Fa caldo. La città di Manfredonia si sta preparando per festeggiare la patrona Maria Santissima di Siponto e, nei corridoi degli uffici della Curia arcivescovile, un insolito (e inconfondibile) rumore di tacchi rompe il silenzio e attira l’attenzione anche di chi non la vede. È una donna bionda – a differenza di come appare nelle poche foto pubbliche che la ritraggono -, piuttosto alta e con un fare deciso. Lei è Ana Ironelys Alcantara Corporan nata nella Repubblica Dominicana e amministratrice unica – a 294.431 euro all’anno – di Alcantara Service. Una società a responsabilità limitata che dichiara di avere sede legale a Vernole, nella provincia di Lecce. Dalle banche dati economiche e camerali risulta che Alcantara Service srl è stata costituita nel 2017. Non aveva dipendenti fino al 2021, quando vengono assunti i primi 3. Scendono a 2 ma poi inizia una continua salita: 11 dipendenti, poi 20 fino a 25 come ultimo dato disponibile. Nel 2019, il fatturato era stato pari a circa 35.000 euro. L’anno successivo crolla a 910 euro. Nel 2021 sale a poco più di 55.000 euro, mentre nel 2022 è di circa 69.930 euro. Nel 2023 cambia tutto e il fatturato aumenta più del mille per cento e raggiunge circa 799.300 euro. Il trend è stato invertito e si vede anche nel 2024: 1.640.000 euro di fatturato. Come già ricostruito a più riprese da l’Attacco, ha il monopolio delle strutture deputate all’accoglienza nel territorio garganico. E la crescita economica della società è interamente sovrapponibile alla crescita degli appalti pubblici ottenuti in Capitanata. A San Giovanni Rotondo ha messo a disposizione quattro hotel. No, non sono come quelli di Bruno Barbieri in televisione. Al contrario, sono strutture che ormai non attiravano più clienti – semmai lo avevano fatto nel passato -, perciò i titolari hanno pensato di guadagnarci qualcosa affittandole ad Alcantara Service. Si tratta degli hotel Zipeto, San Matteo, Carriera e Vaticano. Quest’ultimo ha subìto una recente sospensione delle attività – con espressa ordinanza sindacale di Floriana Natale – per problemi di natura igienica e sanitaria, come rilevato dall’ASL Foggia. Allora cosa faceva la signora Alcantara a Manfredonia? Un anno fa – in questi giorni - si trovava a due passi dalla balconata da cui l’arcivescovo si affaccerà –al ritorno del quadro della Madonna in cattedrale – per benedire la comunità sipontina. 

Torna a far parlare il caso dell’imprenditore 74enne Ciro Pistillo e del lido Calè Beach di Calenella, inaugurato il 30 luglio 2024. L’investimento dell’imprenditore di origine sanseverese, che oltre un decennio fa acquistò un vasto terreno sulla piana di Calenella, area sottoposta a numerosi vincoli – paesaggistico, sismico, PAI (Piano di assetto idrogeologico), zona 2 del Parco nazionale del Gargano e SIC (Sito di interesse comunitario) –, è una storia già nota ai lettori de l’Attacco. Su queste colonne fu raccontato il progetto di un villaggio turistico che prevedeva la realizzazione di un percorso naturalistico-turistico, un’area per la sosta dei camper, tubature e bocchettoni per gli idranti, una strada interna alla proprietà e un lido denominato Calè. Tra il 2014 e il 2016 arrivarono le ordinanze comunali di demolizione nei confronti della Società Agricola Calenella, mentre i Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Bari procedettero al sequestro del lido e dei prefabbricati ritenuti abusivi. Gli abusi edilizi divennero anche un tema politico, contribuendo alla rottura tra l’ex Sindaco Michele Sementino e il suo successore Raffaele Sciscio. Dopo aver guidato Palazzo di città per dieci anni, Sementino era stato vicesindaco di Sciscio, prima di interrompere il rapporto politico, lasciare l’incarico e passare all’opposizione. Da allora gli affondi non sono mancati: dal caso dell’immobile riconducibile a parenti della vicesindaca Porzia Pinto fino, appunto, alla vicenda Calè. A l’Attacco, il Sindaco Sciscio aveva replicato alle affermazioni fatte da Sementino sostenendo che “la società Calè è un’impresa agrituristica iscritta all’albo regionale”. Pistillo, aveva spiegato il primo cittadino, “ha presentato al Comune una SCIA a 120 giorni per posizionare un chiosco e quattro-cinque ombrelloni in paglia, sul terreno di sua proprietà, al servizio dell’azienda agrituristica”. Secondo Sciscio, “il dirigente dell’ufficio tecnico comunale ha rilasciato l’autorizzazione perché si tratta di un’azienda agrituristica e, sulla scorta della legge vigente, si è dato il permesso a 120 giorni che va in deroga a tutti i vincoli esistenti”. A complicare ulteriormente il quadro ci fu una nota del 16 settembre 2024 dell’Ufficio Circondariale Marittimo di Vieste – Delegazione di Peschici, trasmessa al Comune. Nel documento si riferiva che, a seguito di un’attività di polizia giudiziaria svolta il 4 settembre, congiuntamente ai Carabinieri Forestali del Parco di Peschici, sarebbe stata accertata un’attività balneare turistico-ricreativa nella proprietà privata connessa al demanio marittimo. Secondo quanto riportato nella nota, venivano noleggiate attrezzature balneari, tra cui ombrelloni e lettini, a fronte di un compenso, senza le previste discipline generali e in assenza di una licenza di esercizio per stabilimento balneare.

