È arrivata puntuale la replica di ASL Foggia. Nell’edizione di ieri de l’Attacco, è stato dato spazio alla lettera di un parente di un ricoverato nel reparto di Medicina Interna dell’Ospedale di San Severo, che lamentava le difficili condizioni lavorative degli OSS e le pessime condizioni di degenza degli assistiti. Dopo gli inutili tentativi di ottenere chiarimenti da parte del primario facente funzioni, Angelo Michele Carella, e di Francesco Gambarelli, a capo della Direzione Medica del Presidio, l’Attacco ha richiesto all’ufficio stampa dell’azienda sanitaria locale una replica ufficiale, arrivata proprio nella giornata di ieri.

“Per la prima volta ci siamo sentiti accolti”. Comincia così la lettera da pelle d’oca, giunta alla redazione de l’Attacco, firmata da una mamma di un ragazzo autistico che si fa portavoce di gran parte delle famiglie che hanno scelto di affidarsi al nuovo Reparto Autismo della ASL di Foggia. “Per anni abbiamo chiesto che il nostro territorio si dotasse di un servizio pubblico realmente dedicato alle persone con disturbo dello spettro autistico. A gennaio di quest’anno quel sogno sembrava finalmente essersi realizzato con l’attivazione del reparto, inizialmente presso la sede di via Montegrappa e successivamente trasferito in via Nedo Nadi”, si legge. “Abbiamo trovato un’équipe di giovani professionisti preparati, competenti e animati da una straordinaria voglia di fare. In pochi mesi sono riusciti a costruire qualcosa che, almeno per noi famiglie, non avevamo mai visto prima. In appena sei mesi questo servizio ha preso in carico oltre cento famiglie del territorio, diventando un punto di riferimento concreto per bambini, ragazzi e genitori che per anni avevano atteso una risposta pubblica ai loro bisogni”. Ma pochi giorni fa è arrivata una comunicazione che ha gettato nello sconforto tante famiglie. “Nel momento in cui abbiamo cercato di programmare il percorso dei nostri figli per il prossimo anno, ci è stato riferito che, allo stato attuale, le attività possono essere pianificate soltanto fino a dicembre 2026, poiché i contratti dei professionisti dell’équipe sono in scadenza entro la fine dell’anno”. “L’autismo non può essere affrontato con progetti a termine. I nostri figli hanno bisogno di continuità, di relazioni di fiducia costruite nel tempo, di professionisti che conoscano la loro storia, le loro difficoltà e i loro progressi. Interrompere improvvisamente questi percorsi significherebbe costringere tante famiglie a ricominciare ancora una volta da capo”, parole che vogliono essere un accorato appello. “Chiediamo alla Direzione della ASL di Foggia, alle istituzioni e alla politica di fare chiarezza sul futuro di questo reparto e di garantire la continuità di un servizio che, in pochi mesi, ha dimostrato quanto fosse necessario”. “È tutto vero”, esordisce a l’Attacco Maurizio Alloggio, presidente dell’associazione iFun. Che offre una cronistoria per contestualizzare quanto riportato nella lettera della mamma: “Nel 2022, il Governo decide di stanziare dei fondi sull’autismo affinché si potessero realizzare dei percorsi sui territori, che a loro volta potessero sperimentarsi e diventare strutturali. Questi fondi calano nella Regione Puglia con due distinte linee di finanziamento: quella per i servizi sociali e quella per i servizi sanitari”. “Abbiamo insistito tantissimo perché nascesse questa unità”. E a settembre, Antonio Nigri, ex commissario straordinario dell’ASL Foggia, con un atto aziendale istituisce due unità operative: l’unità operativa autismo legata alla dotazione della Regione, che ha messo in circolo i soldi assegnati dal Governo, e l’unità di neuropsichiatria infantile. Dopodiché, vengono espletati dei bandi per titoli. “A gennaio, in seguito alle selezioni tra le professionalità con competenze specifiche in autismo presenti sul territorio regionale, prende vita questa unità”, prosegue nel racconto Alloggio. “Inizialmente viene collocata in via Montegrappa, che però non aveva spazi a sufficienza. Allora, come associazione, offriamo all’ASL i nostri spazi gratuitamente. Dopo 3-4 mesi viene recuperata dal Dipartimento di Salute Mentale la struttura di Via Nedo Nadi, all’interno delle cui stanze viene istituita l’unità autismo. Dove si fanno gli interventi, le visite con le famiglie, gli ambulatori e i laboratori. Il 31 dicembre scadranno i bandi del personale, per cui bisognerà capire se questa unità rimarrà in piedi”.

