Spartacus Puglia, il progetto triennale di inclusione socio-lavorativa ai migranti di Borgo Mezzanone
Tre anni di lavoro nel Foggiano per costruire percorsi di inclusione socio-lavorativa rivolti a migranti in condizioni di svantaggio sociale. È il progetto regionale Spartacus Puglia, promosso dall’Associazione Giuste Terre e finanziato da Fondazione Vismara e Fondazione con il Sud, che ha concentrato le proprie attività nell’area di Borgo Mezzanone, partendo dalla conoscenza diretta del territorio. L’iniziativa ha proposto un modello di accoglienza a 360 gradi: alloggi dignitosi, corsi di italiano, formazione tecnico-professionale e percorsi di inserimento lavorativo. Tra i partner c’è la rete No Cap, attraverso il coinvolgimento di aziende agricole etiche certificate. Hanno collaborato inoltre: la cooperativa Arcobaleno, con l’attivazione di percorsi formativi; la Scuola Fatoma, con corsi di italiano e classi di informatica; la comunità Emmaus, impegnata nei percorsi di accoglienza e inserimento abitativo. Il lavoro sul campo ha portato gli operatori a confrontarsi direttamente con Borgo Mezzanone e con il suo insediamento informale. “Conosco la realtà, ho visitato alcune volte il Borgo e anche l’insediamento informale. In questo momento sono a Foggia per fare un sopralluogo. Sfortunatamente è una realtà che persiste nel tempo, nonostante gli sforzi progettuali nostri, di Fatoma, di Intersos e di tantissime altre realtà che operano sul campo”, racconta Jacopo Gelli, coordinatore di progetto. “Le condizioni socio-economiche e politiche fanno sì che la tendopoli rimanga. È difficile interrompere un fenomeno così complesso”. “Il nostro è un progetto multiregionale che parte sette anni fa in Calabria e continua tuttora. Siamo molto presenti nell’insediamento informale di Rosarno e conosciamo bene la realtà di questi spazi, luoghi di abbandono dove paradossalmente emergono anche storie di soggettivazione di migranti che compiono scelte difficili da comprendere per noi addetti ai lavori”. Il riferimento è alle persone che scelgono di abbandonare i percorsi di accoglienza per tornare negli insediamenti informali, dove possono trovare maggiore autonomia e il sostegno delle proprie comunità. “Sappiamo benissimo come essere spinti fuori da un percorso di accoglienza legale, per esempio attraverso un foglio di via o un diniego da parte di una commissione territoriale, possa spingere le persone ai margini della società fino a trovarsi in queste situazioni”.
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