Ci eravamo lasciati su queste colonne con le tre tonnellate di guano rimosse dalla torretta di Palazzo Celestini e con il finanziamento di 1,3 milioni di euro, nell’ambito del programma “Strategia Urbana Territoriale” del polo Foggia-San Severo-Ordona, destinato al rifacimento del tetto, alla bonifica e all’igienizzazione del sottotetto, alla sistemazione dell’orologio e al restauro della facciata. A distanza di tre settimane, l’Attacco torna a occuparsi di edifici storici e finanziamenti a San Severo. In questo caso, il sito in questione è il complesso dell’ex convento di San Francesco, che comprende il Museo dell’Alto Tavoliere e l’omonima chiesa. Vale la pena ripercorrere alcuni cenni storici di un edificio che rappresenta una delle testimonianze più significative del patrimonio monumentale cittadino e che, ormai da molti anni, è chiuso a causa della sua inagibilità. Le origini della chiesa e dell’annesso complesso monastico sono molto antiche. Secondo la tradizione, la chiesa sarebbe stata fondata da San Francesco d’Assisi quando, durante il suo pellegrinaggio alla grotta di San Michele Arcangelo, fece sosta a San Severo. Secondo alcuni studiosi locali, le origini sarebbero da far risalire al 1270, altri ritengono invece più probabile l’inizio del XIV secolo. Notizie relative al convento e alla chiesa si ricavano dalla cronaca del terremoto del 1627, stilata dal Lucchino. L’autore fornisce una descrizione del complesso monastico e degli ingenti danni subiti a seguito del sisma. Il primo cinquantennio del XVII secolo fu caratterizzato da innumerevoli calamità (terremoti, carestie e rivolte) che portarono all’indebolimento di alcune comunità monastiche e alla loro conseguente soppressione, a seguito dell’inchiesta di Papa Innocenzo X del 1652. Tali eventi favorirono il consolidamento economico e politico dei già potenti ordini monastici sopravvissuti all’inchiesta papale, tra i quali figurava proprio l’ordine dei Conventuali di San Francesco. Nell’opera di ricostruzione successiva al sisma del 1627, si procedette ad ampliare notevolmente il complesso monastico, che finì per gravitare “in una zona, compresa tra il Giro Interno e le mura, provvista di fosse granarie e favorita nei suoi traffici con l’esterno dallo sbocco di Largo Castello”, arrivando a controllare anche l’area della Parrocchia di San Giovanni Battista. Il complesso “si inoltrava anche nel Borgo Casale che fronteggiava il Monastero di San Lorenzo; contemporaneamente inglobava un tratto dell’area delle mura, ponendosi a guisa di baluardo a guardia della città nei pressi della gran porta. Il largo antistante con la sua articolazione contribuiva a favorire il dominio del complesso sul Borghetto Cicorielle e la sua visibilità all’imbocco delle stradine che lo collegavano alla prestigiosa chiesa parrocchiale di San Giovanni”.

Ancora una volta la governance uscente del Consorzio di bonifica del Gargano, in carica fino a dicembre e guidata dal duo carpinese Michele Palmieri (presidente) e Michele Tabacco (direttore, ex vicepresidente), si scontra con la Regione Puglia. L’ultimo caso riguarda il bando che i beninformati ritengono sia ad hoc per l’ex direttore Massimiliano Capezzuto, che - dopo la nomina di Tabacco a direttore unico del Consorzio - è rimasto nell’ente come direttore dei servizi operativi, continuando fino a giugno scorso al contempo a fare il direttore del Consorzio di bonifica Valle del Venafro in Molise. Tutte decisioni contestate dalla Regione Puglia, che tra i molteplici dinieghi di legittimità assunti nei confronti delle delibere del cda ha espresso contrarietà anche rispetto a quanto avvenuto relativamente a Tabacco e Capezzuto. Lo scorso 16 giugno il cda approvò l’avviso pubblico per l’acquisizione di curricula ai fini della individuazione di profilo professionale adeguato al ricoprimento dell’incarico di dirigente cui assegnare le funzioni di direttore dei settori operativi, prevedendo come requisito preferenziale l’aver fatto il direttore in altri Consorzi. Un avviso che prevede una mera comparazione di curriculum, senza alcuna prova neppure orale, a conferma di quanto la scelta sarà discrezionale da parte di presidente e direttore.

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