Con una lunga lettera indirizzata all’ormai ex direttore generale dell’ASL di Foggia Antonio Nigri, Enrica Amodeo ha denunciato a mezzo stampa lo spiacevole inconveniente capitato al figlio Daniele, un ragazzo di 15 anni e mezzo con una paralisi cerebrale infantile. L’adolescente è stato infatti dimesso dal Centro di riabilitazione “Cesarano” di Manfredonia con un semplice messaggio WhatsApp, senza neppure una relazione medica o indicazioni riabilitative future. La dottoressa Raffaella Cardillo, nuova fisiatra e responsabile del Centro, si sarebbe giustificata con il padre di Daniele pronunciando una frase che ha fatto storcere, e non poco, il naso ai due genitori: “Ci sono almeno seicento persone in liste d’attesa”. Durante il colloquio con l’Attacco, la madre è stata molto dura con il presidente della Regione Puglia Antonio Decaro, affermando con una punta di ironia: “Se questa è la modalità con cui intende ridurre le liste d’attesa, mi fa piacere”. Contattato Vincenzo Di Staso, garante della Disabilità a Manfredonia, ha aggiunto come quello di Daniele non sia un caso isolato, ma si tratta di una situazione che ha travolto nell’ultimo mese diverse famiglie. Almeno una decina di pazienti sono stati infatti dimessi con la stessa modalità: un freddo e distaccato messaggio WhatsApp. Di Staso ha poi spiegato di aver avuto un confronto telefonico con il direttore del Dipartimento di Medicina e Fisica Riabilitativa della ASL di Foggia Andrea Santamato, che avrebbe motivato l’interruzione di alcune riabilitazioni con la carenza di fondi versati alla struttura di viale Kennedy. Ha poi puntato il dito contro i vertici del Centro, paragonandoli al datore di lavoro che ingaggia un tagliatore di teste. Infine, ha accennato ad un incontro tenutosi nel pomeriggio di lunedì scorso che ha interessato la commissione Salute del Comune sipontino assieme ai pazienti coinvolti nella vicenda. Il garante della Disabilità, ricontattato da l’Attacco, ha raccontato in breve ciò che è venuto fuori dalla riunione. “Cercheremo di avere incontri con il professor Santamato e con la dottoressa Cardillo”. E ha poi ritrattato, seppur in parte, l’affermazione sul tagliatore di teste, dopo aver appurato che questo ordine non sarebbe arrivato da Santamato, ma da chi è ad un livello superiore. Infine, è tornato sulla questione, rivelando che le dimissioni non sono state disposte per pazienti in riabilitazione dopo un infortunio, ma per pazienti con ben più gravi patologie, come appunto il caso di Daniele.