Le minacce di querela del Sindaco di Rodi Garganico, Carmine d’Anelli, riportano alla mente, non senza una certa ironia, il surreale siparietto dell’eccentrico giornalista sportivo Maurizio Mosca, che durante una trasmissione televisiva arrivò ad annunciare in diretta l’immediato arresto di un telespettatore, reo di averlo accusato telefonicamente di un reato. A scatenare le ire del primo cittadino del paese garganico è stato l’articolo de l’Attacco nel quale si evidenziava come la commissione giudicatrice incaricata di valutare l’affidamento dell’incarico di Responsabile dell’Area Economico-Finanziaria, in qualità di funzionario contabile, non fosse stata costituita nel rispetto del regolamento. Nello specifico, l’incarico è stato affidato al dottor Gabriele Camillo, nome già emerso nell’inchiesta che l’Attacco sta portando avanti sulla commistione di interessi nell’ambito dei Servizi Sociali del Comune di San Severo. Per fugare ogni dubbio e verificare la correttezza della procedura, l’Attacco ha contattato un autorevole dirigente del DIREL, la Federazione Nazionale Dirigenti degli Enti Pubblici Locali. Si tratta di un’organizzazione sindacale unitaria, indipendente, apolitica e apartitica, con sede a Roma, che persegue finalità sindacali, assistenziali e culturali. Tra i suoi obiettivi figurano la tutela collettiva e individuale dei dirigenti e dei funzionari direttivi degli Enti pubblici locali, attraverso la contrattazione e gli altri strumenti sindacali; la tutela della dignità, del prestigio e della funzione professionale delle categorie rappresentate; la promozione del miglioramento delle loro condizioni giuridiche ed economiche; il coordinamento dell’azione degli organismi federati e la formulazione di indirizzi sulle questioni di interesse della categoria. La risposta del dirigente ha così fornito un primo elemento di chiarezza rispetto agli interrogativi sollevati: “Il riferimento primario è il regolamento sull’ordinamento degli uffici e dei servizi del Comune. L’articolo 110 rinvia a quel regolamento e richiede esclusivamente una “selezione pubblica” finalizzata ad accertare l’esperienza pluriennale e la professionalità specifica. Qualora il regolamento non disciplini la materia, trovano applicazione i principi generali e, per analogia, il D.P.R. 487/1994: Segretario generale e due esperti di finanza locale. La giurisprudenza qualifica queste procedure come selettive, ma non concorsuali, caratterizzate da una componente fiduciaria”.

“Quando si capirà bene cosa abbiamo combattuto in questi anni verrà compresa anche la nostra sfiducia”. Dagli ambienti di opposizione di Apricena è questo che trapela quando si domanda come mai nessuno voglia commentare le gravi rivelazioni fatte su queste colonne rispetto alla holding di famiglia del sindaco Antonio Potenza e alle quattro imprese controllate, tutte operanti nella città del marmo e della pietra. Se la maggioranza della lista Uniti per cambiare parla d’altro e dal primo cittadino alla richiesta di una replica c’è solo silenzio tombale, anche la minoranza resta del tutto silente, attendendo – senza in realtà crederci granchè – che intervengano gli inquirenti a far luce sulla situazione. Uno scoramento che è frutto di troppi anni di battaglie contro l’inscalfibile Potenza, in carica ormai dal 2012 con la sola interruzione tra 2013 e 2014. C’è però qualcosa che adesso è cambiato: se in passato Potenza e l’imprenditore edile Matteo Bianchi erano un tutt’uno e si spalleggiavano a vicenda, oggi la guerra tra i due è arrivata ad un punto tale da scatenare un vespaio quotidiano, con conseguenze imprevedibili. E così è avvenuto che, all’indomani della prima puntata dell’inchiesta de l’Attacco sulla galassia di imprese del sindaco, la maggioranza si sia scagliata contro l’ex mentore politico Bianchi, ovvero contro colui che oltre tre lustri fa diede il via col giovane ingegnere all’operazione politica destinata a metter fine al feudo rosso apricenese, trasformandolo nel regno del centrodestra, o meglio del partito personale di Potenza. In realtà Bianchi non non c’entra nulla col lavoro giornalistico de l’Attacco, su questo Potenza e i suoi hanno preso un’enorme cantonata.

