Su Sanitaservice Foggia la partita per la nomina del nuovo amministratore unico sembra complicarsi proprio quando avrebbe dovuto avvicinarsi alla conclusione. E quella che poteva apparire come una normale procedura amministrativa sta assumendo sempre più i contorni di una questione politica. Come già raccontato da l’Attacco, l’iter per individuare il nuovo vertice della società in house era stato avviato dalla precedente direzione strategica dell’Asl. Con l’arrivo della nuova direttrice generale Tiziana Dimatteo, però, sul tavolo sarebbe finita anche l’ipotesi di riaprire i termini della selezione, eventualità che inevitabilmente allungherebbe i tempi e rimetterebbe almeno in parte in movimento una partita che sembrava già incanalata. Ed è proprio questa possibilità a far discutere. Perché la decisione finale ricade nella sfera di responsabilità della direzione generale dell’Asl e oggi è Dimatteo a dover scegliere quale strada imboccare. Eppure, secondo quanto filtra negli ambienti politici e sanitari foggiani, la direttrice apparirebbe combattuta, quasi frenata davanti alla scelta. Da chi o da cosa? È questa la domanda che comincia a circolare con sempre maggiore insistenza. C’è chi legge l’eventuale riapertura semplicemente come la volontà della nuova direzione di valutare autonomamente una procedura ereditata dal passato. Una scelta che, se adeguatamente motivata e consentita dagli atti, rientrerebbe nelle prerogative amministrative. Ma nei corridoi della politica foggiana circola anche un’altra lettura, decisamente più maliziosa: quella di una partita sulla quale continuerebbe a pesare l’influenza di Raffaele Piemontese, da anni uno dei principali riferimenti politici del centrosinistra in Capitanata.

In Italia, come l’Attacco scrive da tempo, pur essendoci un solo Ministero della Salute, ci sono venti sistemi nazionali diversi. Un sistema che necessita di una svolta, di una revisione dopo mezzo secolo ma che deve innalzare il livello della sanità pubblica, con esperti, medici, ricercatori, professionisti e manager della sanità, anziché spingere per una sanità “aziendale”, solo numerica, da “catena di montaggio”. C’è una proposta innovativa, interessante e da prendere in considerazione, dopo anni di studio e ricerche, che parte da San Giovanni Rotondo, con il manager della sanità, Pio Cisternino e dal suo percorso di formazione, passato attraverso lo studio meticoloso di quello che è successo al SSN dal ‘78 fino ad oggi. Una proposta presentata nell’ambito delle “Primarie delle Idee”, la piattaforma di partecipazione aperta, volta a trasformare i progetti dei cittadini in programmi di governo. “La proposta nasce dall'analisi diretta e profonda delle criticità che attraversano le strutture sanitarie ad alta complessità come Casa Sollievo della Sofferenza - eccellenza medica e miglior ospedale del Sud Italia - che, pur erogando un servizio pubblico fatto di cure ad altissima specializzazione e ricerca, si trovano ad affrontare crescenti difficoltà economico-finanziarie legate al sistema di finanziamento in vigore–così ha introdotto l’argomento, Cisternino -. Gli ospedali non possono essere considerati semplici fabbriche di prestazioni, ma veri e primi produttori di valore pubblico”. Un incipit interessante, nel giorno in cui è stato rinnovato il Consiglio di Amministrazione della Fondazione Casa Sollievo della Sofferenza: Don Lorenzo Simonelli, presidente; Pietro Grasso (vicepresidente, riconfermato); Mauro Goletti (riconfermato); Antonio Perno (attuale direttore generale dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù); Marcello Mustilli (riconfermato). Il collegio sindacale sarà composto da Lorenzo Centonze, riconfermato presidente, e dai membri Simone Scettri ed Enrico Calabretta. Nel ruolo di direttore generale è stato riconfermato Gino Gumirato, al quale è stata attribuita, come in passato, anche la rappresentanza legale della Fondazione. La riforma delineata dal gruppo di lavoro “Il momento è adesso” di San Giovanni Rotondo, propone l'introduzione di un sistema duale di finanziamento.

