Nel caso del comparto D32, la partita politica e urbanistica si arricchisce di un nuovo capitolo, più denso e più tagliente dei precedenti. Dopo la prima nota in cui Angelo Riccardi aveva accusato il Comune di “sbattersene del rispetto delle norme” sul comparto artigianale trasformato, a suo dire, in una lottizzazione mascherata, e dopo la replica durissima di Antonio Tasso e Massimiliano Ritucci – che avevano bollato le sue accuse come una “collezione di stupidaggini” – l’ex Sindaco è tornato. Riccardi smonta uno dei pilastri della difesa di Tasso e Ritucci: la “zona mista”. Il punto, spiega, non è la semplice compresenza di funzioni artigianali e commerciali, ma il salto di qualità che si è prodotto nel tempo. “Dire che l’area D32 presenti funzioni artigianali e commerciali non significa automaticamente poterla trasformare in residenza autonoma. Il cuore della questione non è la compresenza di attività artigianali e commerciali. Il nodo è il passaggio alla residenza libera, autonoma, svincolata dalla bottega e dall’attività produttiva”. Introduce un elemento finora solo evocato in modo generico: la differenza tra l’alloggio legato alla bottega e la residenza “pura”, scollegata dall’attività produttiva. “Nell’impianto originario, la residenza non era una funzione abitativa ordinaria. Era l’abitazione del titolare della bottega, collegata all’attività e sorretta da un vincolo preciso”, ricorda. Quel vincolo, secondo lui, “non può essere usato come grimaldello per trasformare progressivamente un comparto produttivo-artigianale in una zona residenziale di fatto. Una cosa è l’alloggio accessorio al laboratorio, altra cosa è una destinazione abitativa autonoma. Altra cosa ancora è una sequenza di cambi d’uso che, sommati, riscrivono nei fatti la pianificazione urbanistica”. La sua tesi è che non è il singolo permesso a preoccupare, ma l’effetto cumulativo. Da qui nasce il cuore della denuncia di lottizzazione abusiva, che Riccardi articola con maggiore precisione rispetto alla sua prima nota. “Quando una trasformazione avviene titolo dopo titolo, pratica dopo pratica, permesso dopo permesso, senza una vera variante urbanistica, senza un disegno pubblico complessivo, senza un confronto trasparente sugli standard, sui carichi urbanistici, sulla compatibilità acustica e sulla funzione reale dell’area, allora il problema non è più una pratica edilizia. È una trasformazione del territorio”.