Il calcio di Capitanata prova a rialzare la testa. E lo fa in una fase storica paradossale, segnata dalla crisi più profonda del Calcio Foggia 1920, precipitato tra contestazioni, difficoltà societarie e una retrocessione che ha lasciato ferite aperte nell’intero movimento calcistico provinciale. Eppure, mentre il capoluogo fatica a ritrovare una direzione e si aggrappa ad una riammissione che avrebbe del miracoloso, dalla provincia arrivano segnali incoraggianti che raccontano una geografia calcistica diversa, più diffusa e forse anche più resiliente.
Il caso più emblematico è quello dell’Audace Cerignola. La società ofantina si è ormai stabilizzata tra le realtà più competitive del Sud calcistico, conquistando risultati che fino a pochi anni fa apparivano impensabili. I gialloblù hanno saputo ritagliarsi uno spazio importante in Serie C, arrivando anche a giocarsi i playoff promozione e raggiungendo traguardi storici che hanno dato visibilità nazionale al territorio.
Cerignola rappresenta oggi un modello costruito sulla continuità gestionale, sulla programmazione e sulla capacità di coniugare sostenibilità economica e ambizione sportiva. Una realtà che, per organizzazione e risultati, è diventata un punto di riferimento per l’intera provincia. Certo, ora che la famiglia Grieco ha passato la mano, sarà interessante verificare se il progetto non subirà rallentamenti, fondamentale sotto questo punto di vista la riconferma del ds Di Toro, sinonimo di garanzia.
Anche Manfredonia sta cercando di consolidare il proprio percorso. Dopo stagioni complicate, il club sipontino di patron Gianni Rotice, pur con qualche affanno, continua a presidiare la serie D, mantenendo viva una piazza storicamente importante per il calcio pugliese. La permanenza in contesti competitivi e la volontà di rafforzare le basi societarie testimoniano una realtà che non intende rinunciare alle proprie ambizioni.
Ma i segnali di risveglio arrivano anche da altre città simbolo della Capitanata. A San Severo si registra un rinnovato entusiasmo attorno ai progetti calcistici locali, con l’obiettivo di restituire centralità a una piazza che per tradizione, passione e bacino d’utenza meriterebbe altre categorie. San Severo, però, è bene rammentarlo, storicamente predilige il basket, la Cestistica quest’anno ha fatto mirabilie in Serie conquistando contro ogni previsione i playoff. Il calcio resiste e i giallogranata sotto la gestione di Fontanello e con il recente allargamento della base societaria tornano a coltivare sogni di grandeur. Al punto che la Promozione comincia a stare stretta.
Stesso discorso per Lucera, dove il calcio sta vivendo una fase di rilancio sostenuta da una progettualità orientata alla crescita strutturale del club. Quest’anno la salvezza è arrivata per il rotto della cuffia e solo attraverso i playout, la volontà di costruire basi solide per il futuro ci sarebbe pure, ma nel frattempo l’imprenditore Dell’Aquila, rimasto solo al comando, ha consegnato provocatoriamente le chiavi dello stadio al Sindaco, nella speranza che la locale amministrazione possa perorare la causa biancoceleste. C’è poi Torremaggiore che torna a ruggire come non accadeva da tempo, e che dopo un’assenza di 35 anni ritrova l’Eccellenza molisana facendo propri i playoff. In questo quadro si inserisce anche il progetto della Cosmano legato a Foggia. Un’iniziativa che guarda oltre il risultato immediato e punta a valorizzare formazione, settore giovanile, identità territoriale e infrastrutture. Elementi che nel calcio moderno rappresentano il vero patrimonio su cui costruire sviluppo e continuità. La sensazione è che il baricentro del calcio di Capitanata stia cambiando. Non più una sola realtà chiamata a rappresentare l’intero territorio, ma un sistema composto da più centri capaci di produrre progettualità, investimenti e partecipazione.
Il destino del Foggia continua inevitabilmente a condizionare l’immaginario calcistico provinciale. La sua storia, il suo pubblico e il suo blasone restano un patrimonio unico. Tuttavia, il fermento che oggi arriva dal circondario suggerisce che il movimento calcistico della provincia possiede energie diffuse e potenzialità ancora inespresse.
La sfida dei prossimi anni sarà trasformare questi segnali in un vero sistema territoriale. Perché il rilancio del calcio di Capitanata potrebbe non passare soltanto dalla rinascita del Foggia, ma dalla crescita simultanea di tutte le sue realtà sportive.
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