La memoria di padre Arcangelo Maira continua a vivere e a lasciare il suo segno, ad ispirare nuove generazioni nell’impegno verso i più fragili, nella difesa dei più deboli, nel senso di accoglienza per l’altro. Perché l’eredità lasciata dal missionario scalabriniano che tanto ha fatto in favore dei migranti, degli invisibili, di chi viveva vari ghetti presenti nel nostro territorio, continua in qualche modo a camminare sulle gambe di altri volontari e operatori, generando ancora un messaggio di speranza.

Da Borgo Mezzanone a Bruxelles, per portare al centro del dibattito europeo la realtà dell’insediamento informale di lavoratori migranti nel Foggiano. Il documentario The Unseen, diretto nel 2025 dai filmmaker olandesi Milou Rientjes e Niek Pennings, è stato al centro di un programma presentato al Parlamento europeo dedicato alla condizione del ghetto dell’ex pista di Borgo Mezzanone. L’iniziativa, organizzata dall’europarlamentare Rudi Kennes, del gruppo The Left, ha dato spazio anche alla testimonianza di Maria Palmieri, operatrice culturale del Progetto Spartacus, conclusosi da poco. Il film, della durata di 73 minuti, racconta le vite di tre migranti dell’Africa occidentale, Mbaye, Babucarr e Lamin, che vivono nell’insediamento del Foggiano. Le loro storie attraversano il lavoro agricolo, la precarietà abitativa, l’esclusione sociale e le difficoltà burocratiche legate al permesso di soggiorno. Il titolo, The Unseen, Gli invisibili, richiama proprio la condizione di chi contribuisce alla filiera agricola, ma rimane spesso ai margini dei diritti e delle tutele. A portare a Bruxelles l’esperienza maturata sul territorio è stata Maria Palmieri, che ha accompagnato la propria testimonianza con documentazione e analisi sulla realtà del ghetto. Le sue parole restituiscono una lettura che supera la dimensione dell’emergenza abitativa e del degrado, indicando nel sistema degli insediamenti informali una questione che investe le politiche migratorie, le relazioni sociali e il governo del territorio. La riflessione di Palmieri lega la condizione dei migranti alle conseguenze prodotte sull’intera comunità locale. Il ghetto, in questa prospettiva, non è soltanto un luogo di marginalità, ma il risultato di dinamiche politiche e sociali che incidono sulla possibilità di accedere a diritti, servizi e condizioni di vita dignitose. Al centro dell’analisi Palmieri pone il funzionamento del mercato del lavoro agricolo locale, caratterizzato da una prevalenza di lavoro grigio: contratti di breve durata, un numero insufficiente di giornate lavorative riconosciute e contribuzione parziale. Una condizione che, sommata al lavoro nero e agli effetti della crisi climatica ed economica, alimenta una vulnerabilità destinata a protrarsi nel tempo. È questo uno degli elementi che spiegano perché la permanenza nell’insediamento informale non riguardi soltanto i lavoratori privi di un regolare permesso di soggiorno. Anche chi è formalmente in regola può ritrovarsi senza alternative abitative sostenibili, intrappolato in un sistema nel quale la precarietà occupazionale impedisce di raggiungere una reale autonomia.

Uno dei presidi culturali più importanti per una comunità è senza dubbio la biblioteca. La chiusura temporanea di una struttura bibliotecaria per mesi, o addirittura per anni, come accaduto nel caso della Biblioteca “La Magna Capitana”, rappresenta un fallimento culturale per una città. I sei principali centri della Capitanata – San Giovanni Rotondo, Lucera, San Severo, Manfredonia, Cerignola e Foggia – custodiscono nel loro insieme un patrimonio librario di straordinario valore e vastissime dimensioni. A caratterizzarne l’identità culturale contribuiscono i fondi storici delle singole città, espressione di una memoria collettiva che attraversa territori diversi, dal Gargano ai Monti Dauni, fino al Tavoliere. Con la digitalizzazione del patrimonio culturale si è avviato un processo di rinnovamento che ha trasformato anche il modo di vivere e fruire la biblioteca. Questo presidio culturale pubblico va ripensato nelle sue modalità di accesso e utilizzo, valorizzando soprattutto il fondo storico che custodisce e che rappresenta l’identità di una città e di una comunità. Le scuole devono contribuire a coltivare l’attenzione verso questi luoghi, stimolandone la conoscenza e promuovendone la frequentazione. Per evitare che le biblioteche si trasformino in cattedrali nel deserto, è necessario maturare la consapevolezza del loro valore e riscoprire il piacere della lettura attraverso l’esperienza diretta: passeggiare tra gli scaffali, sfogliare le pagine di un libro di carta, lasciarsi avvolgere dalle storie racchiuse nelle copertine dei volumi. Un’esperienza sensoriale e culturale che nessuna lettura digitale può restituire pienamente. “Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito… perché la lettura è un’immortalità all’indietro”, diceva Umberto Eco. In questo percorso, la biblioteca può diventare una compagna preziosa, capace di accompagnare le vite di migliaia di lettori. A San Giovanni Rotondo, comune di 26.120 abitanti, la Biblioteca civica “Michele Lecce”, situata in via Cappuccini 16, custodisce un patrimonio di circa 2.000 volumi, a cui si aggiungono documenti audiovisivi (dischi, cassette e videocassette), cartografici, grafico-iconici (incisioni, fotografie e diapositive), documenti musicali a stampa, manoscritti, carteggi, pubblicazioni in serie (periodici e annate di periodici), edizioni dell’Ottocento e letteratura grigia. Tra i fondi antichi spicca il fondo Capuano, legato alla storia culturale della città garganica. La biblioteca può contare su un solo dipendente comunale, ma la gestione dello spazio culturale è condivisa con un’associazione che mette a disposizione due operatori. “Da quando è stata avviata la cogestione con questa associazione, si è registrato un aumento sia del numero di tessere rilasciate sia della frequentazione da parte degli utenti, anche grazie alla programmazione culturale proposta dall’associazione”, è quanto riferiscono gli uffici del Comune di San Giovanni Rotondo.

Un titolo di studio con valore legale in Italia e in Cina e un corso internazionale congiunto in Beni culturali con la formula 3+1. È il cuore dell’intesa firmata martedì 20 ottobre a Palazzo Ateneo tra l’Università di Foggia e la Beijing Union University, ateneo che fa capo alla Municipalità di Pechino, la seconda università cinese in visita a Foggia nel giro di poche settimane.

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