Quasi tutte le opere d’arte più preziose di Capitanata non sono trafugabili: i ladri se ne facciano una ragione
Il clamoroso furto di Ferragosto di alcune opere di Antonello da Messina, proprio nel museo della sua città di origine, se non altro ha riproposto un tema apparentemente secondario: ci sono capolavori italiani esposti in luoghi non frequentati da un pubblico numericamente elevato, anche perché collocati in posti nei quali bisogna andarci praticamente apposta per loro: si pensi ai Bronzi di Riace a Reggio Calabria, la Vittoria Alata a Brescia, il Cristo Velato a Napoli, il Satiro Danzante a Mazara del Vallo, la Resurrezione di Piero della Francesca a Sansepolcro, tanto per citarne qualcuno. E in provincia di Foggia, quali potrebbero essere i “pezzi” di maggiore attrattiva per degli ipotetici ladri intenzionati a portare via oggetti per i quali varrebbe addirittura il rischio di rubarli? La carrellata sarebbe tutt’altro che breve, visto che di musei in Capitanata ce ne sono parecchi, alcuni noti, altri quasi sconosciuti, magari perché non in grado di produrre veri flussi generati dal patrimonio custodito non di prim’ordine. Su un teorico podio, sicuramente ci salirebbero i Grifoni di Ascoli Satriano, visibili nel polo museale del borgo dei Monti dauni che dentro contiene anche una sezione dedicata all’arte sacra riferita alla diocesi e un’altra archeologica di grande valore non solo storico artistico, ma anche prettamente didattica per chi vuole capire meglio il ricco, anche materialmente, passato della Daunia. A ogni modo, il complesso dei Grifoni rappresenta una straordinaria testimonianza del passato del territorio, magnifica scultura in marmo policromo del IV secolo avanti Cristo, raffigurante due grifi che azzannano una cerbiatta. La loro ammirazione giunge al termine di un percorso allestito nell’ex monastero agostiniano risalente al XIII secolo, circondati da anfore e materiale funebre di una ricca tomba dauna principesca. Alto 95 centimetri e lungo 148, il rarissimo manufatto comporterebbe però qualche problema logistico concreto, perché il suo peso di alcuni quintali renderebbe complessa l’asportazione e poco agevole il trasporto, a meno che non tornino a essere letteralmente spaccati a martellate, così come fecero i tombaroli che li scoprirono a metà degli anni 70, visto che l’opera tutta intera non entrava (sic) nel bagaglio dell’auto con cui erano arrivati a prenderla. Trafugati ed esportati illegalmente tramite un noto trafficante, finirono al Getty Museum negli Stati Uniti, prima di essere restituiti all'Italia una ventina di anni fa.
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