All’inchiesta de l’Attacco sui Servizi Sociali di San Severo si è interessata anche la politica, chiamata ora a comprendere fino in fondo la natura di un sistema innescato oltre dieci anni fa e progressivamente allargatosi fino a oggi. È evidente, dunque, che uno dei temi centrali, se non il principale, della prossima campagna elettorale sarà proprio quello dei Servizi Sociali. Ed è da qui che la politica dovrà ripartire, mettendo a punto una strategia capace di confrontarsi con i problemi reali della città e di restituire centralità ai cittadini. Perché sarà anche dalla capacità di parlare con loro, e soprattutto per loro, che passerà la sfida per conquistare lo scranno di Palazzo Celestini. L’attenzione che la politica, in particolare quella dell’area di centrodestra, sta riservando all’inchiesta sui Servizi Sociali non è più soltanto di carattere cittadino e territoriale. Il Piano Sociale di Zona, infatti, coinvolge tutti i Comuni dell’Alto Tavoliere, con il Comune di San Severo nel ruolo di ente capofila. Ma è una vicenda che, progressivamente, sta interessando anche i nostri parlamentari, chiamati a seguire un caso che, dal livello locale, sta assumendo una dimensione politica e istituzionale più ampia, lungo quel corridoio che da Roma attraversa l’Italia e arriva fino al cuore della provincia di Foggia. Le risposte concrete sul tema, richieste a gran voce anche dai cittadini, ad oggi continuano a mancare. A pesare è anche l’assenza di un’amministrazione politica che possa fungere da interlocutore e da filtro nei confronti della stampa. Palazzo Celestini, invece, si presenta oggi come un vero e proprio fortino, al cui interno il potere, accentrato nelle mani del commissario straordinario Francesco Cappetta o, in sua assenza, del segretario generale Giuseppe Longo, ha finito per erigere un vero e proprio perimetro di filo spinato, rendendo di fatto difficoltoso qualsiasi accesso. È anche per questo che le diverse forze politiche stanno iniziando a interessarsi con maggiore attenzione alla gestione dei Servizi Sociali, chiamando a rapporto la cittadinanza attraverso conferenze e iniziative pubbliche. Iniziative che, tuttavia, restano troppo frammentarie e disarticolate per riuscire a costruire un fronte realmente incisivo e, soprattutto, capace di esercitare un adeguato peso specifico nel dibattito pubblico. Alla luce dei recenti sviluppi dell’inchiesta giornalistica condotta da l’Attacco sui Servizi Sociali di San Severo, hanno deciso di sedersi attorno al tavolo del confronto con il direttore Piero Paciello, Primiano Calvo ed Emilio Gaeta. Il tema centrale dell’intervista è stato proprio l’inchiesta, sulla quale Calvo ha espresso le proprie considerazioni: “L’inchiesta ha messo in luce una gestione dei Servizi Sociali del Comune di San Severo e dell’Ambito Alto Tavoliere che merita approfondimenti, valutazioni e azioni concrete da parte della Politica locale, al fine di rimettere al “centro” i bisogni delle “persone” piuttosto che delle lobby della cooperazione. Il quadro che emerge dalle ricostruzioni riguarda soprattutto la gestione, gli affidamenti, le persone che hanno ricoperto ruoli nel settore e le relazioni tra amministrazione, cooperative, associazioni e ambienti politici della sinistra. Il sistema dei Servizi Sociali di San Severo non coincide con il solo apparato comunale, infatti è capofila dell’Ambito Territoriale Sociale “Alto Tavoliere”, quindi la sua gestione ha ricadute anche sulle comunità di Apricena, Chieuti, Lesina, Poggio Imperiale, San Paolo di Civitate, Serracapriola e Torremaggiore. È quindi un centro di particolare importanza nella programmazione del welfare territoriale. I cittadini hanno il diritto di conoscere i dettagli riguardanti l’impiego delle ingenti risorse finanziarie destinate alle fasce più deboli, pertanto ci aspettiamo chiarimenti da parte delle forze politiche che sono state rappresentate, a livello amministrativo, dai soggetti menzionati nell’inchiesta giornalistica, ma anche risposte dalla gestione commissariale, alla luce delle recenti dimissioni della dirigente Silvana Salvemini”. Per questo, Calvo e Gaeta hanno annunciato: “Ci faremo promotori di un’iniziativa pubblica per illustrare i contenuti di un dossier sul welfare locale e per proporre un modello alternativo, anche in vista del rinnovo del consiglio comunale di San Severo”.

L’avvio, da parte della Regione Puglia, del procedimento di decadenza per assenza dei requisiti soggettivi (ovvero per il superamento, sin dal 2023, dell’età pensionabile), con obbligo di restituzione delle indennità percepite in tre anni, non ha minimamente fermato l’attività deliberativa da parte dell’amministratore unico di Arca Capitanata, Pippo Liscio. Tutt’altro: come ha dettagliato l’Attacco nelle scorse settimane, sono stati adottati numerosi atti, che vanno dalla nomina di Vincenzo De Devitiis quale nuovo direttore all’incarico ora attribuitogli ad interim di dirigente dell’area tecnica, dalla nomina dell’avvocata Raffaella Vaira quale responsabile dell’Ufficio Legale/Avvocatura alla stabilizzazione di un istruttore tecnico, a tanti altri ancora. Eppure c’è anche il nodo del valore e della legittimità degli atti adottati pur ricoprendo l’incarico contra legem, perché la legge regionale pugliese n. 22 del 2014, quella che istituisce le agenzie Arca e ne disciplina il funzionamento, è inequivocabile sul punto. L'articolo 9, comma 3, stabilisce che l'incarico di amministratore unico “non può comunque protrarsi oltre l'età pensionabile”. Non si tratta di una norma di principio o di un'indicazione di massima: è un limite preciso e cogente, che non lascia margini interpretativi. Una volta raggiunta l'età pensionabile, l'incarico deve cessare, indipendentemente dal fatto che il quinquennio previsto dalla stessa norma non sia ancora scaduto. Liscio, nato il 15 gennaio 1956, ha raggiunto i 67 anni già dal gennaio 2023. Tant’è che su queste colonne la consigliera ed ex assessora regionale M5S Rosa Barone ha affermato, poche settimane fa, che Liscio in questa fase non dovrebbe adottare alcun provvedimento. Ecco perché gli addetti ai lavori si domandano se siano legittimi gli atti assunti da Liscio dopo il superamento dell’età pensionabile, e ancor più il tema si pone per quelli adottati dopo l’arrivo, ai primi di agosto, della comunicazione, da parte della Regione, dell’avvio dell’iter di decadenza. Dovranno essere riassunti dal commissario straordinario, che la giunta Decaro starebbe per nominare?

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