Nella domenica che consacra l’Ascoli in B e l’Italia dei babies U17 sul tetto d’Europa, c’è una costola di Foggia che si prende la scena. L’Ascoli vola in B e dopo due anni di Purgatorio ritrova la sua dimensione. Grazie anche ad una cospicua colonia di ex rossoneri e foggiani doc che sul campo e dietro le quinte hanno dato il là alla promozione. Gli azzurrini piegano il Belgio alla rolulette dei rigori e fanno commuovere il loro selezionatore Daniele Franceschini, che a soli 21 anni a Foggia viveva l’ebrezza dell’esordio in B grazie a Mimmo Caso che lo aveva appena allenato nella Primavera della Lazio.
E’ una storia che negli ultimi anni da queste parti si ripete, e che pone l’accento su un tema sempre attuale in casa Foggia: la difficoltà a trattenere o a valorizzare figure che poi trovano spazio (e successo) spesso altrove. Nel caso dell’Ascoli promosso in Serie B, il legame con Foggia è effettivamente significativo. Alla guida tecnica c’è Francesco Tomei, che il rossonero lo ha vestito nella stagione di C 2004-05 (22 presenze): a volerlo fu l’ex patron Giuseppe Coccimiglio che se lo andò a scovare a L’Aquila per affidargli le chiavi della difesa nel Foggia che fu prima del Principe Giannini e di Morgia poi. Si vedeva lontano un miglio che Tomei aveva la stoffa per fare l’allenatore, non a caso dopo il noviziato al fianco di Di Francesco ha spiccato il volo con Monopoli e Picerno, prima del salto in B che apre nuove prospettive sulla carriera del 54enne tecnico pescarese.
Che nel suo staff si avvale della collaborazione di Giuseppe Agostinone, suo vice, e di Antonio Gentile. Agostinone il Foggia lo ha nel suo dna: 139 presenze e 7 gol in 11 stagioni condite anche da due promozioni, oltre a tutta la trafila nelle giovanili: è stato uno degli ultimi profili sfornati dal vivaio rossonero prima dell’eclissi totale. Con la squadra della sua città sarebbe rimasto a vita, ma mai nessuno gli ha offerto una chance.
Gentile, invece, è quello che un anno fa di questi tempi si ritrovò in sella al Foggia sospintovi dalle circostanze, dopo l’allontanamento di Zauri. Gli venne affidata la conduzione della prima squadra alla vigilia del doppio impegno playout con il Messina, ed il 32enne tecnico foggiano assolverà al meglio la sua mission, centrando una salvezza insperata.
Anche sul campo in casa bianconera emergono nomi che riportano a scelte e intuizioni maturate a Foggia. Alessandro Rizzo Pinna è uno dei protagonisti della promozione dei marchigiani, segnando anche due gol nella doppia finale playoff con l’Union Brescia. Rizzo Fu una invenzione di Peppino Pavone, che lo portò a Foggia (13 presenze e 2 gol) nel ‘21 pescandolo per Zeman dalla Vis Artena in D: quest’anno il centrocampista è stato il faro bianconero e con le sue 33 presenze e 6 gol uno dei trascinatori principali della promozione. In bianconero c’è anche Manuel Nicoletti (26,1), altra scoperta dell’ideologo di Zemanlandia, a Foggia con Rizzo Pinna nel ‘21 ma solo fino a gennaio: poi il laterale passò al Crotone e consentì al club di Canonico una plusvalenza di oltre 200mila euro.
Se si guarda la situazione dal punto di vista del Foggia, il tema non è soltanto aver perso singoli professionisti, ma aver disperso competenze, conoscenze dell’ambiente e rapporti con il territorio. Il caso di Agostinone e Gentile è emblematico perché si tratta di figure foggiane che oggi fanno parte di uno staff che ha appena conquistato la Serie B. Naturalmente bisogna distinguere tra il senno di poi e le valutazioni fatte al momento delle scelte. Tuttavia, osservando i risultati ottenuti dall’Ascoli, è difficile non pensare che alcune di queste risorse avrebbero potuto rappresentare un patrimonio tecnico significativo anche per il Foggia.
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