Nel destino del Foggia c’è un piccolo centro di 3800 anime incastonato nel Parco Nazionale del Pollino. Le sue origini affondano in epoca romana, quando il territorio apparteneva all’antica città di Volcei, l’odierna Buccino, e nel Medioevo l’abitato prese forma espandendosi con il vicino villaggio San Zaccaria, nome che risuona non a caso con il tempio rossonero, lo stadio Pino Zaccheria: quasi un segno del destino che lega la cittadina campana ai colori rossoneri ancor prima del fischio d’inizio.
Il Foggia si prepara così a vivere uno dei momenti più delicati della propria annata, il ritiro precampionato in programma dal 25 luglio al 7 agosto a San Gregorio Magno in provincia di Salerno, primo vero banco di prova del progetto che la dirigenza sta edificando attorno a una squadra, a uno staff e a un’identità tutta da ritrovare. Con il mercato ancora in movimento e la rosa lontana dall’essere definita, il ritiro diventa il cuore pulsante della nuova stagione rossonera.
La sede prescelta è una primizia assoluta, come sono lontani gli anni Novanta, quando durante la celebre Zemanlandia, il Foggia di Zdeněk Zeman svolgeva i propri ritiri in Trentino-Alto Adige: la sede prescelta per preparare le stagioni di Serie A era Campo Tures, in Val Pusteria, rinomata per le strutture montane e l’aria pura. In quegli anni, sotto la guida del compianto patron Pasquale Casillo, il ritiro estivo rappresentava un vero rito collettivo, fatto di lavoro intenso e crescita di gruppo; proprio Campo Tures fu anche la prima sede scelta dalla nuova proprietà nella stagione ‘86/87. San Gregorio Magno vuole ora rinverdire quella tradizione, tentando di riannodare il filo.
Per il club daunio sarà la prima volta in Campania, la Salernitana precederà i rossoneri a San Gregorio Magno dal 15 al 30 luglio, mentre nell’annata 2024/25 la stessa località fu quartier generale dell’Avellino, poi promosso in B. La scelta non è stata affatto casuale. Allontanarsi dal capoluogo in questa fase iniziale consentirà al gruppo di lavorare con minori distrazioni, in un contesto raccolto e protetto da pressioni esterne. Il quartier generale estivo diventa così un vero laboratorio tattico, spazio ideale per sperimentare moduli, valutare i nuovi innesti e costruire le prime gerarchie interne.
Con la società ancora al lavoro sull’organico e sullo staff tecnico, il periodo di ossigenazione rappresenta il primo autentico banco di prova: le scelte maturate in queste settimane dovranno prendere forma concreta proprio in terra campana.
Il nuovo Foggia sta vivendo un’estate di transizione, segnata da una profonda volontà di riprogrammazione societaria. La presentazione del ds Alex Casella ha rappresentato un primo punto fermo per un dirigente chiamato non solo a costruire la rosa partendo da zero ma anche a imprimere una linea chiara al mercato e a riallacciare il rapporto con una tifoseria esigente, sottolineando la necessità di programmare con lucidità e di edificare qualcosa di duraturo.
Parallelamente il mercato resta un cantiere aperto, senza trattative ancora ufficializzate: diversi i nomi circolati sui taccuini di Casella e del direttore tecnico Pavone, ma profili come il centrocampista Luca Russo, il difensore Mirko Miceli e l’attaccante del Benevento Mario Perlingieri hanno poi preso altre strade.
Il ritiro si inserisce in un quadro più ampio, quello tracciato dalla campagna abbonamenti “Io sono Foggia”, tentativo riuscito di raccontare diversamente la città attraverso il binomio calcio e cultura puntando sul senso di appartenenza e sull’orgoglio di una piazza che ha attraversato stagioni complicate. In questa prospettiva il ritiro diventa anche un motore emotivo, il luogo dove il gruppo squadra deve incarnare quei valori che la dirigenza intende trasmettere alla propria gente: ogni allenamento, ogni amichevole e ogni gesto tecnico sarà letto come primo segnale di una nuova mentalità.
Le oltre tremila tessere già sottoscritte rappresentano un attestato di fiducia senza precedenti, tanto più significativo considerando che il Foggia attende ancora di formalizzare la richiesta di riammissione che dovrebbe essere formalizzata dal Consiglio federale del prossimo 28 luglio.
Gli obiettivi del ritiro si declinano su più livelli: costruire una base solida di squadra, con il tecnico chiamato a individuare un gruppo di riferimento e ad oleare i primi meccanismi; ottenere risposte sul mercato, ancora aperto ma bisognoso di certezze su chi rientrerà nei piani e chi no; creare un clima di gruppo autentico, lontano da pressioni cittadine, momento ideale per costruire coesione e mentalità condivisa; e infine lanciare segnali all’ambiente, poiché ogni prestazione nelle amichevoli verrà letta come indizio del nuovo corso rossonero.
Il Foggia 1920 si trova dunque di fronte a una sfida complessa, quella di ricostruire non soltanto una squadra competitiva ma un’identità perduta. Il ritiro di San Gregorio Magno rappresenta il primo passo di questo percorso, banco di prova collettivo.
Il campo sportivo “Pierino Lordi”, struttura moderna ed efficiente, recentemente ristrutturata, ospiterà gli allenamenti dei rossoneri agli ordini di Auteri e del suo staff. San Gregorio Magno, dunque, non è soltanto una tappa del precampionato: è il primo capitolo del nuovo Foggia, anche se alla partenza la lista dei convocati dovrebbe prevedere solo giocatori in prova e svincolati.
Il resto verrà da sè. Senza fretta. Perchè la fretta recentemente è stata cattiva consigliera.
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