La vicenda di Baia Zaiana continua a far parlare di sé, stavolta con parole pesanti, messe nero su bianco dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Foggia e Bat, che ha deciso di ritirare in autotutela il parere favorevole di compatibilità paesaggistica rilasciato il 2 aprile scorso per gli interventi sulla strada di accesso alla baia. Un provvedimento che arriva dopo l’istanza del WWF Foggia e che rischia di stravolgere una delle vicende urbanistiche e ambientali più controverse della costa garganica. Nella nota, a firma della soprintendente ad interim Anita Guarnieri si parla apertamente di “difetto di istruttoria”, di “frazionamento dell’abuso edilizio-paesaggistico” e di “omessa ricostruzione dell’iter completo”. Secondo la Soprintendenza, infatti, il procedimento istruito negli ultimi mesi avrebbe riguardato soltanto una parte dell’intervento contestato, cioè gli ultimi 57 metri della strada realizzata verso la spiaggia, senza rappresentare però l’intero quadro già noto agli uffici e oggetto, negli anni, di altri procedimenti amministrativi e ordinanze di demolizione. E qui casca l’asino. La pratica trasmessa dal Comune di Peschici a marzo 2026 riguardava formalmente il ripristino dello stato dei luoghi attraverso la rimozione del battuto cementizio realizzato sulla stradina. Tant’è che nello stesso parere oggi ritirato si specificava che, dopo la rimozione del cemento, sarebbe stato necessario presentare un nuovo progetto di rimodellazione del percorso con tecniche leggere e materiali naturali, limitando l’impatto paesaggistico e prevedendo piantumazioni e opere di mitigazione. Ma il WWF ha contestato che quella procedura prendesse in considerazione soltanto una porzione dell’opera complessiva. La Soprintendenza, dopo ulteriori verifiche, ha dato ragione all’associazione ambientalista. Nel nuovo provvedimento viene infatti ricostruita una storia che parte almeno dal 2019, quando il Comune di Peschici aveva già emesso un’ordinanza di demolizione relativa a un’opera ben più ampia: una strada lunga circa 135 metri, con muri, scalinata, sbancamenti e opere in cemento armato realizzate senza autorizzazioni.
Come se non bastasse, gli uffici ministeriali ricordano anche un altro passaggio rimasto sospeso: nel 2021 lo stesso Comune aveva presentato un progetto in sanatoria per l’intero percorso pedonale verso Zaiana. Procedimento sul quale la Soprintendenza aveva chiesto integrazioni e chiarimenti, mai arrivati. Ed è proprio questo l’inghippo che ha portato al ritiro del parere di aprile. Secondo la Soprintendenza, nella nuova pratica del 2026 non sarebbe stato rappresentato il precedente iter amministrativo né il fatto che esistesse già una procedura aperta sullo stesso tratto costiero. Una “rappresentazione parziale e fuorviante dei fatti rilevanti”, si legge nel documento, che avrebbe “inficiato ab origine la valutazione istruttoria”. Da qui la decisione di annullare tutto e ripartire da zero. La Soprintendenza ora chiede un nuovo procedimento che ricostruisca integralmente tutta la vicenda, “fin da quando è stato rilevato il primo intervento non autorizzato”, e che tenga conto dell’intero tracciato abusivo.
Parole che il WWF di Foggia ha accolto parlando apertamente di “vittoria”. Il presidente Maurizio Marrese ringrazia pubblicamente la Soprintendenza e la soprintendente Guarnieri “per la professionalità, l’attenzione e la tempestività dimostrate”, sostenendo che “finalmente la vicenda di Baia Zaiana è finita sotto la lente d’ingrandimento a livello regionale ed europeo”. Marrese parla di “una delle baie più deturpate d’Italia” e auspica “che venga presto ripristinata la legalità”. Poi il passaggio inevitabilmente politico: “Confidiamo ora in un segnale concreto da parte del Sindaco di Peschici e anche del Partito Democratico, che da Michele Emiliano ad Antonio Decaro ha sempre dimostrato attenzione ai temi della tutela della costa pugliese”.
Dall’altra parte il sindaco Luigi D’Arenzo respinge con forza la ricostruzione secondo cui l’attuale amministrazione avrebbe tentato una sanatoria mascherata. “Non abbiamo presentato alcun progetto in sanatoria.” - spiega al nostro giornale - ”Al Comune è arrivata una Scia relativa al ripristino dello stato dei luoghi. Si parlava della rimozione del battuto cementizio, non di autorizzare l’abuso. Noi ci siamo limitati a trasmetterla, per competenza, alla Soprintendenza”. D’Arenzo insiste molto su questo punto e sostiene che il precedente parere dell’ente sarebbe stato travisato. “Quel parere non autorizzava nulla, diceva semplicemente: prima eliminate il cemento e ripristinate lo stato dei luoghi, poi eventualmente si valuta come sistemare il percorso”.
Il Sindaco ricostruisce anche il caos documentale emerso negli uffici comunali. Secondo la sua versione, l’attuale amministrazione non avrebbe avuto contezza immediata del vecchio procedimento del 2021 perché molti fascicoli non sarebbero stati rinvenuti negli archivi comunali: “Quella documentazione l’abbiamo recuperata solo ora grazie alla nota della Soprintendenza. Sono passati cinque anni, nel frattempo è cambiato tutto il settore tecnico”. D’Arenzo prova anche a spostare il piano della discussione sul tema della sicurezza e dell’accessibilità della spiaggia. “Zaiana non può essere lasciata isolata. Serve almeno un passaggio pedonale e un accesso per i mezzi di soccorso. Nessuno vuole una strada asfaltata o invasiva, ma un percorso mitigato ambientalmente sì”. Per il Comune, infatti, il ripristino ambientale e la tutela paesaggistica non sarebbero incompatibili con una viabilità leggera e controllata verso la spiaggia. “Si può ridurre tutto a un percorso naturale, con staccionate, piantumazioni e accesso limitato ai mezzi elettrici di emergenza”, sostiene il Sindaco. Intanto però il procedimento torna indietro... E Zaiana? Andrà mai avanti?
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