Tengono banco, a Foggia, le problematiche connesse alla installazione dei primi cassonetti intelligenti, una modalità di raccolta differenziata che in una città che parte quasi da zero (ed è lontanissima dal 65% indicato dalla normativa) rischia di deresponsabilizzare ulteriormente i cittadini. Un vero esperto di gestione di imprese pubbliche del servizio di igiene urbana è Raphael Rossi, oggi amministratore unico dell’impresa di gestione rifiuti di Aprilia, nel Lazio. Negli scorsi anni fu amministratore unico della società in house ASE spa di Manfredonia, ma Rossi fu anche consigliere di amministrazione della barese Amiu Puglia spa. Il manager conosce molto bene la realtà del capoluogo daunio, dove nel 2012 fu incaricato dal sindaco Gianni Mongelli della riorganizzazione del settore rifiuti dopo il fallimento della società comunale Amica spa; curò i rapporti tra Comune e curatela fallimentare e contribuì a redigere il piano industriale grazie al quale il ramo d’azienda fu poi assorbito da Amiu, assicurando la continuità del servizio. “Quello dei cassonetti intelligenti”, afferma Rossi a l’Attacco, “è un sistema che ha dei pro e dei contro, come anche gli altri sistemi".
"I vantaggi principali sono diversi: permette dei risultati alti di raccolta differenziata; ha costi di gestione bassi; consente di avere un’unica flotta mezzi per tutte le frazioni; permette di avere personale e flotta compatibile con quella che c'era prima, senza quindi doverla ricomprare. La principale controindicazione è che gli investimenti sono significativi ma in questo caso per Foggia c'era un contributo PNRR. Il secondo problema è dato dagli abbandoni, quindi bene la comunicazione ma poi occorre videosorvegliare le aree critiche. Inoltre occorre non far passare troppo tempo per l'attivazione del sistema delle tessere e serve essere continuativi con la manutenzione, laddove le macchine si danneggiassero”, continua Rossi.
“Secondo me rispetto al porta a porta, che sarebbe comunque preferibile qualitativamente e quantitativamente, il discrimine lo ha fatto la possibilità di farsi finanziare i cassonetti intelligenti dal PNRR e il fatto che questi contenitori permettessero di reimpiegare la medesima flotta mezzi. I sistemi di raccolta devono essere cuciti su misura delle città. E' vero che questa modalità non è la più responsabilizzante, come invece è il porta a porta. I risultati secondo me ci saranno in termini quantitativi. Forse dal punto di vista della qualità non sarà materiale perfetto ma adesso che l'investimento è stato fatto è importante che i cittadini lo seguano e lo usino. Poi magari l'amministrazione potrebbe sperimentare sistemi porta a porta in altre parti della città. Il porta a porta non godeva di questi vantaggi e su ciascuno di questi avrebbe rappresentato un maggior costo per i cittadini. Secondo me il triplo driver è stato dato dal finanziamento PNRR, dalla stessa flotta e dallo stesso personale già formato”, conclude Rossi.
Ieri, intervistato da l’Attacco, il responsabile scientifico nazionale di Legambiente Andrea Minutolo spiegava come “punto di partenza imprescindibile per la differenziata sia sempre il porta a porta” e che nelle altre esperienze italiane i cassonetti intelligenti sono stati “un po’ un flop”.
Dal canto suo, la vicesindaca con delega all’ambiente Lucia Aprile (M5S) ha spiegato perché non sia stato introdotto il porta a porta per le utenze domestiche: “Il porta a porta? Foggia è una città estesa e urbanisticamente complessa: palazzi ad alta densità e marciapiedi stretti caratterizzano diverse zone, zona Immacolata, ad esempio. Il porta a porta integrale non è compatibile con questa morfologia urbana. Per questo stiamo lavorando a un sistema di raccolta misto, calibrato sulle esigenze specifiche di ogni zona, senza impatti negativi sul territorio. Perché meno postazioni? I nuovi cassonetti hanno volumetria maggiore e ogni isola è completa di tutte le frazioni, nel rispetto delle distanze previste dal regolamento comunale. Stiamo investendo risorse PNRR da progettualità ereditate per costruire un sistema efficiente. Ma nessun sistema funziona senza la partecipazione dei cittadini, neanche se ve la venissimo a raccogliere direttamente a casa”.
