Il teatro a Vieste, nato come un esperimento, ha fatto il salto di qualità ed è diventato una realtà. I numeri, prima ancora delle parole, lo raccontano con chiarezza: sala piena a ogni spettacolo, un pubblico costante, partecipazione trasversale. La prima rassegna del Cineteatro Adriatico si chiude così, con un bilancio che va oltre le aspettative e con una sensazione diffusa: qualcosa si è acceso.
“Il tutto esaurito c’è  stato tutte le sere - racconta a l’Attacco Mauro Palma, direttore del Cineteatro Adriatico - e addirittura in qualche occasione abbiamo dovuto replicare. Lo spettacolo del prof. Giuseppe Calderisi “Class reunion”, per esempio, ha riempito due serate”. Un dato che non è rimasto isolato, ma si è ripetuto lungo tutta la programmazione.  E non era scontato. “All’inizio poteva sembrare curiosità, magari l’effetto novità - ammette Palma - invece il pubblico ha tenuto fino alla fine. Questo significa che il teatro a Vieste è sentito”.
Un’affermazione che trova conferma anche nelle parole dell’assessore alla cultura Alessandro Del Zompo: “Tutte le compagnie hanno avuto un ottimo riscontro. La sala è stata sempre piena, il pubblico ricettivo. Vuol dire che Vieste era pronta, forse lo era già da tempo”.

È stato presentato nei dettagli, ieri sera, nella suggestiva cornice della Palazzina Liberty-sala polifunzionale “Willy Bocola”, il programma civile e religioso, della festa patronale 2026, in onore di Maria SS del Soccorso, patrona della città di San Severo e della diocesi. La descrizione degli eventi legati alla “festa delle feste” – è questa la caratterizzazione del momento liturgico e popolare, per i sanseveresi, ormai da sempre – è stata data, in prima persona, dalla Sindaca, Lidya Colangelo, con al tavolo dei relatori i presidenti/rappresentanti delle associazioni che a vario titolo, hanno contribuito al programma unico, che va oltre i giorni canonici della festa (15-19 maggio), che cade, come ogni anno, la terza domenica del mese mariano. 

Un borgo che si racconta nel linguaggio del futuro. Ischitella, comune di circa 4.000 abitanti nel cuore del Gargano, presenta il 7 maggio il proprio primo videogioco: Pietro’s Race, un endless runner bidimensionale liberamente scaricabile su qualsiasi smartphone, senza installazione, semplicemente inquadrando un QR Code. Il progetto nasce dall’Associazione Culturale L’eco delle Idee con un obiettivo preciso: usare la cultura digitale come strumento di visibilità per un territorio ricco di storia e identità, ma ancora poco presente nell’ecosistema mediatico contemporaneo. Il protagonista è Pietro Giannone (Ischitella, 1676 – 1748), filosofo illuminista autore dell’Istoria civile del Regno di Napoli. Scomunicato dalla Chiesa nel 1723 per aver denunciato i soprusi del clero sul potere civile, visse in esilio per vent’anni e morì in carcere. Una figura di straordinario coraggio intellettuale, quasi sconosciuta ai giovani della sua stessa città. Nel gioco, Giannone corre senza fermarsi tra i luoghi iconici del territorio – i vicoli del centro storico medievale, il promontorio garganico, San Menaio –, raccogliendo le proprie opere. Ogni libro conquistato sblocca un’opera reale del filosofo: titolo, anno, contesto storico. La cultura non è una decorazione intorno al gioco. È il gioco stesso. La meccanica dell’endless runner – un personaggio che avanza senza potersi mai fermare – non è una scelta casuale: rispecchia la biografia stessa di Giannone, in perenne fuga dalla persecuzione. Il modello è pensato per essere replicabile da qualsiasi piccolo borgo italiano: un prototipo che dimostra come una comunità di 4.000 abitanti possa produrre cultura digitale originale, di qualità, con risorse proprie. Il videogioco è realizzato in HTML5 puro, sotto 200 kilobyte, senza necessità di installazione. È accessibile gratuitamente da qualsiasi smartphone, in qualsiasi parte del mondo, Un figlio di Ischitella emigrato a Berlino può giocarci stanotte. Un turista in transito può scoprirlo sul posto. Il videogioco è oggi riconosciuto come forma d’arte: lo dimostrano casi come Father and Son, prodotto per il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, o The Medici Game, commissionato dagli Uffizi di Firenze. Tre miliardi di giocatori attivi nel mondo rappresentano un pubblico che nessuna strategia di valorizzazione culturale può ignorare. Pietro’s Race è un prodotto culturale autonomo, concepito per coinvolgere emotivamente chi non si sarebbe mai avvicinato a Pietro Giannone e al borgo di Ischitella attraverso un libro o una mostra.

Vieste si prepara a tornare, ancora una volta, nel suo tempo più riconoscibile: quello della festa di Santa Maria di Merino, la protettrice. Ben lungi dal configurarsi come una mera ricorrenza religiosa, è - piuttosto - un ritmo che si ripete ogni anno e che segna l’inizio vero della stagione, quello in cui la città cambia passo, si riempie, si accende. Si parte come sempre con i riti, quelli sentiti. Il 30 aprile con l’intronizzazione della statua, poi le novene che accompagnano i giorni fino all’8 maggio. “Questa è la festa più importante che abbiamo a Vieste - spiega a l’Attacco Alfredo Micale, presidente del comitato - tant’è vero che il 9 maggio si ferma tutto: scuole, attività... è il giorno della nostra patrona”. Un’essenza che resta prima di tutto religiosa e che vede la processione del 9 maggio al centro di tutto: “La mattina partiamo dalla Cattedrale, portiamo il simulacro fino alla chiesa di Merino, poi il pomeriggio riparte la processione verso la città. È il popolo che la porta, con canti e rosari, è una cosa che si vive davvero”, commenta illustrando le tappe della celebrazione. C’è un momento, però, che più di altri racconta il legame tra Vieste e la sua patrona, ossia quello della consegna simbolica delle chiavi della città: “È una tradizione nata tanti anni fa - ricorda Micale - un’idea venuta a un nostro membro ora scomparso, Pasquale Rosiello, detto Mario. Da allora ogni anno consegniamo la chiave alla Madonna, ed è un gesto che sentiamo tantissimo”. Attorno a questo impianto, negli anni, si è costruita anche la festa civile:  “Ogni secolo ha lasciato la sua impronta - spiega Micale - oggi ci sono luminarie, bande, spettacoli. Ma prima di tutto resta la fede”. Il programma 2026 segue questa doppia anima. Si parte il 7 maggio con le bande cittadine e la sagra del dolce, poi lo spettacolo serale in piazza Vittorio Emanuele: “Abbiamo scelto uno spettacolo di taranta, ma rivisitata in chiave più moderna, per coinvolgere tutti”, sottolinea. L’8 maggio spazio alla tradizione musicale, con la banda di Rutigliano e un repertorio che guarda anche alla lirica: “Non è musica commerciale, ma per chi la ama davvero. Fa parte della nostra storia e la vogliamo mantenere”, dice Micale.

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