a Foggia, in Arca Capitanata, siede ancora un amministratore che ha superato l'età pensionabile da oltre due anni. La legge regionale lo vieta esplicitamente ma nessuno, finora, ha mosso un dito. Da qui la domanda che a Foggia in pochi si sono posti apertamente, ma che il nuovo corso decariano rende sempre più urgente: cosa succede al l'amministratore unico dell’ente di via Caggese che gestisce le case popolari dell'intera Capitanata, alla luce delle indicazioni con cui il capo di gabinetto della Regione, Davide Pellegrino, sta ridisegnando le regole del gioco nelle agenzie regionali? La vicenda ha una sua precisa geometria. Da una parte c'è la legge, scritta nero su bianco, che fissa un limite invalicabile. Dall'altra c'è la realtà dei fatti, che quel limite ha ignorato con una disinvoltura sconcertante per oltre due anni. E sullo sfondo si staglia ora la nuova Regione targata Antonio Decaro, che dal suo insediamento nel gennaio 2026 ha avviato una campagna sistematica di pulizia e trasparenza nelle agenzie regionali, con Pellegrino nel ruolo di esecutore implacabile. Sono due le direttive inviate da Pellegrino nei giorni scorsi, anticipando l’imminente rinnovo dei vertici di agenzie e società pubbliche. Il punto di partenza è che la legge vieta alle pubbliche amministrazioni di conferire incarichi a pensionati, a meno che non siano gratuiti e - per i dirigenti - limitati a un anno. Ebbene, Pellegrino ha scritto nella prima direttiva che “il gabinetto del presidente ha riscontrato casi in cui alcuni esponenti aziendali hanno raggiunto, nel corso del mandato, l’età di collocamento in quiescenza, ovvero la hanno già superata”. Ciò sol leva due ordini di problemi: il primo in termini di responsabilità patrimoniale, per cui sarebbe obbligatoria la segnalazione alla magistratura contabile oltre che la richiesta di restituzione delle somme percepite; il secondo in quanto “la prosecuzione dell’attività da parte di soggetti già collocati in quiescenza può determinare ricadute in ordine alla legittimità degli atti adottati”. Ecco perché con la seconda direttiva si impone ai dipartimenti di inserire nell’istruttoria propedeutica alle nomine anche lo stato lavorativo dei candidati. È per questo che Pellegrino ha chiesto di effettuare un controllo sulle date di nascita di tutte le persone nominate dalla Regione in società, enti controllati ed agenzie.

Non è stato il merito del provvedimento a dividere la politica pugliese, quanto il metodo con cui è arrivato all’esame delle Commissioni consiliari. Il Programma annuale 2026 per il sostegno al pluralismo e all’innovazione dell’informazione regionale, che mette a disposizione 500mila euro per televisioni, radio, testate cartacee e online, ha ottenuto il via libera a maggioranza delle Commissioni IV e VI, ma il confronto si è rapidamente spostato dal contenuto della delibera alle modalità con cui il Consiglio regionale è stato chiamato a esprimersi. Le opposizioni, pur ribadendo la condivisione degli obiettivi del provvedimento e la necessità di sostenere il sistema dell’informazione locale, hanno contestato l’assenza di un confronto preventivo con la Giunta e con la struttura tecnica responsabile della misura. Da Fratelli d’Italia a Forza Italia, passando per il Gruppo Misto, è emersa una critica comune: la Commissione sarebbe stata chiamata a esprimere un parere su un atto già definito, senza la possibilità di contribuire alla costruzione dei criteri che disciplineranno l’assegnazione delle risorse. Una contestazione che va oltre la vicenda specifica e che investe il rapporto tra esecutivo e Consiglio regionale. Per le minoranze il parere richiesto alle Commissioni rischia infatti di trasformarsi in un mero passaggio formale se i consiglieri non vengono messi nelle condizioni di incidere sulle scelte prima della pubblicazione dei bandi. Da qui le proteste per l’assenza del dirigente competente durante la seduta e per la mancata condivisione preventiva del testo. Sul piano sostanziale, il Programma 2026 concentra le risorse sulla formazione professionale di giornalisti e tecnici, con particolare attenzione alle politiche di parità di genere, e sul sostegno alle spese correnti delle imprese editoriali. Ma il dibattito ha riportato al centro anche una questione che da anni accompagna le politiche pubbliche per il settore: chi deve essere realmente sostenuto dai contributi pubblici? Le grandi realtà editoriali già strutturate o le emittenti e le testate più piccole che garantiscono presidio informativo nei territori ma che spesso faticano a reggere la competizione del mercato? Un interrogativo rimasto sullo sfondo della seduta, ma destinato a riemergere quando il bando entrerà nel vivo e si capirà concretamente quali soggetti riusciranno ad accedere ai finanziamenti regionali e in quale misura.

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