Mentre, esasperata, la sindaca Marida Episcopo si è sfogata sui social. Il primo post: “Le voci peggiori si esprimono contro la nuova differenziata…sono tutti ingegneri ambientali, designer di contenitori ecologici e progettisti di campagne promozionali di igiene pubblica. Ma ci vogliamo sollevare o no? Senza boicottare, magari tentandoci solo, senza escludere tutti i possibili correttivi”. Più stizzito il secondo: “Mettere in posa persino la monnezza e le cassette usate di ortofrutta può ricordare una trama ingenua di Hickok (Hitchcock, ndr)...Facciamo la differenziata, facciamo i bravi”.
C’è chi ricorda, con correttezza, che la previsione dell’introduzione dei cassonetti intelligenti e dei CCR (i centri comunali di raccolta) non sia nata con l’amministrazione Episcopo, in carica da fine 2023, ma risalga al 2022, ovvero al precedente periodo di gestione commissariale di Palazzo di città, quando fu deciso il contestato riaffidamento del servizio in house ad Amiu Puglia spa, evitando la gara pubblica, con tutte le opacità che oggi sono al centro del processo in corso presso il Tribunale di Foggia in cui sono imputati dirigenti comunali e il dg Amiu. Tornando all’oggi, ci si chiede se sia garantita la sostenibilità del servizio, ovvero se esista uno stock di riserva che permetta subito di sostituire i cassonetti intelligenti rotti. Altrimenti cosa avviene? Alcuni temono, infine, che l’idea di fondo sia tornare ai normali cassonetti. Due certezze sullo sfondo: la prima è che l’introduzione dei cassonetti intelligenti avrebbe dovuto essere preceduta da una seria opera di sensibilizzazione e preparazione della cittadinanza, perché se è vero che le comunità sono riottose al cambiamento pensare di poter intervenire solo dopo l’installazione è quanto meno ingenuo; la seconda è che Amiu avrebbe dovuto portare la percentuale di raccolta differenziata a Foggia al 65% entro il primo gennaio 2025 mentre tuttora quella soglia minima è un miraggio.
Restano intanto senza risposta gli interrogativi sollevati dal sempre attento docente Unifg Massimo Russo, ex amministratore unico di Amgas spa e Sanitaservice. “I cassonetti risultano installati con un ritardo di circa tre anni e mezzo rispetto a quanto previsto dal piano industriale. Meglio tardi che mai. Il progetto originario prevedeva 250 isole ecologiche con 5 tipologie di cassonetti, per un totale di 1.250 contenitori. Ad oggi, invece, risultano installate 146 isole, con 4 tipi di cassonetti (escluso il vetro), per un totale di 584 contenitori. In pratica, meno della metà, salvo future installazioni. Il costo di questo servizio innovativo era previsto in circa 440mila euro annui. Ci auguriamo che queste somme non siano state pagate dal 2023 ad oggi. E che da oggi, considerato che i cassonetti installati sono 584 su 1.250, verrà liquidata una quota proporzionata al servizio effettivamente reso”.
Detto questo, Russo ha posto alcuni quesiti rispetto all’opaco rapporto Comune-Amiu Puglia spa, cui nessuno ha risposto da Palazzo di città: “Nulla è stato fatto per: recuperare 40 milioni di euro impropriamente sottratti alla città, insabbiando stancamente il fastidioso problema; rimettere mano a un contratto di servizio capestro, nato in condizioni discutibili e sistematicamente disatteso; bacchettare ritardi, rinvii e promesse del gestore che negli anni ha registrato una delle raccolte differenziate peggiori d’Italia con una Tari in aumento costante; chiarire la sorte di 9,5 milioni di euro incassati nel 2024 e 2025 per rivoluzionare la raccolta differenziata ancora oggi al palo. Si è preferito giocare alle tre scimmiette: non vedo, non sento e non parlo”. Quando Aprile e il cda di Amiu Puglia spa finalmente risponderanno? Dov’è la trasparenza?
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