Lo sguardo che manca a Manfredonia, Severo e fratelli Nasuto: “Fronte mare senza mare e assenza del dialogo”

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Quando inizia davvero a fare caldo, si tende ancora più naturalmente ad avvicinarsi al mare. Figurarsi in una città come Manfredonia, dove c’è l’imbarazzo della scelta. L’appuntamento, in questo particolare caso, è fissato sul porto turistico Marina del Gargano. Lo spunto iniziale è la notizia che è stata data nei giorni scorsi da l’Attacco circa la prossima realizzazione di 4 progetti che coloreranno altrettanti luoghi. E, a differenza della politica rimasta del tutto silente, c’è una parte della comunità sipontina che avrebbe voluto dire la sua. Avrebbe voluto essere ascoltata, nel processo di partecipazione pubblica per le scelte urbanistiche della città. Cosimo Severo, per esempio. Il regista della Bottega degli Apocrifi è tra quanti vorrebbero portare il proprio contributo ad una discussione pubblica che tanto pubblica non è. Ed è lui che ha scelto di incontrarci sul porto turistico perché, per la seconda estate consecutiva, la Bottega ha lì un’ulteriore sede oltre a quella canonica al teatro comunale Lucio Dalla. Severo non è solo. Con lui ci sono Andrea e Marco Nasuto. Forse, per qualcuno, è più evocativo dire ‘i fratelli Nasuto’ perché è in questo modo che si fecero conoscere nel 2014 ricevendo grandi apprezzamenti da Roberto Saviano. Avevano rispettivamente 23 e 21 anni quando realizzarono il documentario ‘Made of limestone’ (Fatto in pietra calcarea) con il quale invitavano a riflettere sulla fuga dei cervelli e sull’ormai eterno dilemma con cui tutti i giovani si trovano a dover fare i conti: andare via da questa terra o restare? Nel 2016, vede la luce il loro secondo progetto: si chiama ‘Kosmonauts – cosa vuol dire essere italiani?’. Attraverso il docufilm, indagavano sui concetti di appartenenza, nazionalità e cittadinanza, prendendo spunto dalle storie del passato che raccontavano degli emigrati italiani all’estero. Andrea Nasuto ha studiato alla IESE Business School che ha sede a Barcellona, e nelle Università canadesi di Toronto e Waterloo, laureandosi in International Economics and Finance presso l’Università Bocconi di Milano. Marco Nasuto, invece, si è laureato in Ingegneria aerospaziale all’Università Sapienza di Roma con una tesi che fu supervisionata dall’astronauta dell’Agenzia spaziale europea ESA colonnello Roberto Vittori. E ha conseguito un MSc (Master di Scienza) in Aerospace Engineering presso l’Università di Manchester, in Inghilterra. Entrambi passano del tempo fuori dai confini nazionali, ma entrambi continuano a restare profondamente legati a Manfredonia. E a viverla con piena consapevolezza: ulteriore dimostrazione del cordone che non si interrompe. Dall’urbanistica tattica alla riqualificazione dei luoghi, dal fronte mare alla visione complessiva di città. Due ore passate troppo velocemente.

Nei giorni scorsi, abbiamo descritto su queste colonne i quattro progetti pilota di urbanistica tattica, street art e arredo urbano artistico che saranno realizzati a Manfredonia: tre nel quartiere Croce e uno nel piazzale Maestri d’ascia. Cosa ne pensate?
Andrea: L’urbanistica tattica è uno strumento utilizzato da molti anni in diverse città, quindi nulla di nuovo. Il punto è: qual è lo scopo? Storicamente serve a lanciare segnali urbanistici alla città, come dire che un posto potrebbe essere qualcosa di diverso rispetto a quello che è. Chiaramente è una soluzione tattica, cioè di breve termine, perciò è destinata prima o poi a scomparire. Quindi, se questo fosse l’obiettivo, troverei anche interessanti alcuni spunti. Il problema è che pare sia semplicemente il finale, non l’inizio di una conversazione. Inoltre, penso che sono questi gli strumenti dove hai bisogno di far colloquiare la cittadinanza. Quindi questa idea che sia invece imposto la trovo sbagliata perché, invece, sono proprio questi piccoli interventi che permettono di instaurare un dialogo. Voglio dire che se l’idea è sfruttare questi progetti pilota come punti di partenza per immaginare di nuovo gli spazi, va bene. Ma nel formato in cui sono, non mi sembra che sia così. 
Marco: Per me manca uno sguardo sulla città, una visione d’insieme. Questa cosa a che serve? Suona di cosmesi. Inoltre, a livello di esecuzione non mi sembra molto ragionata. In un posto dove manca il verde, verrà usata la vernice. Quanto dura? Dopo due anni che succede a quel posto? Si corre il rischio di creare ancora di più quell'effetto di povertà o degrado, del nuovo che non è più nuovo. Che viene abbandonato.

Andrea stigmatizza il fatto che, a suo avviso, sia assente un vero dialogo con la comunità. Siete d’accordo?
M: Non c’è il dialogo, ma forse uno degli aspetti che mi ha colpito di più è la prosopopea nel cercare di dare significato senza che ci sia la sostanza. Ti senti preso in giro perché ci stanno parlando di rigenerazione urbana con questo. Non mi è stato raccontato prima quale sia lo sguardo, quali gli interventi, quali siano le logiche a livello culturale, urbanistico e industriale, per rigenerare questo territorio, cioè viene fatto passare questo come il culmine, l’apogeo di qualcosa.
A: Voglio aggiungere solo una cosa rispetto al discorso sul modello di comunicazione. Immaginiamo di voler comprare una casa, però questa è vuota perché nuova. Ci vengono dubbi e cosa fa il venditore? Ci mostra i render. Mostra dove verrà la cucina, le piante, il salottino. Ecco: mi sembra questo. Tutto quello che succede e succederà dopo nella realtà, non esiste. Non viene né raccontato, né viene spiegato e neppure motivato.

