Per avere uno spaccato affidabile del mercato turistico, i numeri non bastano: serve leggere i dati sulla Puglia senza (s)cadere nella retorica dei record. Leggerli come fa Federico Massimo Ceschin, esperto di turismo e valorizzazione dei beni culturali e ambientali, presidente nazionale SIMTUR e ambasciatore del Patto europeo per il clima della Commissione Europea che, incalzato da l’Attacco, li interpreta così: “Non conta quante persone arrivano, ma quanto valore resta a chi abita i luoghi. Servono programmazione comune, investimenti privati e il coraggio di abbandonare un modello ormai vecchio”. Non rileva, cioè, che la Puglia abbia milioni di arrivi estivi se poi non sappiamo che cosa rimane, alla fine della stagione, nei luoghi che quei numeri li hanno prodotti... quanti servizi funzionano meglio, quanti giovani hanno trovato un lavoro dignitoso, quante attività restano aperte in inverno, quanto paesaggio è stato preservato e quanto valore economico è rimasto davvero nelle comunità. È da questo rovesciamento dello sguardo che Ceschin parte per decodificare un Gargano che continua a riempirsi d’estate ma a svuotarsi altrettanto rapidamente una volta chiuso l’ultimo ombrellone. “Le destinazioni più competitive hanno lasciato al Novecento l’economia turistica e sono passate all’economia dei visitatori. Non ci si domanda più soltanto quanto si produce, ma quale sia la capacità di carico di un territorio e quale servizio di qualità possa realmente sostenere senza invadere la vita dei residenti”. Si tratta del passaggio dalla quantità al valore o, meglio ancora, della risemantizzazione del termine “valore”. Una parola che, ricorda Ceschin, non coincide con il prezzo: “Valore viene dal latino valere, stare bene. Dovremmo misurare il successo non soltanto con presenze, posti letto e percentuali di occupazione, ma chiedendoci quanto stia bene la comunità e quale impatto produca il turismo sulle relazioni, sui territori e sulla qualità della vita”. L’esempio più netto è quello della sua Venezia: residenti precipitati da centinaia di migliaia a poco più di quarantamila mentre i visitatori sono diventati milioni.
“Se aumenta il turismo e continuiamo a perdere abitanti, vogliamo davvero chiamarlo successo?”. La domanda investe direttamente Vieste, Peschici, Rodi e l’intera costa garganica, rispetto alla quale i dati pugliesi mostrano una crescita degli arrivi, ma anche soggiorni sempre più brevi: da 4,06 a 3,50 notti medie in dieci anni.
Più passaggi, dunque, ma meno tempo per costruire legami e trattenere valore: “Una persona trattata bene torna, parla del luogo, ne rafforza la reputazione. Però bisogna domandarsi non soltanto quanto lascia, ma a chi lascia. Ovvero: il territorio è migliore di come lo ha trovato? La comunità sta meglio dell’anno precedente?”. Quando alle presenze crescenti seguono piazze vuote in inverno, servizi essenziali insufficienti e ragazzi costretti a partire, per Ceschin non si può parlare di sviluppo: “Quella è rendita di posizione. Ho ereditato il Pizzomunno, la Foresta Umbra, Vignanotica e un mare straordinario: li metto a rendita. Finché funziona sembra andare tutto bene, ma la rendita diventa un alibi per non innovare e non qualificare”.
E ancora: “Il Gargano è un’isola fatta di enclave, ciascuna convinta di essere autosufficiente. A parte alcune esperienze, pochi eventi hanno avuto l’ambizione di diventare realmente eventi del Gargano”. Infine, la chiosa: “Ai giovani stiamo lasciando due prospettive: emigrare oppure restare ad aprire un ombrellone sperando in una mancia. Servono imprenditori, non prenditori! E soprattutto serve coraggio”.
How to resolve AdBlock issue?


(condividi) in basso allo schermo,
(Aggiungi alla schermata Home).