Ciccio Baiano, nostalgia canaglia: “Anni indimenticabili, impossibile cancellarli. Tornerete protagonisti”

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Francesco "Ciccio" Baiano, oggi ha 58 anni, e dopo le valanghe di gol messi a segno, fa l’allenatore. Conclusa la sua memorabile carriera da attaccante – indimenticabile protagonista della "Zemanlandia" foggiana e della Fiorentina di Batistuta –, si è accomodato in panchina, guidando diverse formazioni nei campionati minori e giovanili. Nell’ultima annata ha allenato il Follonica Gavorrano (Serie D), prima di separarsi dal club. Anche ai più grandi può capitare una stagione storta...

Quando Baiano oggi sente parlare di Foggia, qual è la prima cosa che gli viene in mente?

La sua grande tifoseria, che ci ha sempre sostenuto e spinto, per me il 13° uomo in campo e non il 12° perché veramente faceva tutta la differenza del mondo, trascinandoci ad andare oltre i nostri limiti. E poi ricordo quel gruppo favoloso che aveva un pensiero fisso: fare grande una città e la società.

Provi un pizzico di nostalgia nel rivedere le straordinarie prodezze di cui ti sei reso protagonista in maglia rossonera? Sono passati ormai oltre 30 anni...

No, le cose belle che ho fatto ogni tanto mi piace farle rivedere a mio figlio, che mi dice: “Però dai, non eri male...”. Lui non ha seguito le orme paterne, ma è un appassionato di calcio. Quando vede giocare il mio Foggia si diverte a dare giudizi. Spesso dice: “Ma voi andavate molto più forte di questi di oggi...”, riferendosi alle partite del Mondiale che stiamo seguendo assieme. Ha ragione, quella squadra sotto certi versi resta inimitabile...

Baiano con il Foggia può vantare numeri straordinari: in 75 gare ha realizzato fra A e B 42 gol nei 6629’ complessivi giocati. Viaggiando ad una media superiore al gol ogni due partite.

In effetti sono numeri importanti, ma come ho sempre detto per fare gol hai bisogno del supporto della squadra. Io alle spalle avevo un gruppo che mi permetteva di esprimermi al massimo, al mio fianco c’era gente del calibro di Signori e Rambaudi, avevamo dei centrocampisti con grandi qualità e grande corsa, oltre a dei terzini che spingevano molto. Certo poi dovevi essere bravo a buttarla dentro...

Quanto è cambiato il calcio dagli anni ‘90 ad oggi?

Un tempo da noi arrivavano stranieri formidabili, dai quali avevi davvero tanto da imparare, cosa che oggi non succede più. Non a caso la nostra serie A è solo il quarto o quinto campionato in Europa. Prima i grandi campioni facevano a gara a venire in Italia, adesso ci snobbano. E poi mi viene da ridere quando sento parlare di un calcio che oggi è più veloce del nostro. Qualcuno si vada a rivedere le partite del Foggia di Zeman e le compari con quelle attuali di A, la differenza è abissale.

Il Foggia ti ha regalato anche la nazionale: a proposito di azzurri, perché il calcio italiano vive una crisi così profonda?

Semplice, investiamo troppo su stranieri che non fanno crescere il tasso qualitativo, e sacrifichiamo i giovani: li vogliamo subito pronti. Parliamo di ragazzi 2001-02, all’estero i giovani sono quelli del ‘08 o del ‘09. Qui conta il prodotto pronto, gli allenatori puntano molto sull’esperienza, anche perché se perdono due gare di fila li mandano subito a casa...

Parliamo del Foggia del presente, che ha legami con quello del tuo periodo: ieri come oggi c’è un Casillo ai vertici del club, curioso no?

Gennaro l’ho conosciuto che era un ragazzino, ricordo che il papà lo portava con sé allo stadio. Probabilmente lui di me non si ricorderà, però sono contento di questa svolta per Foggia, viste anche come sono andate le cose negli ultimi anni. Spero sinceramente che si riparta con un progetto lungimirante, perché Foggia merita altri palcoscenici.

Baiano a Foggia resta una leggenda, lo sai?

Oggi a 58 anni sentirmi dire certe cose mi fa venire i brividi, non lo nascondo. Ma nel tempo sono rimasto sempre lo stesso, l’umiltà è stata la mia forza, la stessa dei miei genitori. La cosa più bella, quando incontro i miei ex tifosi, al di là dei complimenti legati alla mia attività di calciatore è sentirsi dire “che bella persona che sei”: è ciò che più mi inorgoglisce, perché poi col tempo il pallone si sgonfia, e resta l’uomo...

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testatina dillo al direttore WEB

 



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