C’è però un processo partecipato in corso, proprio per quello che riguarda il Piano urbanistico generale del Comune di Manfredonia. Il convegno dedicato alla nuova pianificazione urbana della città, per esempio, che si è svolto sul finire del maggio scorso.
A: La partecipazione nei progetti urbani è tema esplorato a tantissime latitudini e con diversi profili. Dipende da come la fai. Ho visto il recente incontro a Palazzo dei Celestini e ho notato che, già a livello architettonico, c’era un pubblico e un palco. Quindi c’era qualcuno che spiegava e qualcuno che ascoltava, e questo non va bene. La seconda cosa che noto è se chiedi alle persone in giro come vorrebbero Manfredonia, ricevi risposte parziali, talvolta imprecise, di breve termine. Questo per significare che c’è bisogno di un tempo di ragionamento con le persone che non si può esaurire in un unico incontro. Penso che, invece, sia molto più importante parlare con le persone che ti fanno sintesi intercettando idee, bisogni, i vari sguardi. Devi sicuramente studiare, essere in ascolto e circondarti probabilmente di persone che ti aiutino a vedere le cose e a ragionare su più livelli. E ci vuole tempo.

L’assessore Gianni Mansueto ha riferito su queste colonne che, a differenza delle grandi città, “nella nostra città non si può immaginare di chiudere determinate strade alla viabilità”. Siete dello stesso avviso?
Cosimo: Mi domando come sia possibile non riuscire a guardare questa città nel piano generale e dire "Ha una viabilità faticosissima, è costruita in una maniera tale che ci sono difficoltà oggettive”. Quindi non stai pensando a come rigenerare, stai piuttosto pensando che si fa questo perché è più facile, immediato. È smart è così attira l’attenzione: faccio un render, la gente mette un like e io vado avanti. Ecco, non sono affatto contro l’assessore. È che questa idea mi fa veramente arrabbiare. È l’idea che la politica si soffermi e si fermi esclusivamente alla prima parte: comunichiamo. In realtà il meccanismo è più complesso e di fronte alla complessità io vedo una politica che non riesce e va in affanno. È come se non sapesse da dove iniziare.
A: Una comunicazione algoritmica. Faccio un post, prendo un po' di like, e devo già fare l’altro post. Questa invece è una città che ha mangiato suolo, è una città che si è allungata e sproporzionata come dimensione. E poi l’asfalto. Credo che ci sia questa ideologia dell’asfalto. C’è stato un tempo in cui questa città, neanche tantissimi anni fa, parlava di pedibus. Parlava di un modo per alleggerire il traffico e adesso, invece, ci preoccupiamo di come colorare quattro strade.L’assessore vende molto bene il discorso che è contro il consumo del suolo ma, nella pratica, mi sembra che c’è ancora spazio per consumare suolo rurale nell’integrazione del Piano urbanistico regionale. 
M: Si è visto in riferimento a quello che sta succedendo a Roma con il devamping nel piazzale Clodio. Cioè togliere la pavimentazione e inserire elementi di un parco commisurato al luogo. Qui siamo nel Meridione, dove piove poco, quindi bisogna trovare la tipologia di piante che possono crescere in queste condizioni. L’obiettivo è togliere asfalto, per far diminuire la temperatura in città. La logica del cambiamento climatico impone l’abbassamento della temperatura nelle zone urbane per evitare tutta una serie di problemi, 
A: Sono abbastanza trasversale, e mi chiedo dove sia la Casa della Salute e dell’Ambiente in questo momento? Perché non si occupano di queste cose? Sembra che siano impegnati ad occuparsi solo ed esclusivamente di una ricerca che è certamente fondamentale ma non può essere tutto. E dov’è la fetta ambientalista del Comune rispetto a questi argomenti? La sensazione è che sia presente una ideologizzazione dell’ambiente e della salute, senza guardare alla pratica. E invece sarebbe l’ora, visto che siamo ormai nel 2026 e l’associazionismo che si occupa di ambiente e dei temi legati anche alla vita sociale del territorio dovrebbe riuscire a occuparsi in maniera strategica di questi argomenti. 

La sfida resta comunque quella del fronte mare, o water front a dir si voglia, definito dall’Amministrazione come “una delle principali risorse identitarie e strategiche di Manfredonia” per rafforzare “il rapporto tra la città e il mare”.
A: Un fronte mare che non è sul fronte mare, quindi già il nome stesso è folle. Fronte di che? Non è mare là. È fronte di altra terra. Cosa facciamo di tutta quell’area portuale, ovvero il Piano urbanistico dell’Autorità portuale: quella è la vera sfida. La vera sfida è che via della Croce è tecnicamente in linea d’aria a non troppi metri dal mare ma tu non ci puoi andare. Questo è il fronte mare, non una cementificazione a favore del turismo come vogliono fare lì. Lo chiamano fronte mare e hai tutti questi cantieri in una zona centralissima: che ne facciamo?

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testatina dillo al direttore WEB

 

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