12 concerti all’anfiteatro gratis per il promoter privato Blitz di Pitta, ma in campagna elettorale diceva altro

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Martedì è iniziato all’anfiteatro di Lucera il ciclo di dieci concerti di Biagio Antonacci che andrà avanti fino al 2 agosto, con un paio di appendici nei giorni successivi, visto che poi toccherà a Mario Biondi il 4 e a Nino D’Angelo il 6. Dodici appuntamenti di alto valore musicale, quindi, che però hanno subito innescato una polemica preliminare all’esecuzione della prima nota. La questione è legata alla decisione della Giunta Pitta di concedere gratuitamente il sito romano alla “Pm Eventi”, il promoter che organizza tutte le date in programma. In effetti, tutto è nato dal provvedimento del 15 luglio scorso che però è apertamente in contrasto con i proclami elettorali che il Sindaco aveva fatto non più tardi di tre mesi fa, in occasione del comizio di apertura delle sue attività di propaganda: “Grazie a un finanziamento del Pnrr, abbiamo allargato le sedute e adesso i cantanti pagano per venire a Lucera - aveva detto sul palco Giuseppe Pitta il 19 aprile scorso - e quindi si è invertito il paradigma, sono loro che pagano noi e questo credo che sia un risultato eccezionale perché abbiamo consentito al nostro bene culturale, che costava al Comune in gestione e manutenzione ed era lì fermo, di diventare un punto di riferimento per la Puglia e per l’Italia. Ora l’anfiteatro fa parte del circuito degli anfiteatri più importanti d’Italia. Oggi vengono da noi, ci chiedono permesso e li facciamo accomodare. E questa è una vittoria per la nostra città”. Ancora più singolare è il fatto che la richiesta era arrivata addirittura a febbraio, quindi precedente al comizio, su carta intestata dell’Associazione “Strumenti e Figure” che sta rappresentando a livello locale il soggetto privato.
La delibera contiene altre due notizie: la prima è che i lavori sul monumento sono terminati il giorno stesso della sua emanazione, e che gli spettacoli sono stati fatti rientrare nel cartellone non ancora diffuso di “Estate Muse Stelle” condotto e finanziato in buona parte da “Puglia Culture.

In effetti non viene spiegato quale sia stata la motivazione del cambiamento di approccio sulla vicenda, con utilizzo passato da oneroso a gratuito, anche perché rappresenta un precedente importante per chiunque altro voglia intraprendere iniziative del genere con previsione di biglietto all’ingresso e legittima aspirazione di lucro ricorrendo ai monumenti cittadini, magari anche alla fortezza svevo-angioina.
Insomma, si tratta di una questione che in teoria potrebbe avere a che fare anche con l'imparzialità della pubblica amministrazione: un’altra mancata citazione è infatti quella di una sorta di cautela economica formale (andando oltre la generica "assunzione di responsabilità" dell’impresa) per eventuali danni alla struttura derivanti dall’allestimento scenico, circostanza ancora più rilevante se si considera che una vera e propria fideiussione fino all’anno scorso è sempre stata anche ai giostrai per il Luna Park nell’area mercatale che ha sicuramente meno pregio storico-artistico rispetto all’anfiteatro, oggi ancora di più bisognoso di cura e protezione.

Dalla diffusione della delibera è partita una “giostra” di richieste sui social network, da parte di chi vorrebbe capire quale sarebbe il beneficio per la collettività e per le casse dell’ente a fronte di una vendita di biglietti che si aggira sui duemila tagliandi a serata, a prezzi che sono arrivati anche a sfiorare i 100 euro. Sulla vicenda si è mosso anche il consigliere comunale (e regionale) Antonio Tutolo che ha scritto sia alla Soprintendenza (che deve rilasciare ogni volta un parere vincolante perché il sito è di proprietà dello Stato) e direttamente a Palazzo Mozzagrugno, rilevando che “un bene archeologico non può essere concesso gratuitamente per iniziative private a scopo di lucro, è una questione di tutela, di trasparenza e di rispetto dell’interesse pubblico. Ho chiesto di rivedere la delibera e di adottare finalmente un regolamento chiaro per l’uso dei nostri luoghi culturali. La concessione gratuita è ammissibile solo quando l’iniziativa presenta un interesse pubblico preponderante, condizione che non ricorre nel caso di eventi commerciali con ricavi destinati esclusivamente a soggetti privati. Così l’ente viene esposto a scelte discrezionali che rischiano di compromettere la parità di trattamento tra i richiedenti. E poi, la vendita dei biglietti sarebbe iniziata prima del rilascio delle autorizzazioni necessarie, configurando una evidente anomalia procedurale. Infine, questa iniziativa comporta comunque l’attivazione, a carico della collettività, di servizi comunali tipici delle manifestazioni pubbliche, come viabilità, sicurezza, supporto operativo, pur trattandosi di eventi privati a scopo di lucro”.

Fuori dall’agone politico degli eletti, invece, chi si è pronunciato con una certa efficacia è Michele Martinelli, attivista di “Più Sinistra”, il quale ha chiesto pubblicamente cosa sia accaduto nella considerazione del monumento, descritto con grande apprezzamento come un hub culturale capace di attrarre star internazionali e, soprattutto, di generare entrate dirette per le casse comunali grazie agli “affitti" che gli artisti avrebbero pagato per esibirsi. “C'è una bella differenza tra la promessa elettorale e la realtà di un affidamento a titolo gratuito a un privato, mentre il pubblico paga comunque il biglietto - ha detto Martinelli - per cui è doveroso chiedersi perché è stata fatta questa concessione gratuita di un bene appena riqualificato, se esista un regolamento comunale (esiste solo per il Teatro Garibaldi con relativo tariffario, ndr) che disciplina i criteri su situazioni di accesso al monumento a favore di soggetti esterni. Quando un bene comune viene sottratto alla logica di mercato promessa in campagna elettorale, la trasparenza non è un optional. La città ha diritto di sapere se l'anfiteatro è un patrimonio da valorizzare per le casse comunali o uno scenario per operazioni di cui non si coglie il senso”.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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