Nuova sede ASL, Nigri non ci sta: “Meglio comprare che continuare a buttare milioni in affitti”

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La Regione Puglia corre ai ripari per tentare di contenere il disavanzo della sanità. Dopo il pesante squilibrio registrato nei conti del sistema sanitario regionale - su cui grava come macigno il deficit dell’Asl Foggia - il governatore Antonio Decaro ha scelto la strada dell’aumento dell’addizionale Irpef e del recupero di risorse straordinarie, comprese quelle derivanti dai tagli ai costi della politica, per evitare misure ancora più drastiche. Nel mirino della Presidenza regionale è finita anche la procedura avviata dall’Asl Foggia per individuare un immobile destinato ad ospitare la direzione generale aziendale. Una manifestazione di interesse definita “esplorativa” ma che, secondo il capo di gabinetto della Regione Davide Pellegrino, risulterebbe incompatibile con il momento finanziario dell’azienda sanitaria, reduce da un disavanzo da 78 milioni di euro.  Da Bari è quindi arrivato lo stop immediato all’operazione. Ma il commissario straordinario Antonio Nigri, intervistato in esclusiva da l’Attacco, difende la scelta e rilancia: acquistare oggi una sede sarebbe economicamente più conveniente rispetto a continuare a pagare affitti milionari per decenni. La documentazione interna dell’Asl Foggia visionata dalla nostra redazione sembra confermarlo. Dall’elenco delle locazioni cessate tra il 2023 e il 2026 emergono infatti diversi immobili storicamente in fitto da oltre vent’anni. Tra questi figurano la sede del Servizio riabilitativo ex Cph di San Severo, in locazione dal 1998, l’immobile di piazzale Cappuccini destinato al Centro diurno del Csm, la sede veterinaria di corso Giannone a Foggia, oltre ad alcuni immobili utilizzati per continuità assistenziale e servizi territoriali tra Foggia, San Severo e San Giovanni Rotondo. Particolarmente rilevanti alcuni canoni annuali: oltre 52 mila euro per l’immobile di viale Ofanto a Foggia, più di 73 mila euro per la struttura tra via Marchese De Rosa e via Rosati, circa 24 mila euro per la sede riabilitativa di San Severo e oltre 16 mila euro per il Centro diurno del Csm.
Secondo una stima elaborata dall’Attacco sulla base dei dati contenuti nei documenti interni dell’Asl, soltanto dalle principali locazioni cessate emergerebbe un risparmio superiore ai 218 mila euro annui, destinato ad aumentare considerando tutte le ulteriori dismissioni effettuate negli ultimi anni. A pesare sui conti dell’Asl di Foggia, c’è anche il ritorno alla gestione pubblica delle Residenze sanitarie assistenziali di Troia e San Nicandro Garganico, per anni affidate al privato e riconducibili al gruppo Angelucci. Dal primo giorno del 2025 le due strutture sono tornate ufficialmente sotto la gestione diretta dell’Asl Foggia, in applicazione dell’articolo 26 della legge regionale n.39 del 29 novembre 2024. 
Una scelta politica fortemente rivendicata dalla Regione Puglia come operazione di rafforzamento della sanità pubblica. Ma dietro la scelta politica c’è anche un impatto economico immediato sui conti dell’azienda sanitaria foggiana. Con il ritorno delle due Rsa nella gestione pubblica, infatti, decine di lavoratori sono transitati direttamente alle dipendenze dell’Asl Foggia. Secondo i dati ufficiali, inizialmente sono stati 74 i dipendenti assorbiti nel servizio pubblico, numero destinato successivamente a crescere fino a sfiorare il centinaio di unità finite direttamente nel monte salari aziendale.Insomma le cause alla base del disavanzo sono tante,alcune anche inevitabili ma  la verità fordse e che nessunom tra direttori di dipartimento, assessori e presidenti della regione succesutisi si sono fermati a riflettere sulle consegunze. Del resto come ci iricorda  Antonio De Curtis: E io pago.

