San Giovanni Rotondo si prepara a vivere un’inaugurazione che rompe con le consuetudini del passato: sabato 4 luglio, alle 19, in viale della Gioventù 27, aprirà ufficialmente Florè, un concept store floreale che si candida a diventare non solo un punto vendita, ma un vero e proprio laboratorio di estetica e cultura urbana. Ad anticipare l’apertura, e a fungere da magnete visivo per l’intera area, sorge un murale, realizzato nel mese di giugno, dall’artista argentino Emanuel Alaniz. Noto a livello internazionale per il suo stile audace e immediato, definito ‘muralismo salvaje’, Alaniz è stato scelto proprio per la sua capacità di trasformare spazi anonimi in narrazioni viventi: “Volevamo che il murale fosse un segnale, una scommessa sulla bellezza, un modo per arricchire il contesto in cui ci troviamo e offrire a chi passa una sensazione positiva” ha raccontato a l’Attacco Maria Giovanna Fania, la giovane titolare di Florè, spiegando come l’idea sia nata dalla necessità di donare un’anima a uno spazo urbano che, fino a pochi mesi fa, appariva privo di una propria identità definita. Il progetto, ambizioso e stratificato, è stato seguito passo dopo passo dal fratello di Maria Giovanna, Leonardo Pio Fania, professionista con una solida esperienza nel settore della comunicazione, del design multimediale e della valorizzazione culturale. Grazie al coordinamento di Leonardo, che ha saputo tradurre la visione naturale ed ecologica della sorella in una strategia comunicativa coerente e d’impatto, Florè si propone di colmare un vuoto, offrendo alla città un’esperienza che attinge ai linguaggi contemporanei europei. Il percorso che ha portato alla nascita di questa realtà è singolare e profondamente umano, segnato da una svolta drastica. Maria Giovanna, dopo anni di studi di biologia e un’intensa esperienza lavorativa presso il CUP, ha deciso di voltare pagina, mettendo in discussione le proprie certezze per seguire una vocazione più autentica. 

Michele Furio, in arte Miky Furio, è un giovane videomaker e regista di soli 21 anni che, insieme al padre Peppe Furio – nome stimatissimo e conosciuto nell’ambiente da oltre quarant’anni –, sta ridefinendo il racconto visivo del territorio passando dai grandi eventi fino al cinema nazionale. Cresciuto letteralmente “a pane e telecamere”, Michele è stato battezzato artisticamente dal cantante neomeolodico Gianni Vezzosi e a soli 10 anni gestiva già uno studio discografico, imparando da autodidatta i segreti del montaggio e delle riprese. “È stato mio padre a trasmettermi questa passione”, racconta a l’Attacco Michele Furio. “Tutto è cominciato come un semplice hobby. Mi dilettavo nel montaggio video pubblicando filmati editati sul mio canale YouTube. Ma ho dovuto responsabilizzarmi molto presto. Sono infatti diventato padre a soli 15 anni. Per cui, ho lasciato quella strada decidendo di trasformare la passione in un lavoro. Ho acquistato l’attrezzatura professionale e ho cominciato a collaborare con un rinomato studio fotografico di Orta Nova – “Antonio Cetrulo” –. Sono ormai quattro anni che mi occupo del montaggio delle riprese delle cerimonie”. Negli ultimi anni, l’avvento delle nuove tecnologie, in particolare dell’intelligenza artificiale, ha modificato radicalmente il settore del videomaking. Ne sa qualcosa Miky Furio. “Tanti, ormai, lavorano con l’IA. Uno strumento che mi ha fatto perdere non pochi clienti, che preferiscono acquistare l’abbonamento di un’intelligenza artificiale e realizzare filmati senza affidarsi ad un professionista”, spiega evidenziando i rischi per la sopravvivenza della professione. Ma il videomaker non rigetta completamente l’IA. “La tecnologia si evolve. Alla fine, è uno strumento utile. Mi è anche capitato di utilizzarla”, ammette Furio, che comunque preferisce un lavoro più “artigianale”. “Circolano sempre più video realizzati con l’intelligenza artificiale, in alcuni casi fatti pure male”. Ma l’IA non viene utilizzata solo per foto e video, ma anche per le voci. E su questo punto il giovane editor apre un nuovo capitolo, che sottolinea pure la sua poliedricità. “Oltre al videomaking, ho anche uno studio discografico”, dice Furio riferendosi a Cinecanto, il suo piccolo laboratorio sito ad Orta Nova dove realizza i suoi lavori. “È capitato che mi portassero un provino che era stato realizzato con l’intelligenza artificiale. Allora ho capito quanto si stia abusando di questa tecnologia, che rischia di togliere parecchio lavoro a chi lo fa di mestiere e ha speso tutta la sua vita per formarsi”, lancia l’allarme Michele Furio.

