Sarà rimasto deluso chi credeva che la seduta di Consiglio comunale di mercoledì scorso potesse fare luce, seppur tardivamente, sull’arrivo presso la Casa della Carità di un centinaio di richiedenti asilo che erano alloggiati presso il CARA di Borgo Mezzanone. Le comunicazioni rese dal Sindaco Domenico la Marca sono servite per buttare la palla in tribuna, come si dice in gergo calcistico, quando ha censurato “certi organi di informazione” – senza specificare chi di questi e per quali ragioni – e ha banalizzato la vicenda additando gli utenti dei social piuttosto che ammettendo che c’è stato un (grave) vuoto d’informazione. La seduta di Consiglio è stata accompagnata dalle proteste sempre più vigorose di una mezza dozzina di cittadini che sono entrati in Municipio con cartelloni che hanno srotolato una volta giunti davanti all’aula consiliare. Ben tre agenti di Polizia locale non sono stati in grado di arginare le urla, e il dibattito in aula ha dovuto subìre un’interruzione forzata di circa un quarto d’ora. La formula scelta dalla maggioranza di governo – la comunicazione del Sindaco – non prevede una vera discussione, bensì un intervento per ogni gruppo. Sono stati i consiglieri d’opposizione ad incalzare, ovviamente, da Ugo Galli a Vincenzo Di Staso, da Liliana Rinaldi a Libero Palumbo, da Massimiliano Ritucci a Gianluca Totaro e Antonio Tasso. Proprio quest’ultimo, consigliere di Sipontum, ha riferito che vuole vederci chiaro sull’aggiudicazione intervenuta a favore della società Alcantara Service, che gestisce l’accoglienza della settantina di immigrati spostati dal CARA di Borgo Mezzanone. O meglio, come emerso già una decina di giorni fa, bisogna saperne di più su quale solidità possa mai rappresentare una società che ha un capitale sociale di 1.000 euro e un utile netto di circa 10.000 euro. L’inchiesta che si sta sviluppando su queste colonne al riguardo di Alcantara Service si arricchisce comunque di ulteriori dettagli acquisiti da l’Attacco, per quanto la discussione “frenata” in Consiglio comunale non abbia offerto spunti. Un immobile che consta di 7 vetrine e “non passa inosservato: inserito in un contesto ad altissimo flusso veicolare e pedonale, rappresenta la soluzione ideale per chi cerca visibilità assoluta e forte impatto commerciale” e “a completare la proprietà un ampio piano seminterrato collegato da scala interna, composto da tre vani, oltre due ripostigli, bagno e antibagno”. Sono due passaggi della descrizione fornita da un’agenzia immobiliare salentina circa un immobile sito in via Oberdan 57, a Lecce, che è in vendita a 450.000 euro. Oppure può anche essere locato per 3.000 euro al mese e 3 mensilità come deposito cauzionale. Perché interessarsi ad un immobile sito a Lecce? Perché a quell’indirizzo risulta, invece, la sede legale di Alcantara Service: società a responsabilità limitata. 

I lavoratori a contratto – cioè chi ha prestato la propria opera per un periodo di tempo determinato – che sono stati utilizzati durante le operazioni di bonifica seguite allo scoppio della colonna d’arsenico nel 1976 hanno perso 5 anni di vita rispetto ai loro colleghi ugualmente esposti. Per giunta, chi di loro era residente a Manfredonia aveva un tasso di mortalità più alto di chi, invece, lo era in un altro dei centri garganici da cui provenivano i 1.772 lavoratori considerati nell’analisi. I tassi di mortalità per neoplasie del polmone e per neoplasie degli organi respiratori e intratoracici tra i lavoratori residenti a Manfredonia, infatti, erano già stati appurati come più alti rispetto ai tassi osservati tra i residenti altrove. La differenza è che in questo ultimo studio anche i lavoratori a contratto e i lavoratori non precedentemente reclutati hanno mostrato un aumento del tasso di cancro al polmone rispetto ai lavoratori dell'area plastica.

Sono stati riconsegnati ai legittimi proprietari dopo oltre un anno e mezzo i cellulari che erano stati sequestrati nell’ambito dell’inchiesta che ha portato, a fine gennaio 2023 agli arresti (in carcere e ai domiciliari) di 15 sanitari del Don Uva, in servizio presso l’ex istituto ortofrenico di Foggia e di misure restrittive per altrettanti dipendenti, per un totale di 30, con l’accusa, a vario titolo, di maltrattamenti, sequestro di persona e violenze sessuali a danno di 19 pazienti ricoverate in struttura. Le misure cautelari nel frattempo sono state revocate e i 30 licenziati in tronco da Universo salute. Si attende la chiusura delle indagini per fare chiarezza sull’accaduto. Ad analizzare il contenuto dei dispositivi è stato il personale del Racis – Ris dei Carabinieri di Roma. Trapela che i giudici avrebbero chiesto un approfondimento sui cellulari per accertare la presenza o meno di un video che avrebbe immortalato un atto sessuale tra due pazienti dei reparti maschile e femminile. Il dubbio dei magistrati sarebbe sorto analizzando le intercettazioni quando in una conversazione tra due operatori sanitari, uno chiedeva all’altro di informarsi tra i colleghi su questa voce che girava da un po’.



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