È iniziata a Palazzo Celestini l’ultima settimana di servizio prima del pensionamento per il Segretario generale e dirigente ad interim dell’Area II, Giuseppe Longo. Il Commissario straordinario Francesco Cappetta dovrà quindi individuare due figure: un nuovo segretario generale e un dirigente ai Servizi Sociali e alla Persona. Per quest’ultimo incarico circola da tempo il nome di Francesco Rizzitelli. Se la scelta dovesse ricadere su di lui, si tratterebbe di un ritorno: Rizzitelli ha già ricoperto lo stesso ruolo dal 2016 al 2022, durante la sindacatura di Francesco Miglio. Dopo il precedente incarico dirigenziale, l’ingegnere Rizzitelli ha lavorato presso il MIT dal 1° agosto 2022 al 31 luglio 2023, ricoprendo il ruolo di dirigente della Struttura tecnica di missione per l’indirizzo strategico, lo sviluppo delle infrastrutture e l’alta sorveglianza. Nell’agosto 2023 è poi approdato all’Arca Capitanata, guidata all’epoca da Giuseppe Liscio, con un incarico triennale a tempo pieno come dirigente a tempo determinato dell’Area amministrativa e, ad interim, dell’Area utenza, conferito ai sensi dell’art. 110 del TUEL. Il contratto era in scadenza il 31 luglio scorso. Proprio nel mese di luglio, tuttavia, Liscio ne ha disposto la proroga, con decorrenza dal 1° agosto 2026, “sino all’immissione in servizio dei dirigenti vincitori della procedura concorsuale, con cessazione automatica al verificarsi di tale evento e, comunque, non oltre il 31 luglio 2027, termine individuato in coerenza con la programmazione del fabbisogno di personale approvata dall’ente”. La procedura concorsuale ha registrato 120 domande di partecipazione. Sono stati ammessi con riserva 116 candidati, che hanno presentato domanda nei termini e secondo le modalità previste dal bando, dichiarando di essere in possesso dei requisiti richiesti. Da tempo circolano indiscrezioni sui possibili vincitori e, tra i nomi in pole position, figura proprio quello di Rizzitelli. Ma il possibile ritorno alla casa madre potrebbe rimescolare le carte e cambiare il futuro del dirigente di Arca Capitanata. Stando ai rumors che trapelano da San Severo, Francesco Rizzitelli sarebbe considerato molto vicino, oltre che a Giuseppe Liscio, anche alla civica emilianista CON, risultando quindi politicamente vicino alla stessa formazione dell’ex amministratore unico. Dopo la laurea al Politecnico di Milano, lavorò per alcuni anni in quella provincia, prima di fare ritorno a San Severo, dove ricoprì inizialmente l’incarico di presidente del Nucleo di valutazione del Comune per un anno, tra aprile 2015 e maggio 2016, su nomina dell’allora Sindaco di centrosinistra Francesco Miglio. Il passo successivo fu l’incarico di dirigente a tempo determinato, conferito ai sensi dell’art. 110 del TUEL, ricoperto dal 2016 al 2022. C’è chi riconduce il percorso professionale di Rizzitelli alla vicinanza con Giuseppe Catalano, il supertecnico che negli anni scorsi è stato capo di gabinetto di Michele Emiliano in Regione e coordinatore della Struttura tecnica di missione del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Durante il dottorato di ricerca, Rizzitelli ebbe proprio il professor Catalano come supervisore e, successivamente, con lui pubblicò diversi studi nei settori del social housing e della gestione dei servizi pubblici.

Sono stati finalmente pubblicati, a settimane di distanza dai seggi del 4 ottobre scorso, i risultati delle elezioni per il rinnovo degli organi del Consorzio di bonifica montana del Gargano. Un voto che vide l’appello la presenza di un’unica lista, quella del presidente uscente Michele Palmieri, mentre le tre principali organizzazioni agricole (Confagricoltura, CIA e Coldiretti) decisero di non presentare la propria lista unitaria per protesta dopo le tante anomalie segnalate negli elenchi degli aventi diritto al voto. Anche la Regione Puglia, ente vigilante, negò il proprio visto di legittimità e accusò la governance consorziale di “false dichiarazioni”. Un contenzioso approdato davanti al TAR.