Compie 50 anni la Farmacia Costa, l’unica attiva a Orsara di Puglia, un imprescindibile presidio di salute e prevenzione per i 2475 abitanti del paese. Ad aprirla, mezzo secolo fa, fu una giovane donna emiliana, proveniente da Parma, la dottoressa Maria Costa. Aveva 28 anni nel 1976, quando affrontò e vinse un concorso nazionale, accettando la sfida di sostituire un farmacista in pensione e di aprire la sua farmacia in un paese 700 chilometri più a sud della sua città, quella in cui era nata, cresciuta e si era laureata.

La proposta di modifica che potrebbe essere approvata a Palazzo Madama ricalca in sostanza un testo già all'attenzione dei senatori: è disegno di legge a prima firma di Domenico Matera depositato il 15 maggio 2025, e cofirmataria Anna Maria Fallucchi, dal titolo: “Incentivi fiscali per il rientro in Italia dei pensionati che trasferiscono la residenza fiscale da Paesi non appartenenti all’Unione europea a piccoli comuni”. Il disegno di legge dei due senatori, si legge nel testo: “Vuole introdurre un sistema di incentivazione fiscale volto a favorire il ripopolamento delle aree interne, in linea con le finalità e gli obiettivi della Strategia nazionale per le aree interne (SNAI). 
In particolare, l’obiettivo è di evitare la scomparsa di quei piccoli comuni e borghi che hanno le potenzialità – in termini di posizione sul territorio, di paesaggio, di relativa vicinanza a centri più grandi – tali da offrire un’ottima qualità di vita alle persone. L’incentivo produrrebbe una crescita della popolazione residente e un conseguente aumento dei servizi essenziali alla vita delle persone, tra cui quelli sanitari, scolastici, di mobilità, di comunicazione e sociali. Il sistema proposto prevede l’introduzione di una fiscalità premiante, per i titolari di pensione italiana che vivono fuori dall’Unione europea da almeno cinque anni e che trasferiscono la loro residenza in Italia, in un comune rientrante nelle aree intermedie, periferiche o ultraperiferiche della SNAI, con popolazione non superiore a 3.000 abitanti. Il beneficio consiste in un’aliquota IRPEF sostitutiva e forfettaria del 4 per cento sui tutti i redditi non già assoggettati a tassazione in Italia, compresi quelli prodotti all’estero e quelli corrisposti da istituti di previdenza italiani”. I dati dell'Inps resi in audizione sul testo Matera-Fallucchi, dicono che nel 2025 le pensioni di regime internazionale erano 675.000, in crescita dell'1,3% rispetto al 2024. Le pensioni che superano i 25.000 Euro, interessanti per l’obiettivo, rappresentano circa 27% del totale. Tre su quattro sono pagate in Paesi extra Ue in aree come Nord America, Oceania, Europa, Stati non Ue. Chiaramente il testo è molto più ampio ed è in discussione al Senato. L’obiettivo è chiaro e significativo, volto a stimolare tanti pensionati italiani e anche le piccole comunità. Ma cosa nel pensano i sindaci e non solo? Così a l’Attacco, da Rocchetta Sant’Antonio, Virgilio Caivano, presidente Coordinamento Nazionale Piccoli Comuni Italiani, con 5100 adesioni, dalla Sicilia al Veneto:

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