Arca Capitanata, che fine fa il 70enne Liscio nella nuova stagione di Decaro? Le direttive di Pellegrino
La nuova stagione della Regione Puglia impone trasparenza, ricambio generazionale e bandi aperti almeno trenta giorni. Ma a Foggia, in Arca Capitanata, siede ancora un amministratore che ha superato l'età pensionabile da oltre due anni. La legge regionale lo vieta esplicitamente ma nessuno, finora, ha mosso un dito. Da qui la domanda che a Foggia in pochi si sono posti apertamente, ma che il nuovo corso decariano rende sempre più urgente: cosa succede al l'amministratore unico dell’ente di via Caggese che gestisce le case popolari dell'intera Capitanata, alla luce delle indicazioni con cui il capo di gabinetto della Regione, Davide Pellegrino, sta ridisegnando le regole del gioco nelle agenzie regionali? La vicenda ha una sua precisa geometria. Da una parte c'è la legge, scritta nero su bianco, che fissa un limite invalicabile. Dall'altra c'è la realtà dei fatti, che quel limite ha ignorato con una disinvoltura sconcertante per oltre due anni. E sullo sfondo si staglia ora la nuova Regione targata Antonio Decaro, che dal suo insediamento nel gennaio 2026 ha avviato una campagna sistematica di pulizia e trasparenza nelle agenzie regionali, con Pellegrino nel ruolo di esecutore implacabile. Sono due le direttive inviate da Pellegrino nei giorni scorsi, anticipando l’imminente rinnovo dei vertici di agenzie e società pubbliche. Il punto di partenza è che la legge vieta alle pubbliche amministrazioni di conferire incarichi a pensionati, a meno che non siano gratuiti e - per i dirigenti - limitati a un anno. Ebbene, Pellegrino ha scritto nella prima direttiva che “il gabinetto del presidente ha riscontrato casi in cui alcuni esponenti aziendali hanno raggiunto, nel corso del mandato, l’età di collocamento in quiescenza, ovvero la hanno già superata”. Ciò sol leva due ordini di problemi: il primo in termini di responsabilità patrimoniale, per cui sarebbe obbligatoria la segnalazione alla magistratura contabile oltre che la richiesta di restituzione delle somme percepite; il secondo in quanto “la prosecuzione dell’attività da parte di soggetti già collocati in quiescenza può determinare ricadute in ordine alla legittimità degli atti adottati”. Ecco perché con la seconda direttiva si impone ai dipartimenti di inserire nell’istruttoria propedeutica alle nomine anche lo stato lavorativo dei candidati. È per questo che Pellegrino ha chiesto di effettuare un controllo sulle date di nascita di tutte le persone nominate dalla Regione in società, enti controllati ed agenzie.
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