Un fratello che chiede di lasciarlo andare, un padre devastato dal dolore, una paziente oncologica in crisi, la paura di affrontare le atroci sofferenze di una malattia allo stadio terminale, la preoccupazione di derive che non mettano più al centro il valore della vita: sono queste le storie, raccontate spontaneamente dal pubblico che hanno mosso profondi interrogativi sul diritto a disporre nel modo più aderente alla propria volontà dell'ultima parte della propria vita in una sala consiliare gremita, durante il confronto intenso e rispettoso, che ha superato le aspettative degli organizzatori. È questo il bilancio dell'incontro pubblico “Liberi fino alla fine. È arrivato il momento di avere anche in Puglia una legge sul fine vita”, promosso dal consigliere comunale Daniele Cusmai e ospitato a Vico del Gargano ieri sera. A caratterizzare l'iniziativa non è stato soltanto l'elevato livello dei relatori intervenuti ma, appunto, anche il forte coinvolgimento del pubblico. Un confronto autentico, che ha restituito tutta la complessità di un tema sul quale, come emerso più volte durante la serata, non esistono slogan né soluzioni semplici.

Arrivato a conclusione il primo ciclo del laboratorio di estetica per pazienti in terapia oncologica, organizzato da ASL Foggia su iniziativa del Centro di Orientamento Oncologico (COr.O) del Presidio Ospedaliero “Teresa Masselli Mascia” di San Severo, in co-progettazione con l’associazione Agata-Foggia, impegnata nel sostegno alle donne operate al seno. L’iniziativa rientra nel progetto “Armonia in Rosa”, finanziato con fondi della Regione Puglia – Dipartimento Welfare, Sezione Benessere Sociale, Innovazione e Sussidiarietà, e nasce con l’obiettivo di affiancare al percorso clinico interventi dedicati alla cura della persona, promuovendo il benessere psicofisico e contribuendo ad affrontare alcuni degli effetti che le terapie oncologiche possono avere sull’immagine di sé e sulla quotidianità.

A Torremaggiore, come in numerosi Comuni della Capitanata, da mesi si susseguono criticità e scoperture nei turni della Continuità Assistenziale e nelle postazioni del 118, determinando una progressiva riduzione delle garanzie sanitarie offerte ai cittadini. Prendiamo atto dello stanziamento di 24 milioni di euro deliberato il 23 settembre dalla Giunta regionale per sostenere il servizio 118, incentivare l’ingresso di nuovi medici e remunerare le ore aggiuntive del personale già in servizio. Alla ASL Foggia saranno assegnati oltre 6 milioni di euro. Si tratta di risorse importanti, che devono però tradursi in un effettivo potenziamento dei servizi e non accompagnare riduzioni, soppressioni o accorpamenti delle postazioni esistenti. La revisione dei turni, l’organizzazione per macroaree e la trasformazione dei mezzi di soccorso non possono penalizzare Torremaggiore e le altre comunità della Capitanata.

Due strutture concepite per assistere le fasce più fragili della comunità che smettono di procedere su binari separati: la Regione Puglia ha formalizzato la fusione per incorporazione della “Pia Fondazione Santa Maria di Merino ETS” di Vieste nella “Pia Fondazione Casa di Riposo Gesù e Maria ETS” dell’omonimo comune, sotto la nuova denominazione di “Fondazione Gesù e Maria - Santa Maria di Merino ETS”. Il passaggio amministrativo è scaturito da due condizioni di partenza quasi speculari: un ente divenuto inattivo che disponeva ancora di un patrimonio e una casa di riposo pienamente operativa, chiamata però a sostenere costi considerevoli. L’idea fu maturata da Pietro Loconte, allora presidente della Santa Maria di Merino, e Pasquale Ciliberti, segretario dell’ente: “Non so se definirlo un merito - commenta Loconte a l’Attacco -. Fu una valutazione complessiva. C’erano due fondazioni con finalità sociali e la nostra, che ufficialmente si occupava di minori ed era un ex orfanotrofio Ipab, con le modifiche intervenute nei riferimenti regionali non era più nelle condizioni di svolgere quell’attività. Di fronte a prospettive ridotte, ci sembrò più utile unire le forze”. La direttrice della Casa di Riposo Gesù e Maria, Natalizia Cariglia, ricostruisce il punto di partenza senza attribuirsi la paternità dell’operazione. La Santa Maria di Merino “era inattiva già da molti anni” ma, grazie ad alcune proprietà, aveva continuato ad accumulare “un discreto patrimonio economico, un piccolo tesoretto”. Sul versante opposto, “la casa di riposo è completamente attiva, ma è quasi sempre in deficit”, anche per l’incidenza del personale e l’aumento dei costi. C’era inoltre un’altra questione che poteva farsi sempre più stringente. Con la disciplina del Terzo settore, la protratta inattività avrebbe potuto condurre alla devoluzione del patrimonio della Santa Maria di Merino ad altri enti: “Ci sarebbe stato il rischio di una dispersione del patrimonio fuori dal territorio di Vieste. Anche per scongiurare questo abbiamo lavorato all’unificazione” - sostiene Cariglia a l’Attacco. Il percorso prende forma nel 2021 e si rivela ben più intricato del previsto, in quanto non esisteva in Puglia un precedente analogo sul quale modellare l’operazione. “Siamo stati più volte in Regione - afferma Loconte - e anche per loro era la prima volta. C’è stata molta attenzione e siamo andati con i piedi di piombo”.

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