Capitanata devastata da fuoco, riapre stagione di caccia. Marrese: “Fermatevi, fauna ha bisogno di rigenerarsi”
Ieri prima giornata di pre-apertura della stagione venatoria 2026/2027, che proseguirà il 6 e 13 settembre. Il calendario è stato approntato dalla Regione Puglia ed è riservato ai cacciatori residenti in Puglia. Un provvedimento che si sperava non arrivasse così presto, soprattutto alla luce degli incendi che durante l’estate hanno devastato vaste aree della Puglia e, in particolare, della provincia di Foggia, dove quasi 3000 ettari sono stati percorsi dal fuoco. Un territorio già duramente provato dalla perdita di habitat e dalla distruzione di ampie porzioni di vegetazione affronta dunque la pre-apertura della stagione venatoria, con interrogativi inevitabili sulle condizioni della fauna e sulla necessità di tutelare gli ecosistemi colpiti dal fuoco. “La Regione Puglia dovrebbe interrogarsi sull’opportunità di ridurre il periodo venatorio e, nelle aree maggiormente colpite, valutare anche la sospensione dell’attività venatoria per una stagione”. È la richiesta che arriva da Maurizio Marrese, responsabile WWF Foggia, che sollecita un cambio di approccio nella gestione della fauna selvatica dopo gli effetti devastanti degli incendi che hanno colpito il territorio pugliese. “Di fronte ai disastri che abbiamo avuto – sottolinea Marrese – non possiamo comportarci come se nulla fosse accaduto. Gli incendi non distruggono soltanto alberi e vegetazione: producono un danno enorme all’intero ecosistema e colpiscono direttamente e indirettamente anche la fauna”. Il problema, infatti, non riguarda soltanto gli animali che muoiono durante un incendio. Le conseguenze proseguono nei mesi successivi: vengono distrutti i rifugi, i luoghi di nidificazione, le aree dove trovare cibo e acqua, la vegetazione che offre protezione dai predatori e le condizioni necessarie alla riproduzione. “Pensiamo agli uccelli – continua Marrese – ma anche alla cosiddetta fauna minore, alle lepri, per esempio. Un animale che sopravvive alle fiamme si ritrova successivamente in un ambiente completamente trasformato. Se la vegetazione è bruciata, se i germogli non ci sono più, se i rifugi sono scomparsi, dove trova il cibo? Dove si nasconde? Dove si riproduce?”. È dunque una mortalità differita, che si aggiunge a quella immediatamente provocata dalle fiamme. E proprio per questo, secondo Marrese, la gestione venatoria dovrebbe essere ripensata alla luce delle condizioni ecologiche del territorio. “La natura ha bisogno di recuperare. La fauna ha bisogno di tempo per ricostituire le proprie popolazioni e ritrovare habitat, rifugi e risorse alimentari”.
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