Gli stipendi arriverebbero in ritardo - talvolta sotto forma di acconti seguiti dal saldo - e in alcuni casi ci sarebbero pendenze risalenti addirittura allo scorso anno, nonostante l’assistenza agli ospiti della RSA “Santa Maria di Pulsano” continui a essere garantita. A seguito delle denunce dei sindacati, l’Attacco ha provato a ricostruire una situazione che, secondo le rimostranze di CGIL e FIALS, non avrebbe carattere episodico, ma si trascinerebbe, con fasi alterne, da tempo. A gestire i servizi della residenza sono le cooperative Innotec e Clarissa, la cui regolarità rispetto ai tempi di erogazione delle retribuzioni è ora al centro della bufera: i sindacati chiedono alla nuova direttrice generale dell’Asl Foggia, Tiziana Dimatteo, di convocare un tavolo per capire se e a quali condizioni l’attuale gestione possa proseguire. “Non possiamo ogni mese ricevere acconti, saldi, chiederci chi paga e chi non paga: la regolarità retributiva deve essere garantita”, afferma Angelo Ricucci, segretario generale della CGIL provinciale, ricordando come la Funzione pubblica abbia già sollecitato più volte l’Asl e, in precedenza, chiesto persino l’attivazione delle procedure per la risoluzione del contratto a fronte delle inadempienze contestate. Una procedura che, riferisce Ricucci, sarebbe stata avviata sotto la precedente gestione dell’azienda sanitaria, ma della quale il sindacato chiede ora di conoscere l’esito. Tuttavia, qualcosa si è smosso: secondo quanto riferito ad entrambe le sigle, Clarissa avrebbe provveduto nelle ultime ore a regolarizzare le proprie pendenze retributive; al contrario di Innotec, rispetto alla quale i sindacati segnalano ancora la mensilità di luglio e quote arretrate relative al Tfr, risalenti all’ottobre 2025. C’è poi un’altra questione. Le cooperative avrebbero rappresentato difficoltà connesse a crediti vantati nei confronti dell’Asl e a pagamenti non ancora ricevuti, circostanza richiamata anche dall’interno della struttura, dove spiegano che eventuali ritardi dell’azienda sanitaria possono ripercuotersi sulla gestione. Per Ricucci, tuttavia, il punto non cambia: “Non è una motivazione per la quale il lavoratore non deve essere pagato”. È proprio la reiterazione del problema ad aver fatto salire la temperatura della vertenza: “Siamo a un livello di non tolleranza”, scandisce il segretario Cgil, che dice di avere già ricevuto dagli iscritti mandato alla mobilitazione. Perciò, se non dovesse giungere a breve la convocazione dell’Asl, il sindacato è pronto a mettere in campo iniziative politiche e legali.

Perché riaprire i termini di una selezione avviata appena sessanta giorni fa, alla quale hanno già partecipato professionisti considerati autorevoli e qualificati? E soprattutto: se la direttrice generale dell’Asl di Foggia, Tiziana Di Matteo, dovesse effettivamente decidere di farlo, quale sarebbe la ragione? È la domanda che comincia a circolare con sempre maggiore insistenza attorno alla nomina del nuovo amministratore unico di Sanitaservice Foggia. Una partita tutt’altro che secondaria, perché riguarda una società strategica nell’organizzazione dei servizi sanitari della Capitanata e perché rischia di trasformarsi nel primo vero test sul rapporto tra autonomia manageriale e politica nella nuova stagione dell’Asl foggiana. La possibilità, al momento paventata fatta emergere dalla nostra redazione, è che la nuova direzione strategica possa decidere di riaprire i termini dell’avviso avviato sotto la precedente gestione. Una scelta che sarebbe nelle prerogative della nuova governance ma che, inevitabilmente, aprirebbe una serie di interrogativi. Tanto più considerando che, secondo quanto ricostruito ai microfoni de l’Attacco, alla procedura hanno partecipato poco meno di dieci candidati e tra questi figurano personalità del territorio. A ricostruire la genesi dell’avviso è Antonio Nigri, ex direttore generale dell’Asl Foggia. La normativa, spiega, avrebbe consentito anche la conferma dell’amministratore uscente Angelo Tomaro dopo il primo mandato. Ma fu proprio Tomaro, secondo Nigri, a spingere affinché si procedesse con un nuovo avviso, lasciando così alla nuova direzione la possibilità di scegliere liberamente il futuro vertice della società. “Personalmente avrei potuto confermare l’amministratore uscente”, spiega Nigri ma ho rispettato la scelta dell’amministratore uscente e da qui ho avviato una procedura che oggi mette a disposizione della Di Matteo una rosa già formata. Ed è proprio questo il punto sul quale si concentrano gli interrogativi. Tra i candidati ci sono lo stesso Tomaro e il professor Massimo Russo. Nigri li definisce entrambi “figure molto competenti”, giovani, legate al territorio e dotate di una conoscenza profonda della realtà locale. “La combine con la nuova direzione generale sarebbe perfetta in entrambi i casi”, sostiene l’ex dg. Dunque, perché riaprire? Nigri non avanza ipotesi: “Nel caso di specie non lo so”. Ma la domanda resta sul tavolo e diventa ancora più significativa alla luce delle parole raccolte da l’Attacco tra gli esponenti politici del territorio. 

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