“Arrivano, finalmente, i cassonetti “intelligenti”. Arrivano però con un ritardo che non è una sfumatura, bensì il primo dato politico della vicenda: due anni rispetto a quanto il piano industriale aveva programmato. La dotazione, infatti, era prevista entro il 2024, e solo nel maggio 2026 si è dato avvio al posizionamento delle prime postazioni. Un biennio bruciato, che da solo basterebbe a misurare la distanza fra gli annunci e i fatti. Non basta. Di quei contenitori è arrivata soltanto una parte rispetto al fabbisogno dell’intera città. Le 146 postazioni e i 584 cassonetti finanziati con fondi Pnrr per circa due milioni di euro interessano poco più di 62mila cittadini, vale a dire poco più di un terzo della popolazione, e si concentrano in alcuni quartieri: Macchia Gialla, Candelaro, la zona dello stadio e parte del centro. Il resto della città resta, per ora, fuori dal nuovo modello. Si parte, dunque, monchi. Veniamo al cuore tecnico della questione, perché è qui che la narrazione trionfalistica si sfalda. E conviene sgombrare subito il campo da un equivoco: questi cassonetti, presentati come l’ultima frontiera dell’innovazione, sono in realtà una tecnologia vecchia di oltre dieci anni, sperimentata in numerose città e pressoché ovunque fallita, al punto che molte amministrazioni l’hanno nel frattempo abbandonata e superata. Foggia, insomma, arriva in ritardo non soltanto rispetto al proprio piano industriale, ma rispetto alla storia stessa di questo strumento: adotta oggi, e a caro prezzo, ciò che altrove è già stato archiviato come un errore. I cassonetti intelligenti dovrebbero servire, nel disegno virtuoso, a commisurare la tassa sui rifiuti alla effettiva capacità di differenziare di ciascun nucleo: chi differenzia bene paga meno, chi non lo fa paga di più. È il principio del “chi inquina paga”, la cosiddetta tariffazione puntuale. Senonché questi cassonetti, pur “intelligenti”, sono privi della funzionalità più avanzata e decisiva: la pesatura del conferito. Senza pesatura, la Tari non potrà essere calcolata in base a quanto e a come ciascuno effettivamente differenzia, ma soltanto in base alla frequenza con cui il cittadino, munito di tessera, si presenta al cassonetto. Le conseguenze sono paradossali. Potrebbe godere di una Tari fortemente agevolata il cittadino che si limita ad avvicinare il proprio badge identificativo al sensore, senza poi conferire alcunché di reale o conferendo in modo improprio: il sistema registra l’accesso, non la sostanza. Questi cassonetti, infatti, non pesano ciò che viene immesso, né verranno distribuiti sacchetti dotati di codice univoco riconducibile a chi conferisce, come avviene invece nei sistemi di raccolta differenziata più maturi. Si misura il gesto, non il contenuto. E un sistema che premia il gesto, e non il contenuto, è un sistema che produce esattamente i comportamenti che dichiarava di voler combattere”.
“Ma è il problema delle grate quello che sta suscitando le maggiori perplessità, ed è anche il più istruttivo. Le griglie poste a protezione delle bocchette rendono particolarmente difficoltoso il conferimento. Per la plastica si riesce a inserire una bottiglia alla volta, e già un piccolo sacchetto diventa un’impresa; per il cartone le aperture sono anguste; per l’organico le griglie sono poco più ampie di quelle della plastica, al punto che svuotare un sacchetto domestico espone al rischio, anche igienico, di imbrattarsi con gli scarti. Il risultato, nei primissimi giorni, è stato il proliferare di buste e cartoni abbandonati accanto ai contenitori: l’esatto contrario del decoro promesso. Di fronte alle proteste, l’amministrazione ha annunciato che modificherà le grate, lasciando una fessura più ampia su un lato”.
“Ma una domanda sorge spontanea ed è la stessa che si pongono i cittadini: questi dispositivi, prima di essere acquistati e installati, sono stati testati? Perché correggere in corsa, dopo l’installazione e sotto la pressione del malcontento, ciò che una qualsiasi prova preliminare avrebbe immediatamente rivelato, è il segno inconfondibile dell’incompetenza e della sciatteria di chi amministra questa città e dei dirigenti della società partecipata”.
“C’è poi un’inversione logica che dice tutto. I cassonetti sono stati installati prima ancora che le schede fossero consegnate ai cittadini. È stata indicata una procedura per ottenere le credenziali dell’applicazione da utilizzare via smartphone, procedura che chi scrive ha immediatamente seguito. Anche qui, però, di semplice e funzionale c’è ben poco”.
