Mentre continua al Comune di Foggia il grave ritardo rispetto all’approvazione del PIAO, non ancora rimodulato dal dirigente del personale Marchitelli dopo il severo intervento dei revisori dei conti, si scaldano le minoranze in vista della seduta di consiglio comunale prevista per venerdì mattina, quando saranno discusse le nuove tariffe TARI, la tassa sui rifiuti. Il totale delle entrate tariffarie 2026 dopo le detrazioni (33.001.041 euro) registra un incremento di 275.038 euro (+0,84%) rispetto al corrispondente valore del PEF 2025 (32.726.003 euro). Come spiegano a l’Attacco fonti interne a Palazzo di città, “l’aumento di 275mila euro circa è un dato che incide pochissimo su un PEF da 33.001.041 euro”. Inoltre si ricorda che “il PEF è validato da AGER (l’Agenzia territoriale della Regione per il servizio di gestione dei rifiuti, ndr), sulla base dei dati forniti da Amiu Puglia spa e dall’ufficio ambiente del Comune, le tariffe sono infine determinate dall’ufficio comunale tributi sulla base del PEF”. Sullo sfondo resta il fallimento della raccolta differenziata nel capoluogo daunio, salita al 29% nel 2025, un dato ancora lontanissimo dal 65% indicato dal legislatore quale soglia minima. C’erano varie ipotesi sul tavolo. La maggioranza, su input del M5S, ha scelto di diminuire la TARI per le utenze domestiche e aumentarla leggermente per quelle commerciali, che del resto sporcano di più.
“Mentre il costo complessivo del servizio rifiuti a Foggia registra un leggero incremento, per motivi che come sappiamo prescindono dalla realtà locale, siamo riusciti a ottenere un risultato straordinario per le tasche dei cittadini: per l'anno 2026, le famiglie foggiane vedranno finalmente una diminuzione della TARI”, spiega a l’Attacco il consigliere contiano Francesco Strippoli. “I dati del Piano Economico Finanziario (PEF) 2026 evidenziano un fabbisogno complessivo di oltre 33 milioni di euro, con un aumento dello 0,84% rispetto all'anno precedente. Tuttavia, grazie a una proposta del M5S e a un intenso lavoro tecnico svolto in extremis dagli uffici finanziari dell'ente, è stato possibile ricalibrare i pesi della tassazione. La ripartizione del carico fiscale è stata infatti spostata significativamente: la quota a carico delle utenze domestiche scende dal 59% al 56,91%, mentre quella per le utenze non domestiche – ovvero imprese e grandi attività - sale dal 41% al 43,09%. Questo cambio di rotta produce un effetto concreto e immediato”, continua il pentastellato.
“Per un’abitazione tipo di 100 metri quadrati la riduzione della bolletta riguarderà tutte le fasce di nuclei familiari. Ad esempio, un cittadino che vive da solo beneficerà di un taglio del 4,7%, mentre una famiglia di tre persone vedrà una riduzione del 2,2%. È un segnale di equità sociale: in un momento di difficoltà, abbiamo voluto che l’aumento del costo del servizio, purtroppo ancora influenzato da inefficienze storiche, ricadesse sulle attività produttive più strutturate, che subiranno un rincaro medio del 5,9%, proteggendo invece le mura domestiche dei foggiani. Questo è solo un primo passo di un percorso di risanamento più profondo. Per pagare meno TARI è necessario aumentare tutti insieme la raccolta differenziata e diminuire la quota di secco residuo che va a smaltimento ed incenerimento, con evidenti aggravi di costi. In particolare bisogna spingere sensibilmente sull'organico. E' quella frazione in particolare che fa la differenza ed incide sensibilmente in un senso che nell'altro. Il lavoro parte dalle case di ognuno di noi. Per la prima volta nella sua storia Foggia ha la possibilità concreta di conferire separatamente la frazione umida ed organica. Va detto, infine, che questa diminuzione si completa col bonus del 25% approvato lo scorso anno, che troverà attuazione in questo per le utenze con ISEE basso”, conclude Strippoli.
Nel proprio parere positivo i revisori dei conti del Comuni sottolineano che “le tariffe proposte assicurano, in via previsionale, la copertura integrale dei costi del servizio risultanti dal PEF 2026 validato e che risulta rispettato il limite alla crescita annuale delle entrate tariffarie” previsto dalla legge. “Per le utenze non domestiche si registra un incremento generalizzato delle tariffe compreso tra il 5,7% e il 6,2% (mediamente +5,9%)”, puntualizzano chiarendo cosa emerge dal raffronto col 2025. “Per le utenze domestiche si registra una riduzione della quota fissa (circa -12,5/-13,0% per tutte le fasce) a fronte di un incremento della quota variabile del 3,6% per tutti i nuclei familiari. L'effetto combinato sul prelievo complessivo, calcolato per l'utenza tipo (abitazione di mq 100 con pertinenza di mq 15) già assunta a riferimento nei precedenti raffronti tariffari dell'ente, evidenzia una riduzione del carico per tutte le fasce di composizione del nucleo familiare”.
Poi il collegio formula alcune osservazioni: “Il costo unitario effettivo della gestione (51,20 cent€/kg) eccede di circa il 67% il fabbisogno standard di riferimento (30,72 cent€/kg), si raccomanda all'amministrazione di vigilare sull'effettiva attuazione del percorso di efficientamento; la percentuale di raccolta differenziata (29,24% nel 2025), sebbene in miglioramento, resta ampiamente inferiore all'obiettivo del 65%, con conseguente valutazione non soddisfacente in termini assoluti e riflessi sui costi di smaltimento dell'indifferenziato che gravano sulla tariffa; il coefficiente di potenziamento del servizio Ka è stato valorizzato nella misura massima consentita (5,00%), determinando un limite di crescita pari al 6,70%, le entrate tariffarie 2026 risultano comunque in riduzione rispetto al 2025 e il limite è rispettato; si raccomanda il costante monitoraggio dell'attività di riscossione e di recupero dell'evasione, i cui proventi concorrono, quali detrazioni (complessivi 1.620.000 euro per il 2026), alla riduzione del fabbisogno tariffario a carico dell'utenza; si raccomanda di assicurare la coerenza tra la previsione di entrata a titolo di TARI iscritta nel bilancio di previsione 2026-2028 e le risultanze del PEF 2026 (33.001.041 euro), nonché il corretto e prudente dimensionamento del fondo crediti di dubbia esigibilità”.
Dalle grandezze fisico-tecniche riportate nel PEF validato risulta una produzione complessiva di rifiuti urbani pari a 65.526 tonnellate nel 2024 (anno assunto a base della predisposizione tariffaria) e a 66.974 tonnellate nel 2025, con una percentuale di raccolta differenziata pari al 24,34% nel 2024 e al 29,24% nel 2025. Stando ai dati aggiornati dell’Osservatorio regionale dei rifiuti relativi al 2025, la città ha prodotto lo scorso anno 48.530.500 kg di indifferenziata, 20.053.637 kg di differenziata, per un totale di RSU pari a 68.584.137 kg, con produzione pro capite di 453,07 kg di rifiuti al mese per abitante. Ecco perché il collegio dei revisori rileva che, “pur registrandosi un progressivo miglioramento rispetto al minimo del biennio 2022-2023 – quando la differenziata raggiunse il 17,30% e il 17,05% - “la percentuale di raccolta differenziata resta significativamente inferiore all'obiettivo del 65% previsto dall'articolo 205 del D. Lgs. n. 152/2006, assunto da AGER quale valore obiettivo”.
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