“Per colpire il miglior sindaco della provincia nemmeno la chiesa vi lasciate. C’è scritto sul cartello di cantiere che è una donazione. Avete capito bene: la famiglia del sindaco sta regalando un campetto ai ragazzi della parrocchia Sacra Famiglia”. È questo uno dei messaggi comparsi su Fb mercoledì mattina, dopo la pubblicazione su queste colonne dell’ultima puntata dell’inchiesta sulla commistione tra l’attività amministrativa del Comune di Apricena e l’attività imprenditoriale del sindaco Antonio Potenza. Ecco il riassunto dei fatti, narrati da l’Attacco. L’11 giugno scorso la parrocchia Sacra Famiglia chiese al Comune di realizzare un campo polivalente su un’area di proprietà comunale in via Don Primo Mazzolari, sulla quale esercita un diritto di superficie dal 1981. Il 27 agosto la giunta accolse l’istanza con la delibera n. 241, presieduta e firmata dal sindaco Potenza, presente e votante. L’8 ottobre, nello stesso giorno, la parrocchia depositò il progetto, l’ufficio tecnico espresse parere favorevole e la giunta lo approvò con la delibera n. 290, nell’assenza del primo cittadino. Entrambe le delibere stabiliscono che tutti i costi, dalla progettazione alla manutenzione, sono a carico della parrocchia. La delibera n. 290 subordina i lavori a una scrittura privata con il Comune e a una polizza fideiussoria valida fino al collaudo. Il 9 ottobre fu depositata la segnalazione di inizio attività. Sul cartello di cantiere, come impresa esecutrice, compare Multiservice srl, controllata al 95% da Power Holding, la holding del sindaco e di sua moglie Grazia Rita Fasanella. Progettista, direttore dei lavori e responsabile della sicurezza è l’architetto Francesco Potenza, cugino del primo cittadino. La riga dell’importo dei lavori era vuota, come quelle delle date di inizio e di fine. Questo era il cartello fotografato e pubblicato da l’Attacco. Dopo la pubblicazione dell’articolo, sotto il nome dell’impresa è comparsa una riga nuova, scritta a mano con un tratto diverso: “Donazione volontaria ex art. 809 c.c.”. Sui social alcuni sostenitori del sindaco l’hanno subito rivendicata come un regalo della famiglia Potenza ai ragazzi della parrocchia, accusando chi aveva posto domande di attaccare persino la Chiesa. Nessun comunicato del Comune, dell’impresa o della parrocchia ha accompagnato quella scritta. Non se ne conosce la data, non si sa chi l’abbia apposta né su quale decisione si fondi. È l’unica traccia della “donazione” di cui si dispone al momento.

Ci sono voluti ben 20 giorni perché Antonio Potenza, eletto per quattro volte sindaco di Apricena e in carica quasi ininterrottamente dal 2012, dicesse qualcosa in merito all’inchiesta de l’Attacco, che con atti pubblici ne ha ricostruito la galassia di imprese e le operazioni fatte durante il mandato, nei mesi scorsi. Questo giornale ha raccontato fatti, comprovati da documenti, ponendo una serie di interrogativi precisi, cui Potenza non ha però risposto. Si è limitato a dire questo, su Fb: “Da due settimane un giornale di Foggia dedica le sue prime pagine alla mia famiglia. Non alla mia amministrazione, non ai miei atti di sindaco. Alla mia famiglia. Ho aspettato a rispondere. Volevo vedere dove sarebbe arrivata la cosiddetta inchiesta. È arrivata dove arrivano tutte le inchieste senza inchiesta: a un punto interrogativo. Il metodo lo conosciamo. Si prende un fatto pubblico, lo si stampa a caratteri cubitali e lo si chiama rivelazione. Si prendono documenti depositati in un registro, consultabili da chiunque, e li si chiama segreti. Si prendono operazioni fatte davanti a un notaio e le si chiama ombre. Poi si chiude ogni articolo con una domanda, perché la domanda non si querela e il sospetto non si smentisce. Si costruisce così, un giorno dopo l’altro, un’atmosfera. E l’atmosfera non ha bisogno di prove. Chiedo allora al giornale quello che il giornale non ha mai scritto in due settimane di titoli: qual è il fatto illecito? Dov’è il reato, l’appalto, l’euro pubblico, l’atto firmato dal sindaco a vantaggio dell’imprenditore? Non c’è. Lo dico nel modo più semplice possibile: non c’è. Se ci fosse, lo avrebbero scritto in prima pagina il primo giorno, con il titolo grande, e non avrebbero avuto bisogno di 10 giorni di domande. Resta quello che c’è davvero: un sindaco che fa l’imprenditore, come faceva prima di essere eletto e come farà quando non lo sarà più. Nella mia città, dove tutti sanno chi sono, cosa faccio e da quanto tempo. Nel settore privato, con il mio nome, non con quello di altri. Per qualcuno questo è già una colpa. Me ne faccio una ragione. Un’ultima cosa. Chi scrive sa benissimo dove si risponde quando si ha una notizia di reato: in Procura, non in redazione. Finché la scelta sarà il titolo e non la denuncia, so quale valore dare a quei titoli. E lo sanno anche i lettori. Per le righe, che non sono cronaca ma insinuazione, ho dato mandato ai miei legali. Lo dico una volta e basta. Il resto lo dico ai cittadini di Apricena, che mi conoscono da tanti anni e che mi hanno giudicato quattro volte. Sono loro, unitamente ai tanti cittadini che mi conoscono gli unici cui devo risposte, e sono gli unici che le avranno sempre”. Il post del sindaco, corredato da video, per la cronaca, si intitola “La forza della trasparenza e della legalità”. Vien da chiedersi perché le operazioni raccontate, le imprese controllate, la holding di famiglia non siano state raccontate con trasparenza al consiglio comunale e alla comunità tutta. Ci si domanda, ancora, se sia tutto normale, compresa l’ultima operazione: un campo parrocchiale autorizzato dal Comune su suolo dell’ente, con lavori affidati dalla parrocchia all’impresa del primo cittadino. Se è tutto normale, buono, giusto, opportuno e quant’altro Potenza ritenga che sia, verrebbe da dire agli altri sindaci di Capitanata di andare a scuola dal loro omologo di Apricena. C’è veramente tantissimo da imparare su come si fanno affari e politica allo stesso tempo.

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