L’apertura della Casa e dell’Ospedale di Comunità non ha risolto le gravi criticità della sanità viestana. Continuano a pesare la carenza di personale sanitario, soprattutto medico, le difficoltà nell’emergenza-urgenza e la mancata piena attivazione di servizi indispensabili.
I cittadini segnalano una situazione che, per molti aspetti, come prevedibile, appare ancora più problematica rispetto al passato.
Il trasferimento degli ambulatori dei medici di medicina generale in una struttura decentrata ha reso più difficile l’accesso alle cure, soprattutto per anziani, persone fragili e cittadini privi di un mezzo proprio. Il servizio navetta è poco frequente, non adeguatamente segnalato e le fermate sono prive di pensiline che proteggano dal sole e dalla pioggia. Chiediamo corse almeno ogni mezz’ora, orari chiari e una migliore organizzazione del collegamento. Anche l’area della Coppitella non dispone di parcheggi adeguati per chi raggiunge la struttura con il proprio mezzo. È inoltre mancata una comunicazione pubblica chiara e completa sulle funzioni della Casa di Comunità e dell’Ospedale di Comunità, sui servizi realmente attivi, sugli orari, sul personale presente e sulle modalità di accesso.

Poco più tardi della mezzanotte di ieri, la redazione de l’Attacco ha ricevuto una lettera, firmata da un parente di un paziente ricoverato presso il reparto di Medicina Interna dell’Ospedale di San Severo, che ha fatto luce sulle condizioni in cui gli OSS sarebbero costretti a lavorare e su quelle di pessima degenza accusate dagli assistiti. “Gentile Redazione, scrivo questa lettera con il cuore pesante, mossa da una profonda indignazione, ma anche da una sincera gratitudine che si mescola alla pena. Ho trascorso intere giornate nel reparto di Medicina dell’ospedale di San Severo per assistere un mio caro, e quello che ho visto mi obbliga a non stare in silenzio”, si legge. “Voglio denunciare pubblicamente una situazione insostenibile che riguarda in particolare gli Operatori Socio-Sanitari (OSS), figure fondamentali per la dignità dei malati, oggi ridotte allo stremo delle forze”. “Medicina Interna e Lungodegenza gestisce 40 posti letto – 24+16 –. Parliamo di pazienti fragili, la stragrande maggioranza dei quali è allettata, non autosufficiente o in condizioni critiche, persone che avrebbero bisogno di una presenza costante e vigile. Come se non bastasse l’enorme carico assistenziale, questo è l’unico reparto in cui gli OSS sono costretti a fare i “funamboli”: durante lo stesso turno lavorativo devono dividersi e coprire sia la Medicina che la Lungodegenza, correndo da una parte all’altra, tra stanze piene e un viavai continuo”. “A questo si aggiunge un carico burocratico e logistico immenso: è un reparto che si fa carico di mille consulenze verso le altre specialistiche per trovare una diagnosi, costringendo il personale a continui spostamenti e rincorse”, aggiunge. “Ma la carenza di personale è solo la punta dell’iceberg. Quello che ferisce è vedere in quali condizioni strutturali si cerchi di curare i nostri padri e le nostre madri. I letti sono vecchi, non idonei e spesso rotti, così come i comodini, soprattutto nella parte della Lungodegenza, una struttura a pezzi, nel senso che ci sono pezzi mancanti ai letti, così come pezzi d’arredo arrangiati. Strumenti che dovrebbero garantire il comfort o facilitare le manovre di mobilitazione sono ridotti a pezzi di ferro obsoleti”, continua. “Il supporto dei servizi generali sembra inesistente. Il reparto è spesso sporco e, per quanto possa sembrare incredibile in un ospedale pubblico nel 2026, manca persino la semplice carta igienica nei bagni. La biancheria pulita è un miraggio: non ce n’è mai a sufficienza per garantire un cambio tempestivo al bisogno. Un paziente allettato non può aspettare i tempi dei rifornimenti per essere pulito e dignitosamente sistemato”. “Nonostante questo scenario desolante, c’è una luce: è il sudore evidente, la fatica e lo sforzo sovrumano degli operatori. Ho visto gli OSS correre con il volto rigato di stanchezza, palesemente sotto stress, fare i salti mortali per cercare di garantire un livello assistenziale adeguato. Ce la mettono tutta, non si tirano indietro, ma l’eroismo non può sostituire l’organizzazione. Il personale è ridotto all’osso e non può fare miracoli”, prosegue. “Voglio lanciare un appello accorato ai vertici dell’ASL e a chi di dovere: serve un supporto immediato per il personale OSS di questo reparto. Bisogna integrare l’organico, rinnovare gli arredi e garantire i beni di prima necessità”, conclude. “Dietro quelle coperte, in quei letti rotti, oggi c’è un mio parente, ma domani ci potrebbe essere il padre o la madre di chiunque di noi. Ogni malato ha diritto a un’assistenza decente, non solo per la propria salute, ma per la propria dignità e reputazione di essere umano. Non lasciamo soli questi lavoratori, perché lasciando soli loro, condanniamo i nostri cari”.

Migliora la tua esperienza: installa la nostra app ora!

Ottieni accesso immediato alla nostra app installandola sul tuo dispositivo iOS!
È sufficiente toccare il pulsante Share (condividi) in basso allo schermo,
poi selezionare Add to Home Screen (Aggiungi alla schermata Home).
Segui le istruzioni per aggiungere l'icona della nostra app alla schermata Home per un accesso rapido e facile.
Goditi una navigazione senza interruzioni e rimani connesso ovunque tu vada!

× Installa l'app Web
Mobile Phone
Offline: nessuna connessione Internet
Offline: nessuna connessione Internet