“Dopo la prima registrazione, viene inviato via mail un codice numerico che non consente, in alcun modo intuitivo, di utilizzare l’applicazione, la quale richiede uno username e una password. Dopo vari tentativi a vuoto, la chiamata al numero verde dell’assistenza: risposta giunta solo dopo lunghissima attesa, e con una rivelazione che è tutto un programma. Gli stessi operatori avevano scoperto per caso, perché nessuno li aveva informati, che quel codice numerico ricevuto via mail andava utilizzato sia come username sia come password, per poi modificarla al primo accesso. Quando è l’assistenza a ignorare il funzionamento del sistema che dovrebbe assistere, l’approssimazione non è più un incidente: è una postura.
“Mettiamo in fila gli effetti. Chi non ha mai differenziato non troverà, in questo sistema, alcun incentivo concreto a cominciare a farlo: basta passare la tessera. E chi da tempo differenzia con scrupolo, esasperato dalle grate e dalle complicazioni, potrebbe concretamente smettere di farlo. Un meccanismo che non premia i virtuosi e non corregge i refrattari rischia di livellare tutti verso il basso.
“Su tutto pesa, poi, il nodo della cultura della differenziata, che a Foggia manca per una ragione precisa e nota a tutti: i pochi cittadini che effettivamente la praticavano hanno visto, per anni, i loro rifiuti accuratamente separati finire nuovamente uniti tutti insieme in sede di raccolta. È difficile chiedere fiducia a una cittadinanza alla quale, per anni, si è insegnato che il proprio impegno era inutile.
“Come sempre, sul tema dei rifiuti — per tacere di tutto il resto — questa amministrazione e la sua partecipata si mostrano in affanno e impreparate, incapaci di riconoscere i propri errori e pronte a ribaltare sulla cittadinanza le proprie mancanze. Una cittadinanza che, al contrario di come la si vuole rappresentare, ha soltanto un grande desiderio di essere ben amministrata e di compiere passi avanti nella modernizzazione e nella civile convivenza.
“Del resto, già da qualche tempo Amiu ha invaso Foggia, e in particolare il centro, con migliaia di inutili bidoncini che occupano ogni marciapiede: un esercito di contenitori il cui numero appare inversamente proporzionale all’efficacia della raccolta. Più bidoncini, meno risultati. È la sintesi plastica di un’idea di servizio che ingombra e deturpa lo spazio pubblico senza migliorare di un punto le percentuali di differenziata.
“E come sempre, alla sostanza si è preferita la forma. Invece di una seria, capillare campagna di sensibilizzazione, si è scelto di affidarsi a un simpatico spot affidato a due noti e apprezzati artisti cittadini, con il claim “Per Foggia basta poco, non serve un genio”. Ma, contrariamente allo slogan, non basta affatto poco. Ci vogliono molto impegno e molta pazienza per invertire la rotta e passare da percentuali di raccolta differenziata degne del terzo mondo - Foggia si attesta intorno al 25% - a percentuali in linea con realtà territoriali di media efficienza, alcune delle quali non molto distanti da qui. Basti pensare che Bari, gestita dalla medesima società, naviga intorno al 49%.
“Resta, infine, il nodo principale, quello che nessuna grata allargata e nessuno spot potranno sciogliere. Un piano industriale costruito su dati falsi. Una dirigenza - sia quella cittadina dell’ambiente sia quella della società - sotto processo per gravi reati contro la pubblica amministrazione. Norme sulla rotazione dei dirigenti rinviati a giudizio platealmente violate. E, soprattutto, una società barese che malvolentieri svolge a Foggia un servizio in misura ridotta, solo per giustificare il generoso contratto che la peggiore amministrazione possibile, ossia quella commissariale, le ha di fatto regalato.
“I cassonetti, intanto, sono lì. Intelligenti per modo di dire, fermi ad aspettare una città che meriterebbe ben altra cura e una classe dirigente capace, finalmente, di anteporre i fatti agli annunci.
“Contrariamente allo spot, per risanare questa gestione non basta poco: ci vorrebbero competenza, onestà intellettuale e rispetto per i cittadini, tutte cose che fin qui sono mancate. Ma per cominciare, sì, basterebbe davvero poco. E non serve nemmeno un genio per capirlo: basterebbero le dimissioni in blocco di questa amministrazione.
(Michele Vaira - avvocato)
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