Nigri, la Regione ha bloccato la procedura sostenendo che l’Asl non possa permettersi investimenti immobiliari in questa fase. Cosa risponde?
Ho agito da buon padre di famiglia e soprattutto tengo a precisare che si trattava soltanto di un avviso pubblico finalizzato all’individuazione di un immobile che potesse ospitare la direzione generale aziendale. Nulla era stato deciso. Non c’era alcun acquisto formalizzato, ma semplicemente l’avvio di una riflessione che oggi appare necessaria quando si parla di sprechi che potevano essere evitati.
Perché ritiene necessario aprire questa riflessione proprio adesso?
Perché in questi anni alla guida dell’Asl Foggia ho cercato di eliminare numerosi canoni di locazione trasferendo il personale all’interno di strutture di proprietà dell’ente. La mia idea resta quella di azzerare, nella città di Foggia, spese esorbitanti che superavano abbondantemente il milione di euro all’anno solo per i fitti. Molti di questi li estinti ma ne rimangono ancora tre che da decenni pesano fortemente sui bilanci dell’azienda.
Quali sono oggi gli immobili che continuano a pesare sul bilancio dell’Asl? Attualmente restano tre strutture particolarmente onerose. La prima è quella della Camera di Commercio di via Michele Protano, sede della direzione generale, con contratto in scadenza nel gennaio 2028 e un canone annuo superiore ai 324 mila euro. Poi c’è l’immobile di via Tratturo Castiglione, sede dei servizi di riabilitazione, che costa circa 273 mila euro all’anno ed è in affitto dal 1997 con rinnovi continui. Infine l’immobile di via Nedo Nadi, che pesa per altri 146 mila euro annui.
I dati sui canoni di locazione confermano costi superiori ai 740 mila euro annui solo per queste tre strutture, con contratti protratti da oltre vent’anni. Dunque secondo lei acquistare sarebbe più conveniente?
Assolutamente sì. Se moltiplichiamo questi importi per gli anni di rinnovo dei contratti, parliamo di cifre enormi. Spese che si sarebbero potute evitare se nel tempo si fosse pensato ad acquistare immobili di proprietà, soprattutto considerando che oggi il mercato immobiliare a Foggia ha valori molto più bassi e competitivi rispetto al passato.
Lei sostiene che oggi comprare costerebbe meno che continuare a pagare affitti?
Con la stessa cifra che oggi spendiamo per i fitti si potrebbe tranquillamente sostenere un mutuo e acquistare una sede definitiva. Oggi spendiamo quasi 900 mila euro all’anno in locazioni. Con 600 o 700 mila euro di rata annuale si potrebbe comprare un immobile anche più grande, patrimonializzando l’azienda e garantendo certezza per il futuro.
Avete già individuato immobili pubblici o strutture dismesse?
Abbiamo semplicemente verificato eventuali disponibilità. Ci siamo mossi per capire se esistessero strutture pubbliche inutilizzate: l’ex sede dei vigili del fuoco, vecchi teatri in disuso, altri immobili comunali. Era una valutazione preliminare. L’area tecnica ci ha rappresentato che oggi il costo medio di mercato si aggira intorno ai mille euro al metro quadro. È evidente che il tema meritava almeno una riflessione seria.
La Regione però ritiene incompatibile l’a operazione con lo stato dei conti dell’Asl.
Capisco perfettamente il momento delicato e comprendo anche che, essendo commissario straordinario, il tema possa apparire sensibile. Ma il mio obiettivo era alimentare una discussione importante. Eliminare i fitti significherebbe produrre un duplice vantaggio: patrimoniale e di bilancio.
Perché questa scelta non è stata fatta prima?
Perchè è sempre mancato il momento giusto. Prima le campagne elettorali, pre e post, poi le scadenze di mandato. Alla fine non si è mai affrontato realmente il nodo. Ma oggi, con i conti che non tornano più, credo che il primo punto da cui ripartire debba essere proprio l’eliminazione dei costi improduttivi.
Quali sono le principali voci che hanno determinato il disavanzo dell’Asl Foggia?
Ricordo innanzitutto che l’Asl ha un bilancio certificato e ogni voce di entrata e uscita è rendicontata con assoluta trasparenza. Hanno inciso in modo pesante i costi del personale, gli adeguamenti contrattuali, la mobilità passiva, la spesa farmaceutica, l’acquisto di prestazioni dal privato convenzionato.
Quanto pesa il territorio della provincia di Foggia sui costi sanitari?
Tantissimo. La provincia di Foggia ha due aree montane, una popolazione anziana molto ampia e costi dei servizi inevitabilmente più elevati rispetto ad altri territori. Le Case di comunità e gli ospedali di prossimità richiedono personale, attrezzature e servizi continui. Abbiamo avviato procedure di assunzione soprattutto per infermieri e operatori sanitari, perché era necessario garantire i livelli assistenziali. Dobbiam garantire servizi sanitari anche negli istituti penitenziari di Foggia e Lucera, oltre ai pronto soccorso dove oggi è sempre più difficile trovare personale disponibile se non incentivandoli in qualche maniera.
Negli ultimi mesi si è parlato anche del caso Sanitaservice e del blocco alle assunzioni proprio in provincia di Foggia. Quanto ha inciso?
È chiaro che oggi la Regione, alla luce dei conti che non tornano, sta cercando di contenere ogni voce di spesa, bloccando assunzioni, consulenze e nuove procedure. È giusto fare riflessioni a tutto campo.

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